Dominique regia di Henry Koster
MusicaleUna suora domenicana scopre di avere una bella voce ed ha un notevole successo con i suoi dischi di inni sacri, ma le luci della ribalta la distolgono dalla fede. L'affetto per un bimbo, il piccolo Dominique, però le fa capire l'importanza della vocazione: il suo posto è in una missione in Africa per fare del bene e non negli studi di registrazione.
Questo è uno dei più fulgidi esempi del perché il musical americano si è fatto una fama assai funesta di spettacolo caramelloso e conformista in tutto il pianeta.
Ispirato alla vita di Suor Sorriso (Jeanine Deckers), suora domenicana belga realmente esistita divenuta famosa per le sue canzoni di inno al Signore (ma destinata ad una fine tragica – morta suicida assieme alla sua compagna - dopo aver deposto il velo, abbacinata dalle luci della ribalta), questo film sembra concretizzare l’incubo di Pauline Kael nella sua celeberrima stroncatura di “Tutti insieme appassionatamente”: un’invasione di suore canterine circondate da tanti bambini, destinate a macinare incassi (cosa che non avvenne, per fortuna. Ma questo film ne è un’imitazione piuttosto plateale).
Il guaio è che questo veicolo per una già declinante Debbie Reynolds raccoglie banalmente i difetti apparenti del più blasonato film della 20th Century Fox immesso nei circuiti cinematografici appena l’anno prima: tanta melassa, tanta musica mielosa ma con l’aggravante di una trama piattamente inerte e non supportata da personaggi memorabili. La stessa Debbie Reynolds, sul cui effettivo talento – nell’arco della sua carriera - talvolta ci sarebbe da eccepire, non è che brilli di luce propria (ma beneficiata dal doppiaggio italiano che sostituisce la sua voce non troppo levigata e un tantino gracidante con quella splendida di Tina Centi che provvede alle canzoni, mentre ai dialoghi provvede la brava Fiorella Betti, sua doppiatrice quasi di fiducia).
Morando Morandini, nel suo celebre dizionario, parla di questo film come di “un bicchiere di rosolio”. E non gli si può dar torto: un film dolciastro, stucchevolino (come il succitato liquore), tendenzialmente innocuo, forse inutile, leggerino, che scorre via come acqua sul vetro senza lasciar traccia. Oddio, se ci si pensa bene, l’intento con cui è nato è piuttosto vigliacco (vampirizzare il successo di “Tutti insieme appassionatamente”, però rabberciando un film che non regge il paragone) ma se non ci si fa mente locale, lo si può guardare senza porsi troppi problemi di originalità.
L’unico motivo di interesse di “Dominique”, a ben vedere, è solo quello di poter apprezzare la brava Tina Centi che dà sfoggio delle sue doti canore per poi passare oltre.
Senza infamia e senza lode: un prodotto che si può vedere con una certa piacevolezza.
E se non lo si è visto, ci se ne fa una ragione senza stracciarsi le vesti.
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Debbie Reynolds
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