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10/10

La Rabbia Giovane regia di Terrence Malick

Poliziesco
recensione di Francesco Carabelli

USA anni '50, il giovane Kit in cerca di un'occupazione stabile si imbatte nella giovane Holly e se ne innamora. La relazione non è approvata dal padre della ragazza che cerca di opporsi, ma senza successo, anzi... mostra spoiler

 I giovani per realizzare il loro amore si daranno alla fuga lasciando dietro di loro una lunga scia di sangue...

In un mondo del cinema dove si fanno molti film blockbuster  è difficile incontrare cineasti che vedano il cinema come pura arte. Terrence Malick è uno di questi. La volontà di produrre opere d’arte complete e curate in ogni dettaglio lo ha portato a produrre soli tre film in 25 anni (1973-1998). La rabbia giovane è il suo primo film, ispirato ad un fatto di cronaca che negli anni ’50 sconvolse l’America: una giovane coppia lascia dietro di sé una lunga scia di sangue, nella fuga  dopo l’assassinio del padre di lei. Il fatto di cronaca è occasione per il regista di narrare una storia di violenza, un viaggio dal sud al nord degli Stati Uniti, in fuga dal mondo.

È la ricerca della pura libertà a caratterizzare la vicenda di questa coppia. Ma c’è anche una contrapposizione di fondo nei caratteri dei due protagonisti. La vita del giovane, Kit (impersonato da Martin Sheen) sembra essere caratterizzata da una certa fatalità. Egli sembra incapace di agire diversamente da come agisce. La legge, la carriera nella polizia, la divisa, sembrano attrarre Kit, ma egli è allo stesso tempo portato ad andare contro la legge, ad uccidere tutti coloro che si oppongono alla fuga e alla realizzazione del suo progetto di vita con la ragazza (Holly).  

Cosa lo spinga ad agire in questo modo risulta imponderabile. Un’aria di leggerezza, di incoscienza avvolge il giovane. La figura di James Dean che viene citata al termine della vicenda da parte dei poliziotti che catturano Kit sembra essere la chiave di volta per interpretarne il comportamento. In Kit vediamo lo stesso atteggiamento che trovavamo nel James Dean di Gioventù Bruciata, quel rifiuto del mondo così come dato e nello stesso tempo l’impossibilità di rifuggire in toto da esso e dalle le leggi che lo governano. Ogni tentativo è destinato a fallire.

Si capisce che anche la felicità con Holly sarà temporanea. Ma chi è Holly? Impersonata da un’acerba Sissy Spacek è una ragazza quindicenne, insicura, alla ricerca di una propria identità. Questa ricerca la porta al confronto con Kit,  ma anche ad essere critica nei suoi confronti pur nella profonda fiducia che nutre verso di lui. Vive con lui, affronta con lui le difficoltà che si propongono loro, ma allo stesso modo non approva  le soluzioni che egli dà, in fondo non comprende l’uso della violenza . Ama l’idea di poter condividere con qualcuno la sua vita, ma allo stesso tempo ha come obiettivo quello di essere autonoma e capace di essere fino in fondo sé stessa, nel rispetto degli altri. In Holly alberga la possibilità di una vita altra da quella della fuga.

Il regista racconta con maestria questa vicenda giocando molto sui campi lunghi e facendo del paesaggio una componente irrinunciabile della vicenda: il fiume, la foresta, la prateria, il deserto sono parte essenziale della vicenda narrata e ci dicono della volontà dei giovani di fuggire, di vivere liberi il loro amore, lontano dalla civiltà. La fotografia è impeccabile e giocata su un abile uso della luce naturale che pervade gli spazi. Molto poetiche le immagini dei tramonti negli spazi aperti.  

Per impostazione il film ricorda alcuni classici anni ’50 pur portando delle innovazioni stilistiche. L’uso delle dissolvenze in nero come cesure ad indicare un racconto ellittico per giustapposizione di fatti risulta una cifra stilistica caratterizzante il modo di narrare di questo primo Malick, come l’utilizzo della voce narrante di Holly che sembra dare unità a questo insieme di eventi  dandone una chiave di lettura. Un elemento importante che emerge dall’opera di Malick è la riflessione sulla storia, sul fatto che l’uomo nel suo passaggio su questa terra è destinato a lasciare delle tracce che potranno riemergere dopo secoli o millenni.

Questa  dimensione storica si fa esplicita nella volontà dei due giovani di lasciare tracce di sé nei luoghi in cui passano, ad esempio sotterrando i propri ricordi personali nel bel mezzo del deserto. Il loro passaggio ha sollevato parecchia polvere come afferma Kit al termine della loro avventura, non è passato inosservato, ma ha inciso sulla vita di molti. I due giovani hanno vissuto la loro vicenda umana, e dovranno assumerne le conseguenze.  

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Voto degli utenti: 8,3/10 in media su 6 voti.

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Peasyfloyd (ha votato 9 questo film) alle 9:21 del 6 agosto 2009 ha scritto:

concordo, grande film

incredibilmente moderno nel dipingere l'istantanea con l'indifferenza assoluta di Sheen che sembra uno specchio della nostra società. Per il resto un intrigante mix tra James Dean e Bonny & Clyde con la sapiente regia di malick che non è propriamente l'ultimo pirla, come si suol dire

SanteCaserio (ha votato 7 questo film) alle 22:30 del 23 settembre 2009 ha scritto:

Sembrava ci avessero invaso i russi

Mi trovo in controtendenza ! La passione resta un elemento fondamentale per la riuscita di un capolavoro. Rivisto prima di dare il voto continuo a non sentire nessun coinvolgimento. Persino la simpatia verso i protagonisti è "del regista". E' un libro illustrato, per quanto mi riguarda, non un film autonomo come forma cinematografica (magari vista la "formazione" di Malick, non è neanche un'offesa). Ha il merito di portare un contributo decisivo al cinema d'autore statunitense, però si blocca su un livello intellettuale a rischio di autoreferenzialità. Niente da obbiettare alla fotografia, alla musica, alla recitazione, alla regia, alla stessa sceneggiatura. Persino per la recensione mi limito a fare i complimenti. Eppure manca della componente irrazionale, di cui una storia sulla violenza (e la natura umana) sente spesso la necessità.

Opinione, ovviamente

dalvans (ha votato 10 questo film) alle 16:36 del 12 ottobre 2011 ha scritto:

Epocale

Il primo capolavoro di Malick