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7/10

Rango regia di Gore Verbinski

Avventura
recensione di Riccardo De Franco

Un camaleonte si ritrova in piena crisi d'identità dopo essere stato bruscamente sbalzato fuori dal suo piccolo e confortante habitat. Si ritrova in pieno deserto e giunge in una cittadina del West infestata da banditi e fuorilegge, nella quale si vede costretto a interpretare letteralmente il ruolo dell'eroe senza paura.

Il campo del cinema d’animazione è un terreno rischioso, in particolar modo per chi tenta un approccio diverso dalla tradizione. Negli ultimi anni il campo è dominato dalla Pixar, che sforna una perla dopo l’altra, e a seguire la Dreamworks che tenta la strada dei franchise con i personaggi cui il pubblico più giovane si affeziona, e poi le briciole se le devono dividere diversi registi o compagnie indipendenti.

Ecco perché l’operazione dietro Rango, ultima fatica di Gore Verbinski merita decisamente un elogio. In primis perché a conti fatti è un lungometraggio che strizza l’occhio a diversi generi (adventure movie contaminato da western e commedia), formando una commistione che generalmente senza una sceneggiatura solida darebbe vita ad un potenziale pastrocchio; secondariamente perché è stato realizzato con una tecnica molto particolare ma dai risultati soddisfacenti: gli attori in pratica hanno recitato le scene in carne e ossa in dei teatri di posa arrangiati per ricreare sommariamente gli ambienti del film, il tutto mentre Verbinski riprendeva e registrava i dialoghi; alla fine del processo il materiale ottenuto è stato usato come riferimento per ricreare digitalmente i personaggi e “appiccicargli” le battute dei loro rispettivi interpreti. Tecnica ortodossa ma che pare aver dato i suoi frutti, permettendo a talenti come Johnny Depp, Bill Nighy e Alfred Molina di calarsi meglio nel contesto e dare vita alle movenze delle loro controparti.

La storia si dipana attraverso il solito cliché del protagonista buono a nulla che si fa strada in un ambiente ostile a suon di bugie e colpi di fortuna, per poi redimersi dopo aver fatto crollare il castello di carte. Ad evitare una narrazione stereotipata ci pensa l’ottima caratterizzazione dei personaggi, a partire proprio da Rango che convince per la sua umanità, intesa come spontaneità: lo sprovveduto camaleonte con la camicia hawaiana (ma quanto è geniale quest’accoppiamento?) non si spaccia per un duro cowboy nel tentativo di sembrare più di quello che è e sembrare un eroe agli occhi della cittadina in cui si trova catapultato, lo fa perché vuole proprio abbindolarli e approfittare di qualsiasi situazione gli capiti sottotiro; lo spirito di sopravvivenza che lo anima lo porta a sparare baggianate sempre più articolate e inverosimili perché è l’unica maniera di provvedere al suo tornaconto personale.

In questo contesto la catarsi che lo travolge nella parte finale del film risulta meno scontata e decisamente più convincente (rappresentata tra l’altro da un simpatico omaggio all’archetipo dell’uomo senza nome eastwoodiano) anziché mischiarsi a tanti altri film animati che percorrevano sempre la stessa monotona scia. Inoltre il lato pungente e ironico è ben marcato anche negli altri personaggi, bizzarri antropomorfi che abitano la polverosa Dirt e che si attaccano a tutto pur di contrastare la pesante carestia che li affligge. Insomma va dato merito agli autori, nonostante l’impianto di base sia ampiamente riciclato, di non essersi cullati sugli allori. D’altronde in quale altro film animato vi aspettereste mai di trovare una citazione nientepopodimenoche allo stralunato road-movie Paura E Delirio A Las Vegas?

Tecnicamente parlando poi la pellicola gode di un’ottima qualità delle animazioni, che seppur volutamente caricaturali e appiattite da scenografie aride e con scarsa varietà di illuminazioni (estetica chiaramente correlata alla storia comunque), risultano molto dettagliate e restituiscono un quadro visivo stuzzicante.

A coronamento di questo pregevole lavoro Rango ha di recente vinto l’Oscar per il miglior film d’animazione 2012, battendo i due titoli di punta della Dreamworks (Kung Fu Panda 2, Il Gatto Con Gli Stivali), forti dei rispettivi franchise molto popolari negli ultimi anni. Non siamo né dalle parti dell’esilarante iconoclastia del primo Shrek, né della magia poetica targata Pixar, ma Verbinski ha confezionato un prodotto che si innesta di diritto tra le migliori opere animate degli ultimi anni.

V Voti

Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 3 voti.
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Slask 7/10

C Commenti

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tramblogy alle 23:18 del 26 giugno 2012 ha scritto:

Fikissimo

TexasGin_82 (ha votato 7 questo film) alle 12:36 del 16 luglio 2012 ha scritto:

bello.