R Recensione

8/10

Suburra regia di Stefano Sollima

Drammatico
recensione di Giulia Betti

Suburra è una "storia criminale" che si svolge in un intervallo di tempo molto breve. Sette giorni in cui si scatenerà una guerra senza quartiere che finirà per coinvolgere colpevoli e innocenti, criminali e semplici cittadini, politici e cardinali. Sette giorni in cui nostri protagonisti cercheranno ognuno di anticipare le mosse dell’altro, per sfuggire al crollo del governo. O per realizzarlo. Al centro di tutto il litorale romano, che la maggioranza di governo vuole trasformare in una sorta di Las Vegas all’italiana.

Il 14 Ottobre 2015 uscirà in cinquecento sale italiane uno dei film più attesi della stagione. A potersi godere Suburra però, ultimo lavoro del grande regista che è Sollima, non saranno solo gli Italiani ma anche i cinquantacinque milioni di abbonati a Netflix, la società statunitense, appena maggiorenne, nota per il noleggio dei DVD, dei videogiochi e per il recente e gettonato servizio di streaming. Mi sono perciò voluta prendere qualche minuto per immaginare questi ipotetici spettatori di Brooklyn, seduti sul divano, indossando tute enormi e occhiali da riposo, ingurgitando quintalate di cosciette di pollo fritte o improbabili pizze a domicilio condite di ananas e formaggio, mostrando senza vergogna facce perplesse e rapite fruendo di quello spettacolo tutto italiano.

Ma come? E la Roma de La Grande Bellezza, dov’è finita? Quel sole e quei colori intensi, l’arte sublime, le fontane, il cupolone, i seduttori latini? Dov’è la mano lirica di Sorrentino che tanto era piaciuta a noi americani filofelliniani?

Basterà loro infatti concedere pochi minuti a Suburra per capire che la Roma descritta dal regista del coraggioso ACAB e delle due celebri e fortunatissime serie tv, Romanzo Criminale e Gomorra, è una città “necropolitana”, una Sin City molto più verosimile rispetto a quella milleriana, una terreno fertile per la malavita concimato a sangue, sperma e piscio.

Il fango della Capitale, quello reale e quello metaforico è il vero protagonista del lungometraggio del Sollima figlio d’arte.

Una città perpetuamente violentata dalla pioggia, quella che si fa largo fra i tombini e che risorge dalle fogne. Una melma, allegoria del marcio, lurido e viscido che scorre nelle vene delle tre grandi Matrone italiane: la Politica, la Chiesa e la Mafia.

Rimarranno affascinati i nostri cugini americani ritrovandosi sullo schermo criminali ben diversi rispetto a quelli che tanto amano da sempre stereotipare nei loro capolavori Hollywoodiani. Niente offerte irrifiutabili, niente gattini da accarezzare, nessuna “famigghia” da difendere. La mafia è presente, la sentiamo nominare, ma non la vediamo mai, così come non vediamo in faccia il presidente del consiglio dimissionario, e il Papa intenzionato ad emulare di quest’ultimo il gesto di sconfitta. Le tre “malefemmene” del Belpaese sono certamente protagoniste dalla vicenda, ma non esibiscono i loro grandi burattinai, piuttosto scelgono di lasciarsi rappresentare da “personaggetti”, pedine di poco conto, sicari esponibili al pericolo, come il politico Filippo Malgradi ed il Cardinal Berchet.

Un divoratore compulsivo di serie televisive potrebbe trovare in Suburra, senza troppa difficoltà, i violentissimi giochi di potere tra le famiglie di Game of Thrones, ma certamente anche gli ambiziosi politici senza scrupoli di House of Cards e i trasformisti alla Breaking Bad.

Partendo proprio dal capolavoro di Vince Gillagan, una serie televisiva di enorme successo che vanta uno dei personaggi più amati dal grande pubblico, il famoso Walter White, interpretato da Bryan Cranston, Breaking Bad ci ha mostrato per quasi tutti i sessantadue episodi un criminale pericolosissimo e senza scrupoli trasformarsi, una volta varcato l’uscio di casa, in un amorevole padre di famiglia ed un devoto marito che lotta contro il cancro. Stessa identica dinamica la ritroviamo in Suburra, attraverso vari personaggi. Il Politico interpretato da Favino per esempio si destreggia tra due personalità opposte: l’uomo corrotto che si droga e urina dalla finestra direttamente sulla strada dopo aver consumato un rapporto sessuale con due prostitute occasionali, durante il quale una delle due, minorenne ovviamente, muore di overdose, e quello che una volta tornato a casa si dimostra un marito normale, premuroso nei confronti del proprio bambino e gentile con i sottoposti della fondazione. Molto simile è il personaggio di Claudio Amendola, Samurai, ultimo esponente della Banda della Magliana (che ci provoca tanta nostalgia della prima serie tv del regista) criminale sì, ma devoto e amorevole nei confronti della propria madre, una donna anziana alla quale fa regali e porta torte, con la speranza che le assaggi e mantenga le forze.

