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A Tim Burton

Tim Burton

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Artista eccentrico e trasognato, ha conquistato pubblico e critica con i suoi personaggi disagiati nella routine quotidiana e più a loro agio in un mondo da fiaba nera, tra intrattenimento e poesia. Le sue favole ricche di ironia e di malinconie autobiografiche hanno saputo farsi strada nel mondo cominciando come prodotto di nicchia per poi raggiungere Hollywood, conciliando l'originalità con la commerciabilità.

Eroi goffi in una realtà che non li accoglie o non li soddisfa, fantasmi burloni o sanguinari, scheletri e zucche a volontà e molto altro: è una giostra terrificante ma divertente al tempo stesso, dove è sempre il 31 ottobre e nessuno, bambino o adulto che sia, riesce a stare a terra.

I cancelli sono aperti, la corsa sta per iniziare, a voi scegliere i vostri cavalli di battaglia: benvenuti sulla giostra di Tim Burton.

Timothy William Burton nasce a Burbank, un piccolo sobborgo di Los Angeles, il 25 agosto 1958.

Già dalla sua infanzia si differenzia dai coetanei rimanendo affascinato dal cimitero della cittadina, dove passa il tuo tempo a giocare e fantasticare; la passione per i film in TV e al cinema si fa sentire ben presto.

Sfortunatamente appartengo alla generazione televisiva americana, quella cresciuta davanti alla TV, quindi da bambino non leggevo molto a dir la verità. Adoravo guardare i film, soprattutto quelli di mostri. Li vedevo come miti o favole”.

Il piccolo Tim rimane colpito da “Gli Argonauti” di Don Chaffrey (1963), soprattutto per gli effetti speciali in stop motion di Ray Harryhausen, i film di Mario Bava e Federico Fellini, svariati B-movies inglesi in voga al tempo. Sviluppa una vera e propria adorazione per l'attore Vincent Price e la serie dei film tratti dai racconti brevi di Edgar Allan Poe di Roger Corman.

All'età di dodici anni decide di trasferirsi dalla nonna, deciso a scrollarsi di dosso la “eccessiva normalità middle-class” di Burbank e della sua famiglia.

Dotato di creatività inesauribile e grande talento, nel 1976 vince una borsa di studio per entrare al CalArts ( California Institute of Arts) e tre anni più tardi viene notato dalla Disney per il suo film d'animazione di fine anno, “Stalk of the Celery Monster”.

E' l'inizio di un sogno...o meglio, di un incubo: Tim è annoverato tra le file di disegnatori per il nuovo lungometraggio di “Red & Toby- NemiciAmici” (1981), ma l'ambiente disneyano lo turba, divisa ora tra tradizionalisti e innovatori in seguito alla morte di Walt Disney.

Il giovane artista sforna idee e bozzetti a ripetizione, ma poche vengono accettate.

Tuttavia due giovani dirigenti di casa Disney, Julie Hickson e Tom Wilhite, capiscono il suo talento e gli consentono di realizzare il cortometraggio animato e in stop-motionVincent”(1982) , con la partecipazione di Vincent Price come voce narrante. E' un successo: due premi al Chicago Film Festival e vincitore al Festival d'Animazione di Annecy del 1983.

Lo stesso anno dirige il suo primo live-action in televisione con il riadattamento di Hansel e Gretel in stile kung-fu.

Nel 1984 è la volta di “Frankweenie” con Shelley Duvall nel ruolo della madre di Victor, un ragazzino deciso a riportare in vita il suo amato cagnolino Sparky; i riferimenti al film di James Whale “Frankenstein” (1931) con Boris Karloff e a "La moglie di Frankenstein" (1935) sono evidenti. La Disney però non approva il suo stile, tanto da censurarlo ai minori di 14 anni; ottiene uno scarso successo di pubblico e viene snobbato dalla critica, nonostante una nomination all'Oscar come Miglior Cortometraggio di Fiction.

La rottura con la casa di Mickey Mouse è chiara, ma la fortuna non gli volta le spalle: “Frankweenie” viene notato nientemeno che da Stephen King, che lo segnala alla produzione della Warner, alla ricerca di un regista per il lungometraggio di Pee-wee Herman, famoso personaggio di una serie tv per ragazzi, interpretato da Paul Reubens.

