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7/10

Giulietta Degli Spiriti regia di Federico Fellini

Artistico-allegorico
recensione di Massimiliano Scordamaglia

Giulietta e' una donna agiata e felice ma scoprire che il marito la tradisce, mettera' in discussione i suoi sentimenti facendo riemergere antichi ricordi, paure e inibizioni da vincere ed evolversi verso una nuova maturita'.

Chi puo’ negare i bei momenti di Fellini, impossibile non riconoscerne l’estro e neppure minimizzare l’impatto avuto su alcuni dei piu’ grandi cineasti del secolo scorso ma che dire, resto convinto che una bella fetta di fama ed esaltazione attorno alla sua figura prosperino al solito per ragioni non propriamente artistiche.

Cionondimeno ho predilezione per gli esatti opposti della sua produzione, preferendo le pellicole meno vacue alla pari del piu’ onirico di tutti i suoi film: "Giulietta degli spiriti".

Poche opere sanno suscitare in me sensazioni tanto contrastanti e dar vita ad opinioni antitetiche talvolta all’interno della medesima sequenza, conflitto estendibile ad ogni strato tecnico e letterario.

Indiscutibili sono la fotografia di Gianni Di Venanzo e i costumi e scenografia di Piero Gherardi, vero incanto del primo Fellini a colori che davvero non poteva circondarsi di collaboratori migliori, ottenendo un risultato cosi’ imponente e visivamente grandioso, nel significativo apporto del regista alla causa psichedelica, spesso piu’ lisergica che onirica.    

La regia resta sulla falsariga di "8 e 1/2" ed e’ un ovvio complimento ma anche qui non si puo’ dimenticare l’ottimo lavoro di Ruggero Mastroianni al montaggio che a ben vedere va il merito di alcune scene definibili esemplari piu’ per l’assemblaggio che per il girato.    

Il peggio viene fuori quando Fellini vuole fare un film alla Fellini e riempie gli occhi di inutili scemenze che tanto qualcuno definira’ "simboliche", annoiando con i soliti e abusati riferimenti di suore, chiappone e circhi che proprio da questa pellicola andranno a riempire i vuoti d’idee di molti film futuri, portando avanti il trend disastroso, vera causa dell’affondamento del regista, di raccontare se’ stesso in ogni salsa, facendo di "8 e 1/2" un giro di boa dal quale si salvano appunto i film meno felliniani come "Amarcord" e "Roma".    

Trama e sceneggiatura, qua ci si diverte.    

C’e’ Flaiano e si sente, a volte pare di leggerlo in sottotitolo alle sue frasi, impressione indimostrabile ma sarebbe divertente averne riscontro.

Dialoghi al piu’ grotteschi e temo non sempre per scelta, per quanto un certa ricercatezza all’effetto speciale sia evidente e talvolta funzionale e funzionante.    

Su trama e suo significato lascio parlare gli esperti e i critici, per cio’ che mi concerne la sottotraccia e’ "Giulietta, se non mi tradisci e’ solo a causa di una castrante educazione cattolica dalla quale io sono fuggito, percio’ mi trastullo con la Milo, apprezza la mia sincerita’ e beccati la tua rivale pure come coprotagonista. Ah dimenticavo, stasera torno tardi, non aspettarmi alzata."

Bel paraculo non c’e’ che dire, poi ad ognuno stabilire quanto sia pregio o difetto.

Visivamente straordinario, il resto e’ aria venduta a peso d’oro ma con Fellini ci siamo gia’ passati.

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