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R Recensione

8/10

Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera regia di Ki-duk Kim

Drammatico
recensione di Elettra

Il film, uscito nel 2003, si discosta dalle atmosfere violente e torbide di molte opere del regista. La storia, ambientata in una natura incontaminata e dalla sublime bellezza, narra le vicende d'un anziano monaco buddhista e del suo discepolo, educato fin dalla fanciullezza. Il film è strutturato in 5 parti, corrispondenti alle 5 stagioni del titolo. La successione continua delle stagioni determina la ciclicità dell'esistenza universale, espressa nel film con il lungo passaggio (attraverso l'infanzia, l'adolescenza, l'incompleta e la piena maturità) del fanciullo dalla condizione di discepolo a quella di maestro di un nuovo bambino (il cerchio dell'essere ricomincia il suo moto).

Il tempo del film è effettivamente lento ma si riempe di tutte le riflessioni interiori.

Ho dato moltissime interpretazioni. Ho notato che ogni stagione è caratterizzata da un animale diverso:

- la primavera, il cane

- l'estate il gallo

- autunno il gatto

- l'inverno il serpente

- e la nuova primavera la tartaruga

Il cane: il bambino è fedele al maestro, esplora ma ammette di aver fatto un errore e si corregge.

Il gallo: il ragazzo va alla conquista.

Il gatto: l'uomo torna quando ha bisogno. E' nei guai e torna dal maestro.

Il serpente: è la lotta.

La tartaruga: uhm... è un animale lento, saggio, credo che possa racchiudere la figura del maestro.

La primavera è la crudeltà innocente del bambino, è la sperimentazione. Inoltre lì scopre la compassione. C'è anche la morte. Quindi è nascita e morte. L'estate è l'esplosione della natura e dell'uomo, non occorrono commenti. L'autunno è complesso, è il deserto dell'anima, certo lui nel film ha ucciso, ma potrebbe essere la metafora di un delitto molto più banale, di quelli che si commettono ogni giorno e che ti lasciano il vuoto. La voglia di fuggire dell'uomo, attraverso il suicidio, è bloccata dal maestro che lo esorta ad affrontare il suo destino. E lo affronta purificato. Il maestro non è crudele in questa fase, è disperato. Il figliol prodigo è tornato, è tornato sporco e vuole morire sporco. Quindi quello del maestro è un tentativo di salvare perlomeno  la sua anima. L'inverno è la rinascita. Fuori c'è il gelo, ma l'uomo ha cominciato già il suo disgelo interiore e soprattutto la Sua lotta. Non è più il suo maestro a lottare per lui.

E ancora primavera... il ciclo ricomincia. Oppure COMINCIA, perchè potrebbe essere un flash back di tutta la storia del maestro e del primo bambino.

Il ciclo dell'uomo sarà sempre il medesimo, e seppure ci siano degli uomini che sono maestri e che sanno già la verità, l'uomo deve esplorare e provare e passare dalla gioia, al dolore, al deserto, alla purificazione, alla salvezza, alla rinascita.

Le porte sono un altro elemento meraviglioso. Sono il rispetto. Non ci sono muri, inizialmente mi ha fatto sorridere, poi ho compreso quanto invece fosse un segno di grande rispetto entrare dalla porta, nonostante si potesse passare dal "non muro". Si deve passare sempre dalla porta d'ingresso, e non dai laterali...

Credo anche però che dalla "città" e dalle sue trappole l'uomo sia obbligato a passare, senza aver modo di lottare e di opporsi.

A livello tecnico da segnalare in particolar modo la fotografia, eccezionale e le scenografie, incantevoli.

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