Il film viene duramente colpito dalla critica, che lo definisce “una delle peggiori commedie dell'anno”, nonostante il grande successo di pubblico che decreterà la produzione di una serie di successo sulla CBS.

Tim Burton salderà proprio qui uno dei i suoi legami più importanti con il compositore Danny Elfman, ex- leader della band new wave Oingo Bongo.

Dopo aver girato l'episodio “Il Vaso” (1985) per la serie televisiva “Alfred Hitchcock presenta”, Tim accetta una sceneggiatura firmata da Micheal McDowell: è la nascita di Beetlejuice-SpiritoPorcello (1985), commedia nera del diabolico “bioesorcista” Betelguse, interpretato da Micheal Keaton. Con una giovanissima Winona Ryder nei panni della ragazzina dark Lydia, la spassosa prova creativa di Danny Elfman e gli effetti speciali realizzati esclusivamente in stop motion, il secondo lungometraggio di questo regista emergente vince un Oscar come Miglior Trucco e risulta essere un grande successo al botteghino, tanto da crearne una serie televisiva nel 1989 di cui lo stesso Burton è produttore esecutivo. 

Ma è necessario ancora un film per confermarlo come uno tra i più giovani registi talentuosi di Hollywood degli anni '90; l'opportunità si presenta con la trasposizione cinematografica del personaggio di Bob Kane, "Batman".

Nel 1979 la DC Comics aveva ceduto i diritti ai produttori Benjamin Melniker e Micheal Uslan; la sceneggiatura di Tom Mankiewicz (sceneggiatore di “Superman”) era già pronta, mancava soltanto il regista.

Tim Burton rimane colpito dalle graphic-novel di Frank Miller “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” (1986) e di Alan Moore & Brian Bolland “Batman: The Killing Joe".

Per il volto del Joker, Burton sceglie Jack Nicholson. Per Batman richiede Micheal Keaton, scelta che fa storcere il naso a molti, fans del fumetto in primis: è un attore comico, senza esperienza di film d'azione. Si teme il flop: la Warner mette pesantemente mano al progetto, impone cambi alla sceneggiatura anche in fase di post-produzione e la creatività del regista è tarpata. Ma il lavoro svolto con Keaton, Nicholson, Elfman (autore di una notevole colonna sonora, impreziosita dai brani di Prince) e lo scenografo Anton Furst viene infine ripagato: “Batman” risulta essere un vero e proprio successo di pubblico, il botteghino sbancato in una sola settimana, nonostante qualche critica. Furst viene premiato con l'Oscar per la Scenografia, ma morirà suicida poco tempo dopo. Durante le riprese del film, Burton conosce Lena Gieseke, pittrice tedesca, con la quale si sposa in Inghilterra nel febbraio del 1989: la loro relazione durerà due anni.

Sull'onda del successo, il giovane regista è uno tra i più ricercati ad Hollywood nel 1990. La Warner lo chiama per un sequel di "Batman", ma Burton non ne vuole sapere e si dedica ad un progetto che ha nel cassetto dal liceo: si tratta di un disegno di un ragazzo con delle forbici al posto delle mani.

Quando la Warner gli sbarra la strada, l'artista riceve l'aiuto economico del produttore Joe Roth, della Twentieth Century Fox, con cui può produrre il suo film senza alcuna restrizione. Durante le riprese di Beetlejuice Tim Burton ingaggia di tasca propria la sceneggiatrice Nella Thompson per sviluppare l'idea di "Edward Mani di Forbice". Si cerca il volto del protagonista, un outsider: tra le proposte svetta Tom Cruise, reduce dal successo di “Rain Man” (1988) di Barry Levinson e dalle riprese di “Nato il 4 luglio” di Oliver Stone (1990). Ma Tim Burton ha individuato la faccia di un giovane attore, idolo delle teenagers della serie televisiva “21 Jump Street (1987-91): è Johnny Depp. La collaborazione tra i due farà nascere un sodalizio che dura ancora oggi. Al fianco della giovane promessa c'è ancora Winona Ryder.

Per il ruolo centrale del padre inventore Burton sceglie Vincent Price, ancora in grande amicizia dai tempi di “Vincent”. Sarebbe morto poco tempo dopo.