Il riferimento a Il Trono di Spade è forse il più palese e ravvisabile. In Suburra abbiamo tante fazioni, che stringono e sciolgono alleanze di convenienza contro nemici comuni o verso obbiettivi condivisi. Ci sono i “Merdosi Zingari cravattari”, ammucchiati in case pacchiane sovraffollate di donne imbruttite e bambini delinquenti potenziali. I loro capi, tutt’altro che galantuomini, come riti vantano il toccarsi compulsivamente le parti intime per manifestare la propria “virilità”, oppure il concedersi a vomitevoli virtuosismi linguali, mostrando quegli obesi organi muscolari rossi e mollicci che, nuovamente alludendo al “fallo”, tentano forse di dimostrare una mascolinità ostacolata dal ribrezzo che inevitabilmente provocano in chi li osserva. Altra “famiglia” è quella di Numero 8 e la sua gente di Ostia, che affatto somigliano ai loro predecessori ricordati con nostalgia persino dai nemici. Bambocci tatuati e tirati a lucido, unti di creme abbronzanti e sigillati in abiti volgari,questi nuovi capi incapaci di prendere decisioni perché tropo sicuri della loro invicibilità, tutt’altro che reale. C’è poi Samurai, un cane sciolto appunto, ma “amico fedele” di tutti. Mille agganci, colleziona rispetto e devozione, fa favori per riscuoterne e lavora per “le famiglie della bassa Italia” assicurandosi di curare bene i loro interessi, ed i suoi naturalmente. Da non dimenticare le prostitute, che nelle borsette glitterate celano strumenti degni d’un chirurgo, vere e proprie sale operatorie del “piacere stupefacente”. In ultimo i soliti uomini in giacca e cravatta, ministri, assessori, deputati oppure affaristi e PR, come il viscido personaggio interpretato da Elio Germano, Sebastiano.

Se ci ricordiamo i patti d’Onore sigillati dai vecchi membri della batteria del Libanese, la loro protezione reciproca, il valore che aveva l’amicizia e quindi il ripudio e la non contemplazione del tradimento, saremo veramente rammaricati nel ritrovare in Suburra personaggi striscianti ed ambigui come serpi che tutto venerano fuorché l’amicizia e i patti d’onore. Sleali e corrotti, non riusciamo ad affezionarci a quasi nessuno dei protagonisti, proprio a causa della loro ripudiabile disumanità.

Gli intrighi del potere alla Kevin Spacey invece, sono logicamente rintracciabili in Suburra tra le poltrone del Parlamento Italiano, dove si comprano e si vendono voti per il valore di 500.000 euro più benefits l’anno per quattro anni, inclusa macchina con conducente e rimborso spese di viaggio, aerei e treni, promettendo cariche allettanti, naturalmente rinnovabili. Sottobanco si sferrano minacce, raggiri, rapimenti e ricatti, ci si allea per parcheggiare elementi scomodi e ci si scambia il contatto di qualche bella minorenne allupata e riconoscente.

I criminali marci, i corrotti e le peccatrici, stretti gli uni agli altri da incastri di quercia a nido di rondine sono come i tanti massi di pietra gabina che costituiscono il Muro della Suburra, che pur non essendo legati dalla malta, continuano a reggersi attraverso un equilibrio di alleanze e complotti, indisturbati da oltre 2000 anni facendo affidamento unicamente sul loro proprio stesso peso.

 

V Voti

Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 4 voti.
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alexmn 7/10

C Commenti

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forever007 (ha votato 8 questo film) alle 18:49 del 20 ottobre 2015 ha scritto:

Interessante la recensione, come il film, che però ha poca emozione secondo me. Anzi, mi esprimo meglio: inizia molto bene, Sollima dimostra ancora che è capace di shockare alla grande lo spettatore (la scena dell'overdose come punto di inizio della trama è formidabile) però la seconda parte del film è troppo più debole e paradossalmente irrealistico. Perchè ammetto la forza della tematica, ma appare quasi sminuita dalla scena della sparatoria nel supermercato e la parte finale del tipo "il male vince contro il male". E' in questo discostarsi troppo dalla realtà che il film perde. Il film è bello e lo consiglierei a chi apprezza il genere, ma se avesse mantenuto la forza dell'inizio sarebbe stato un capolavoro.

swansong (ha votato 6 questo film) alle 19:47 del 14 marzo 2016 ha scritto:

Delusione!

Visto ieri in dvd, devo ammettere che avevo parecchie aspettative (Sollima in ACAB e nelle serie tv non mi era dispiaciuto), ma questo Suburra devo dire che mi ha deluso parecchio. L'ho trovato forzatissimo, con buchi, per non dire voragini, di sceneggiatura (non dico nulla per non spoilerare, ma chi ha visto il film sicuramente ha capito a cosa mi riferisco). Attori tutti bravi, per carità ed anche in parte, sebbene quasi sempre un po' troppo sopra le righe. Il migliore mi è sembrato Favino che non è certo una scoperta di Sollima. Il film poi, tecnicamente è interessante. Bella la fotografia, anche se più attenta all'effetto ed alla ricerca dell'inquadratura perfetta che alla funzionalità del racconto. Colonna sonora suggestiva ed azzeccata anche se un po' ripetitiva. Detto questo, sinceramente, mi aspettavo (molto) di più. Alla fine, stringi stringi, la storia in sé è banalotta, la denuncia socio-politica rimane sfumata e sullo sfondo e praticamente inesistente è l'aspetto che poteva essere il più interessante, quello appunto degli intrighi di potere, di mafia capitale, delle mele marce in Vaticano (anche se sono soggetti un pelino abusati ultimamente, mi sarei aspettato che nelle mane di sceneggiatori in gamba rappresentassero il quid in più del film). Alla fine Sollima mi è parso poco attento a quel che aveva da dire e focalizzato piuttosto a "come" lo doveva dire – anche se questa, forse, è più una colpa degli sceneggiatori che sua - riducendo un plot che aveva delle potenzialità enormi, ad una messa in scena patinata, eccessivamente esibita e didascalica in alcune sequenze, finalizzata a narrare semplicemente una guerra di quartiere fra balordi di periferia che, oltretutto, non sfrutta nemmeno l'effetto sorpresa essendo quasi tutte le scene clou ampiamente telefonate. Poi, sì, certamente il culo della Gorietti è proprio un gra bel vedere..