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R Recensione

9/10

I Padroni Della Notte regia di James Gray

Drammatico
recensione di Francesco Carabelli

Bobby Green gestisce una discoteca alla moda a Brooklyn. Il suo successo è dato anche dallo spaccio di droga che avviene all'interno del locale, senza che lui intervenga.Ma un giorno la polizia vuole mettere fine a questo giro. Bobby dovrà scontrarsi con gli affetti familiari e sarà chiamato ad un lungo percorso di cambiamento che ne farà un uomo diverso.

È una parabola di conversione quella narrataci da James Gray con il suo I padroni della notte, film che mette in discussione il rapporto tra forze dell’ordine e malavita organizzata, tra forze del bene e forze del male. Protagonista è Robert (Bobby) Green, manager di successo di un locale alla moda a Brooklyn. Naturalmente questo successo passa anche attraverso lo spaccio di sostanze stupefacenti che avviene nel locale, spaccio organizzato dal nipote del proprietario, un ricco commerciante di origini russe.

Il padre e il fratello di Bobby sono dei poliziotti, vengono a conoscenza di questi traffici e cercano di convincere Bobby a collaborare con loro per sventare questi traffici. Bobby sembra non curarsene:  da tempo i rapporti familiari sono tesi e per lui non è un onore avere dei parenti nella polizia, tanto che ha cambiato il proprio cognome Grusinsky con il cognome della madre Green. La polizia interviene alla fine nel locale e arresta degli spacciatori ma non il capo. I malavitosi decidono di vendicarsi e a rimetterci è il fratello di Bobby, Joseph, che subisce un violento attentato che ne mette a repentaglio la vita. Sarà l’inizio di un cammino di cambiamento per Bobby,  che si vede colpito negli affetti e inizia a collaborare con la polizia.

Un percorso fatto di sofferenza, di continui spostamenti perché ormai il nemico potrebbe conoscere dove Bobby si trova e colpirlo a sua volta. La vita di Bobby cambia radicalmente e purtroppo un successivo attentato al padre, ne causa la morte ed è diventando decisivo per il destino di Bobby. Di fronte a questo calvario Bobby decide di portare la croce e di arruolarsi in polizia, prima in prova, poi passando attraverso il lungo cammino dell’accademia per diventarne membro a tutti gli effetti. Questo causa la ribellione della fidanzata che si allontana da lui, ma alla fine ne riconosce il valore presentandosi al suo giuramento.

C’ è un forte afflato morale e religioso in questa pellicola. Alcuni dei momenti culminanti della vita dei protagonisti avvengono alla presenza di Dio, in chiesa o comunque in Suo nome, in una contrapposizione tra bene e male molto marcata e insistita. Cast stellare con Bobby interpretato da un Joaquin Phoenix in gran forma, che sa bene delineare con la sua recitazione il cammino di conversione che vive il protagonista. Joseph è interpretato da un convincente Mark Wahlberg, (che ha vissuto in prima persona nella sua infanzia il conflitto ordine-malavita), mentre il padre è interpretato da uno splendido Robert Duvall. A contorno una serie di attori ben rodati, tra i quali Eva Mendes (nei panni della fidanzata di Bobby), che rendono la pellicola gradevole e avvincente.

Come già in altre opere del regista vi è un uso sapiente della luce con un prevalere di ambientazioni notturne e di interni ed un uso quindi di illuminazione artificiale che privilegia i colori caldi. Un’opera che ci rimarrà nel cuore anche per la bella colonna sonora che alterna pezzi di disco music anni ’70 alle musiche studiate per il film dal compositore polacco Wojciech Kilar. Un film deciso che va oltre le ambiguità che tanto cinema americano oggi ci propone e lascia soddisfatto lo spettatore che preferisce i personaggi a tutto tondo, senza sbavature. Critiche positive da ogni parte sono piovute su questo film:  i Cahiers du cinema hanno eletto il suo regista a simbolo del cinema indipendente americano contemporaneo.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 3 voti.
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alexmn 8/10

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