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9/10

Il Divo regia di Paolo Sorrentino

Drammatico
recensione di Alessandro Pascale

La spettacolare vita di Giulio Andreotti. Sorrentino si concentra sul periodo della fine della Prima Repubblica (inizio anni '90) mettendo in risalto gli intrecci criminosi tra mafia e politica, visti attraverso l'occhio cinico dello statista democristiano.

È bello sapere che ogni tanto ci si prende. E che i tuoi piccoli eroi non ti deludono. Io amo Sorrentino, lo stimo in una maniera così spropositata da riternerlo il miglior regista italiano degli ultimi dieci anni. E lo dico praticamente ogni volta che parlo di lui. Divento quasi nauseante in questo elogio continuo. Uno spompinamento che sembra non finire mai. Eppure davvero ditemi voi come si fa a non amare un uomo di questo genere dopo che ti porta sullo schermo un film come Il divo? Un film così smaccatamente POLITICO, ma senza neppure la minima paura che forse ci potrebbero essere polemiche, denunce, intimidazioni o insulti.

Bisogna dare atto ad Andreotti di essere stato un signore a non averlo denunciato. Perché checchè se ne dica Andreotti ne esce come un personaggio sì ambiguo, ma maledettamente colpevole. Colpevole di aver seguito una strada sporca di sangue per assicurare il benessere superiore (dal suo punto di vista). Della serie il fine giustifica i mezzi, o come dice a un certo punto un incredibile Toni Servillo: “a volte bisogna fare del male per rendere possibile il perpetuarsi del bene.” Una cosa del genere insomma. Ed è una cosa forte, molto forte. Perché quando uno arriva a giustificare il terrorismo (e forse a favorirlo) e a utilizzare la mafia per non ostacolarlo, il tutto nell’ottica di spaventare la gente e spingerla a rigettare gli estremismi politici (siano essi di destra o di sinistra ma è chiaro che qui si parla del PCI di Berlinguer) e concentrare i propri voti al centro democratico(-cattolico) allora forse sarebbe il caso di chiedersi se c’è qualcosa che non va.

È un po’ quello che si devono essere chiesti un po’ in molti alla fine della proiezione del film quando in una sala semipiena la maggior parte della gente è rimasta ancorata alla propria poltroncina con uno sguardo largamente provato, perso nel vuoto, intento a pensare se tutto ciò sia stato vero oppure solo il frutto di una rielaborazione molto personale del regista. Il giudizio storico del sottoscritto è che di prove certe non ne avremo probabilmente mai, anche se ogni tanto esce fuori qualcosa. Però è altamente probababile che sia (quasi) tutto vero. E allora c’è ben donde di mettersi le mani nei capelli e chiedersi come si faccia a essere una simile repubblica delle banane. La cosa buffa è che la storia sembra perpetuarsi. Ieri Andreotti, oggi Berlusconi. Ieri la Dc, oggi il Pdl. Siamo sempre lì. Solo che oggi non c’è più il pericolo dell’URSS. E allora tutto assume sempre più un alone di irrazionalità. Mi sono fatto trascinare dalla politica come al solito.

In realtà questo è un film che meriterebbe di essere visto anche solo per il modo in cui è stato girato. Ci sono alcune scene memorabili: la macchina di Falcone che salta in aria al rallentatore fa venire la pelle d’oca. Lo sfogo di Andreotti in camera fissa nel suo soliloquio personale è da incorniciare tanto è terrificante nella sua razionalità e freddezza. Il modo in cui si inquadrano e si presentano certi personaggi è degno del miglior Guy Ritchie, quello di Lock & stock e Snatch. La regia sempre fluida, svolazzante, aerea e volteggiante di Sorrentino è sempre e comunque una goduria, e questo a mio avviso lo rende superiore di molto allo stile neorealista quasi documentarista di Garrone. Modi diversi di intendere il cinema ovviamente, ma l’impressione è davvero di trovarsi di fronte un Fellini anni ’50 (Garrone) e uno anni ’60 (Sorrentino). E insomma non so voi ma io preferisco mille volte Otto e mezzo e Giulietta degli spiriti a film comunque capolavoro come La strada e Le notti di Cabiria. In definitiva si può dire? Il Divo è il miglior film italiano del decennio e per quanto mi riguarda scalza dal trono i vari Placido (Romanzo criminale), Giordana, Garrone, Ponti, Moretti, Bellocchio e Sorrentino stesso. E allora viva il cinema italiano! Viva la spettacolare vita di Giulio Andreotti! Viva la DC! Amen.

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Voto degli utenti: 8,5/10 in media su 17 voti.

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Marco_Biasio (ha votato 9 questo film) alle 21:43 del 28 aprile 2009 ha scritto:

Eccezionale per interpretazione, contrasto scenico, profondità e reticenze. Spettacolare l'apertura, con "Toop Toop" di Cassius a fare da colonna sonora alla raffica di assassinii politici ordinati dalla DC (Sindona e compagni bastardi), eccezionale la descrizione nei particolari - e nei modi di fare - sia di Andreotti che dei personaggi di cui si attorniava, come Cirino Pomicino: un pugno in pancia il monologo centrale, dove il Divo fa un j'accuse monolitico, tentando l'estrema difesa di assolversi dalla paura di sè stesso ("Ho fatto il male per cercare il bene superiore"). Toni Servillo da ricordare, incorniciare, tramandare ai posteri. Film efficacissimo e spietato.

dalvans (ha votato 8 questo film) alle 15:24 del 2 novembre 2011 ha scritto:

Buono

Buon film