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7/10

Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza regia di Roy Andersson

Grottesco
recensione di Alice Coiro

Film composto di 39 scene, alcune legate alcune completamente slegate tra loro compongono un mosaico di simpatiche e bizzarre gag.

La 71 Mostra di Arte Cinematografica di Venezia si conclude, senza le dovute polemiche, con un colpo di scena, premiando inaspettatamente un film controverso e inedito nel panorama lagunare: A pigeon sat on a branch reflectiong on existence (Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza). Come ci anticipa il lunghissimo titolo, canzonato dai più maligni per ricordare il nome di un mobile da cucina del connazionale IKEA, il regista svedese Roy Andersson realizza grazie al suo piccione la conclusione di una trilogia, già iniziata qualche anno prima dal titolo The living trilogy. Il film composto da 39 scene (dalla più breve alla più lunga) è sicuramente un opera atipica, che rimarrà  di difficile comprensione per il grande pubblico della vita vera, ovvero quello che sta al di fuori del blasonato festival cinematografico. Ricerca estetica e non sense sono i punti fondamentali su cui il regista sviluppa tutta la sua opera, un umorismo sottile che mira a deridere la parte superficiale dell'umanità trasformando ogni essere vivente in un grottesco personaggio teatrale. La comicità  dell'assurdo si mescola alla tragicommedia colorando di nero il film; insomma niente è come sembra e tutto può essere il suo esatto contrario. Molti sono i personaggi analizzati, alcuni per pochi istanti, altri invece fanno da filo conduttore alla vicenda, come i due personaggi principali, tristissimi e depressi hanno come missione di vita quella di portare la felicità  vendendo scherzi. Anderson analizza in questo modo con scrupolo e minuziosa attenzione ogni relazione umana, decontestualizandola dalla realtà in modo da creare così gag innovative e mai banali. Una trama tessuta di individui fuori dall'ordinario comune ma più umani e veri che mai che si muovono, senza scomporsi, attraverso delle perfette e immobili scene quadro. Ancora oggi, tornata da Venezia mi chiedo cosa il piccione volesse comunicare e di che cosa, in effetti, volesse parlare. Riflettendoci sono arrivata alla conclusione che nessuno riuscirà  mai a capirlo, rimanendo un mistero anche per i più critici e attenti frequentatori di festival. Il bello di questo film forse è proprio questo, abbandonare la mente da tutti i preconcetti e i luoghi comuni sul cinema. Qua non ci sono storie da capire ma solo riflessioni da fare. In fin dei conti sono solo riflessioni fatte da un pennuto, siete mai stati nella testa di un piccione prima?

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alexmn 8/10

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