Costato 20 milioni di dollari, il film ne guadagna soltanto 6 milioni nella prima settimana d'apertura, non riuscendo a battere il successo di “Batman” e di “E.T. L'extraterrestre” di Spielberg. Meglio il risultato homevideo.

Pressato dalla Warner, Tim decide di chiudere i conti con Batman: è pronto a girare il secondo capitolo.

E' il 1991: l'artista si mette all'opera, ma alla sola condizione che gli venga affidato controllo totale, produzione compresa. Da regista ormai affermato, può finalmente permetterselo.

Per la sceneggiatura viene incaricato Sam Hamm, ma il regista, insoddisfatto, decide di coinvolgere Daniel Waters, sceneggiatore di “Scheggie di Follia”.

Accanto a Micheal Keaton, chiamato a vestire ancora il costume dell'uomo pipistrello, Burton pone un cast composto da Danny De Vito nel ruolo del Pinguino, Michelle Pfeiffer nel ruolo di Catwoman e Christopher Walken in quello di Max Shrek.

Il film viene realizzato nei teatri Warner a Burbank ed esce nelle sale nel 1992; riscuote un buon successo, ma non quanto il primo: viene accusato di aver esagerato sul lato visivo a scapito di quello narrativo; il personaggio di Catwoman risulta eccessivamente sensuale ed aggressivo per gli appassionati della serie. 

Ma “Batman- Il ritorno” non è il solo lavoro cui Tim si dedica: ha in mente un vecchio progetto, che lo riporta all'infanzia e agli anni passati alla Disney. E' “Nightmare Before Christmas”, lungometraggio in stop motion, considerato da molti la perfetta identificazione del suo stile, il “burton's touch” e capolavoro che accrescerà enormemente la sua fama.

Impegnato con il sequel di "Batman", Tim cerca di verificare se i diritti siano ancora della Disney; la casa produttrice fiuta il successo e rivendica i diritti: Burton deve collaborare. Si decide di girarlo in stop-motion, tecnica ormai superata dalla grafica digitale computerizzata, che sopravvive solo con l'inglese Nick Pack e l'americano Henry Selick, cui Burton affida la regia in quanto ancora impegnato con "Batman-Il ritorno". Prodotto dalla Touchstone Pictures (casa produttrice legata alla Disney), a fianco del regista collabora Danny Elfman: la sua colonna sonora rende indimenticabile ogni sequenza. In italiano la voce di Jack Skellington è affidata a Renato Zero.

Il film costa 18 milioni dollari ed esce in America il 31 ottobre del 1993. L'incasso complessivo ammonta infine a 51 milioni di dollari, nonostante venga considerato troppo spaventoso per un pubblico infantile.

Terminata la maratona di due film, Tim ha già una nuova traccia: un regista considerato "il peggiore di tutti i tempi". Tim spera in un film dalla rapida riuscita: Larry Karaszewski e Scott Alexander consegnano una sceneggiatura di 147 pagine in breve tempo senza che Burton vi metta mano. Con Johnny Depp nel ruolo protagonista e Martin Landau nei panni di Bela Lugosi (per il quale ruolo riceve un Academy Awards come miglior attore non protagonista), il film è un omaggio ad un uomo positivo ed ottimista nonostante il suo insuccesso; Burton non esita a farlo suo, soprattutto per il rapporto di amicizia con Bela Lugosi, che rievoca quello avuto con Vincent Price.

Rifiutato dalla Columbia, il progetto viene prodotto ancora dalla Disney. In bianco e nero, con la colonna sonora eccezionalmente di Howard Shore, "Ed Wood" non riscuote un immediato successo, ma è capace di far risorgere l'interesse per il regista dimenticato. 

Successivamente il nome di Burton viene associato ripetutamente a diversi progetti, ma è soltanto con "Mars Attacks!" che il regista ritorna sul grande schermo. L'intuizione nasce dallo sceneggiatore Jonathan Gems, ispirato da una serie di mazzi di carte fantascientifiche. I lavori per uno dei più irriverenti film di Tim partono con lentezza: per via di un budget eccessivo, la Warner ci mette mano con revisioni e i rimpiazzi di cast tecnico. Tim è costretto ad accantonare la tecnica dell'animazione passo uno per animare i suoi marziani, a favore della computer graphics dell'Industrial Light & Magic di Lucas. Nonostante un cast di altissimo livello, composto, tra gli altri, da Jack Nicholson (già reduce del genere con i film di Corman), Glenn Close e una giovanissima Natalie Portman, il film non viene particolarmente apprezzato né dalla critica né dal pubblico.

