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6/10

Glory - Non c'è tempo per gli onesti regia di Kristina Grozeva, Petar Valchanov.

Drammatico
recensione di Claudia

Tsanko, umile manutentore ferroviario sui quaranta, trova un grosso malloppo probabilmente gettato da un treno durante un giro di ricognizione sui binari. Lo consegna al dipartimento dei trasporti, che utilizza questo "scoop" per coprire dei recenti scandali interni piuttosto gravi e finiti sulle cronache nazionali e ripulirisi l'immagine, facendo di sbieco Tsanko un "eroe nazionale". Ma non saranno gli unici ad usare il timido e balbuzziente operaio, anche un giornalista tv d'accatto proverà a manovrarlo per raccontare alcune "verità scomode". In tutto ciò Tsanko perderà il suo preziosissimo orologio "Glory", donatogli dal padre, per mano della PR del ministero dei trasporti Julya, una donna senza scrupoli alle prese con qualche problema personale anch'ella.

Cominciamo col dire che Glory, come molti altri film provenienti dall'est Europa, può piacere o meno ma di sicuro non delude: questo film è una sorta di "traffic" bulgaro, nel senso che segguiamo le vite dei nostri protagonisti (Tsanko e Julya) anche nel loro "interno" e non solo nell'ambito strettamente legato alla trama: quindi vediamo Tsanko cercare il suo orologio e vincere premi ma anche apparecchiarsi una triste colazione in una men che ben arredata casina, rilasciare interviste ma anche preoccuparsi spasmodicamente dei suoi conigli. Ma è soprattutto Julya quella di cui abbiamo il quadro completo, neanche fossimo in un film di Jules Dassin (soprattutto "naked city" dove vediamo sia un indagine della polizia che la vita casalinga di questi ultimi) la seguiamo quindi barcamenarsi sia con le vicende lavorative del suo team di p.r., intento a esaltare e poi nascondere Tsanko, ma anche nella sua sfera intima in cui è alla presa il congelamento dei suoi ovuli e visite mediche. Il finale tradisce la vena "nera" (in fondo glory è una commedia) più nera della notte, che doppiaggio e forse anche adattamento tradivano, ma sembra anche un tantino affrettato e non all'altezza di un film ben strutturato e con addirittura due registi.

In definitiva Glory è un film che ha i suoi lati migliori proprio nella regia e nel tema, ma che perde tantissima vis di commedia nella traslazione (la balbuzie del protagonista diventa pedante e frenante invece che comica) e che per questo fa arrivare alla conclusione semi surreale quasi impreparati. Insomma il classico film il cui giudizio e comprensione avviene solo dopo aver visto anche l'ultimissimo fotogramma. Comunque curato e recitato senza patetismi: i nostri si toccano il viso, spostano i capelli, muovono in modo credibile: nessuna pantomima, anche nei momenti più duri. Ma ovviamente, ripetiamo, infinitamente più godibile e meno snaturato in lingua originale. Candidato della Bulgaria alla selezione degli Academy Awards come miglior film straniero.

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