V Video

R Recensione

8/10

Infedelmente tua - Unfaithfully Yours regia di Preston Sturges

Commedia
recensione di Leda Mariani

Il film racconta la vicenda del celebre direttore d’orchestra sir Alfred De Carter, di ritorno a New York dopo un lungo viaggio, a cui il cognato invia un rapporto dal quale risulta che la moglie Daphne lo ha tradito con il giovane segretario Tony. Nel corso del concerto che sta dirigendo, Alfred immagina le varianti del dramma lasciandosi trasportare dalla musica: uxoricidio, perdono, duello?

“Infeldemente tua” è una commedia al veleno, condotta come una raffinata parodia del genere mélo, che qui a tratti diventa puro slapstick, da quel maestro e grande fustigatore di costumi americani che fu Preston Sturges. Efficace e scritta in maniera egregia, è una brillante matriosca di generi narrativi e cinematografici raccontati con soluzioni filmiche davvero molto interessanti per l’epoca.

La versione restaurata di “Unfaithfully Yours “ verrà proiettata in anteprima per la 35esima edizione di Bergamo Film Meeting, ed uscirà poi nelle sale italiane da giovedì 30 marzo 2017. Il grande classico del 1948 fa parte di “Happy Returns!”, nuovo progetto di distribuzione di film d’epoca firmato Lab 80 film, che dallo scorso maggio ha già portato nei cinema sette grandi titoli restaurati e che prevede, per ogni stagione cinematografica, l’uscita di diverse proposte dedicate a registi ed interpreti indimenticabili del cinema americano degli anni ’40 e ’50.

Si tratta di una delle commedie più belle di Sturges, splendidamente interpretata da Rex Harrison e Linda Darnell. Una sceneggiatura perfetta scritta dallo stesso Preston, con una sequenza capolavoro in cui il crescendo della musica trascina l’incalzare dei sospetti e il debordare della fantasia, incastonata in un impianto narrativo perfettamente funzionante nella sua capacità di far tornare i conti. Una commedia esemplare, che non si limita a scherzare sulla gelosia, ma che mette invece in luce un fondo globale ed inquietante di incertezza: la debolezza dei sentimenti, la loro disponibilità al contagio, la precarietà dei rapporti in un mondo che non tollera né gli uni né gli altri. Almeno all’apparenza il film mostra un’astrazione molto superiore a quella dei precedenti film di Sturges e la crudeltà non manca, ma va ad inserirsi in un circuito di significazione molto più stilizzato.

La caricatura dell’ingenuità americana si tinge di nero, perché in fondo quelli furono “anni neri”. Tutto il film si gioca sulla messa in scena del falso, sfruttando la classica molla dell’equivoco, del sospetto, ma la corruzione di mente e realtà attraverso il dramma della gelosia, impostato sul “vuoto” (l’equivoco è la menzogna delle situazioni), qua diventa metafora di un mondo immaginario che prevale su quello concreto e soprattutto dello sgretolamento di quest’ultimo. Perché l’immaginario degli anni Quaranta aveva un grosso potere devastatore: cosa che potremmo molto tranquillamente ritrovare anche nel nostro contraddittorio presente.

Un film esilarante, intelligente, leggero e grave allo stesso tempo, girato con estrema maestria dal regista di “Il grande McGinthy” (1940), “Lady Eva” (1941), “I dimenticati” (1941), “Evviva il nostro eroe” (1944) e molti altri bellissimi film.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo film. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.