La collaborazione Burton- Elfman ritorna, dopo la pubblicazione di "Morte malinconica del Bambino Ostrica & altre storie" edito dallo stesso regista, nel 1999 con "Sleepy Hollow".

Basato su un racconto di Washington Irving, la sceneggiatura Kevin Yagher e Andrew Kevin Walker ("Seven") viene proposta al regista dell'assurdo nell'estate del 1998. Traendo spunto dalle atmosfere de "La Maschera del Demonio" (1960) di Mario Bava e con l'intento di omaggiare i film horror della Hammer Film con la presenza di Cristopher Lee, il film viene oggi considerato dai fan del regista e dalla critica come uno dei suoi più riusciti secondo il suo stile con attori in carne ed ossa. Complici del successo un'ottima resa d'atmosfera di una fiaba nera dalle tinte horror e del giallo, anche per mezzo della fotografie del giovane Emmanuel Lubezky che valgono al film un Oscar per la scenografia. Il film vanta le star Johnny Depp nel ruolo del goffo detective all'avanguardia Ichabod Crane, la giovane Christina Ricci (Mercoledì de La Famiglia Addams) nel ruolo della bella Katrina Van Tassel, Martin Landau, Christopher Walken, Lisa Marie (fidanzata con Tim Burton).

Dopo una breve prova per degli spot pubblicitari della Timex, Tim Burton si dedica a un nuovo progetto propostogli dalla Fox: una nuova versione de "Il Pianeta delle Scimmie", kolossal del 1968 di Franklin Schaffner con Charlton Heston. Uscito nel 2001, il film riceve pareri discordanti: la critica lo lincia reputandolo inferiore al predecessore, ma l'incasso al botteghino della prima settimana invece ne conferma il successo commerciale. E' comunque un buon risultato considerando le molte difficoltà produttive e il pochissimo tempo a disposizione per girarlo.

Sul set Burton conosce l'attrice britannica Helena Bonham Carter, interprete della scimmia Ari, che diverrà la sua compagna nella vita e collaboratrice in tutti i suoi film successivi. 

L'inizio del nuovo millennio si rivela difficile per il regista: durante le riprese de "Il Pianeta delle Scimmie" muore suo padre ; il film non riscuote un gran successo. La madre di Tim, Jane, morirà due anni più tardi.

E' proprio in questo periodo che la Columbia gli propone un progetto sceneggiato da John August e basato sul romanzo "Big Fish: A Novel of Myhtic Proportions" di Daniel Wallace. Rifiutato da Spielberg, il regista sa renderselo suo come non mai, regalando al pubblico un film d'indubbio spessore per fantasia visiva e sensibilità sul rapporto tra padre e figlio. Il cast vanta nomi noti o attori emergenti: Ewan McGregor nel ruolo di Edward Bloom giovane (il personaggio ormai anziano è interpretato da Albert Finley), Helena Bonham Carter (nel ruolo di Jenny sia adulta che bambina e in quello della strega dall'occhi di vetro), Danny De Vito, Steve Buscemi. Il film conquista quattro nomination al Golden Globe nonché una all'Academy Award come miglior colonna sonora. Ancora oggi "Big Fish" è riconosciuto come il film che ha determinato un cambio d'atmosfera nel cinema di Burton per un romanticismo senza eccessi.

L'abilità visionaria di Tim si riconferma nel 2005 con "La Fabbrica di cioccolato", tratta dal romanzo di Rohal Dahl. Il libro era già stato trasposto sul grande schermo nel 1971 da Mel Stuart con Gene Wilder ("Frankenstein Junior" di Mel Brooks) nel ruolo di Willy Wonka. Burton attua una rilettura della storia, introducendo i suoi punti di vista mescolati a quelli dello scrittore: sua l'idea di raccontare le origini dell'eccentrico direttore della fabbrica di cioccolato tramite il flashback; ad investirne i panni è Johnny Depp, che ancora una volta prevale sulla scelta di altri attori. Nel cast compaiono Freddie Highmore, che già aveva lavorato a fianco di Depp in "Neverland: sogno per una vita" e Christopher Lee. Il film viene nominato agli Oscar come Miglior Costume, opera dell'italiana Gabriella Pescucci.

Come già era successo con "Nightmare Before Christmas", Tim non si dedica soltanto alla trasposizione cinematografica del racconto di Rohal Dahl: traendo spunto da una leggenda ebreo-russa, presenta “La Sposa Cadavere”, lungometraggio animato.

Il film viene diretto con Mike Johnson, tra gli attori principali che prestano le voci ai personaggi si ricordano l’ormai confermato alter ego burtoniano Johnny Depp nel ruolo di Victor e Helena Bonham Carter nel ruolo di Emily. Dopo la buona prova de “La Fabbrica di cioccolato”, il film conferma il grande ritorno dello stile burtoniano con una storia che alterna luce, ombra tra il mondo dei vivi e quello coloratissimo dei morti; complice anche la colonna sonora di Danny Elfman, “La Sposa Cadavere” riceve una Nomination all’Oscar come Miglior Film d’Animazione.

Nel 2007 Burton di dedica ad un’opera di cui da tempo pensava: "Sweeney Todd: The Demon Barber Fleet Street". Prodotto da DreamWorks/Warner Bros., il regista dà vita ad un vero e proprio musical con le musiche di Sondheim e le parole di Tim Rice. Il delicato compito di riportarle sul grande schermo viene affidato ancora una volta a Danny Elfman, mentre per l’interpretazione recitativa e musicale dei personaggi ritornano Johnny Depp (nel ruolo di Sweeney Todd), Helena Bonham Carter (nel ruolo di Mrs. Lovett); nuovi i volti di Alan Rickman (nelle vesti del Giudice Turpin), Timothy Spall (come il Messo Spall), Sacha Baron Cohen (nei panni del barbiere Pirelli). Il film beneficia di un discreto successo: Johnny Depp riceve una nomination all'Oscar come Miglior Attore e vince il Golden Globe come Miglior Attore in un Musical o Commedia. Il musical riceve inoltre un Oscar come Miglior Scenografia, la cupa e stilizzata Londra di Dante Ferretti, nonché la nomination a Miglior Regia al Golden Globe.

Dopo una breve parentesi con la Mostra del Cinema di Venezia e la consegna del Leone d’Oro alla Carriera (divenendo il più giovane regista della storia a ricevere tale premio), Tim Burton viene ricontattato dalla Diseny per realizzare una trasposizione cinematografica dei racconti di Lewis Carroll, “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Attraverso lo Specchio e quel che Alice vi trovò” sceneggiati da Linda Woolverton, nota per “Il Re Leone” e “La bella e la Bestia”. Girato nel 2008, partecipano sempre Johnny Depp e Helena Bonham Carter nei ruoli del Cappellaio Matto e la Regina di Cuori; per il volto di un Alice adolescente si presta Mia Wasikowska, Anne Hathaway per la Regina Bianca, Timothy Spall e Alan Rickman per i personaggi animati de il Segugio Sanguinario e il Brucaliffo. Cameo per Cristopher Lee che presta la voce al Ciciarampa. Le musiche sono ancora una volta di Danny Elfman.

Il film riscuote una grande attesa, ma nonostante il vertiginoso incasso della prima settimana in America e in tutto il mondo, non convince né critica né il pubblico, che accusano Burton di aver preferito una produzione decisamente commerciale e di aver aderito ad un placido accordo con la Disney.

Nel 2009 Tim Burton allestisce al MoMa di New York una mostra di tutti i disegni, fotografie, bozzetti e costumi da lui realizzati nel corso della sua carriera ed è produttore del lungometraggio “9” di Shane Acker.

Nel 2010 presiede la giuria del Festival di Cannes.

Sono in allestimento in questi ultimi anni due progetti: l’adattamento cinematografico della serie TV degli anni ’60 "Dark Shadows", con la conferma della presenza di Johnny Depp e un riadattamento in stop motion e in bianco e nero del mediometraggio "Frankweenie".

(fonti tratte da Cahiers Du Cinema di Aurélien Ferenczi; Tim Burton racconta Tim Burton edizione Feltrinelli; Wikipedia)

R Film di Tim Burton

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Sweeney Todd - Il Diabolico Barbiere di Fleet Street
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Frankenweenie
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