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10/10

Stalker regia di Andrej Tarkovskij

Fantascienza
recensione di Riccardo Serapica

Una guida esperta del territorio , lo Stalker , permette a due uomini di entrare in un area conosciuta come la Zona per trovare una stanza nella quale è possibile esaudire qualsiasi desiderio

Ci sono registi che indagano il metafisico , descrivono l’ignoto , rappresentano l’ineffabile. 

Di questa categoria ristretta di individui visionari ne è membro indiscusso Andrej Tarkovskij  ed uno dei suoi capolavori più rappresentativi  è Stalker , film fantascientifico (liberamente ispirato al romanzo Picnic sul ciglio della strada )  presentato per la prima volta al Festival cinematografico di Mosca nel Maggio del 1979. In un futuro assolutamente non delineato ( dove si percepisce l’eco di una regressione opprimente ) la Zona , una porzione ampia di territorio agreste , è stata chiusa e circoscritta dalle forze militari a causa di una catastrofe che ha interessato la stessa . Lo Stalker , sotto compenso  , guiderà altri due individui all’interno della Zona , il Professore  e lo Scrittore ( interpretato da Anatolij Solonicyn , attore feticcio del regista russo ) alla ricerca delle verità più recondite che questo luogo riserba ; si vocifera , infatti,  che  , in una stanza all’interno , vi sia la possibilità di esaudire i desideri  più intimi .

Come già sperimentato in Solaris (1972), Tarkovskij non si limita ad utilizzare la fantascienza entro  i limiti di genere ma ne travalica gli argini raggiungendo l’obiettivo : un intensa  meditazione sul significato dell’esistenza e sul fardello del pensare e del desiderare. Propedeutico a ciò è lo stile visivo , intriso di lente carrellate e long take , caratterizzato da una fotografia d’eccezione che alterna il colore al bianco e nero “seppia” ed impreziosito dal fascino del suo immaginifico ;  fondamentale è anche la complessa struttura di dialoghi della sceneggiatura che , rifiutando un normale dipanarsi della narrazione , gira vorticosamente intorno ai tre personaggi ( come riscontriamo in Bergman , altro straordinario paroliere ) .

Riportando le parole di Tarkovskij , la Zona è la vita ( anche se dichiarò spesso che nulla nei suoi film simboleggia qualcosa ) . Difatti come il vento della vita ci attraversa indifferente ed imperscrutabile , anche i protagonisti , inalando l’aria della Zona , non hanno effetti diretti e tangibili di questa interazione se non riflesso nella psiche.  Non è un caso , dunque , che la pellicola sia in bianco e nero e guadagni colore una volta  all’interno del luogo mistico.  Come già ribadito , il film si sorregge sui tre pilastri , i protagonisti (non hanno nomi propri , come fossero archetipi ) , e sul loro confronto continuo , ognuno dei quali ha un punto di vista della Zona ( quindi dell’esistenza) differente .  Lo Stalker incarna la visione teologica della realtà ; si muove all’interno della Zona come uno sciamano , compiendo una serie di riti a cui solo la fede può dare spiegazione ,come compiere un giro lunghissimo a spirale per giungere al punto nevralgico , un rudere , al cui interno si trova l’oggetto della ricerca . Il Professore è agli antipodi poiché è portavoce del pensiero razionale e scientifico , mentre nel mezzo abbiamo lo Scrittore , filosofo nichilista . In un dialogo si parla del triangolo come figura geometrica ; la dialettica del lungometraggio è proprio qui : agli angoli le tre prospettive, i tre protagonisti , uniti dai lati ,  incontro/scontro tra fisico e metafisico , che incorniciano l’area , la questione del dibattito , la conoscenza , la vita , la Zona.  Il simbolismo marcato di alcune immagini ricorrenti ne arricchisce il significato ; ad esempio l’acqua , topos tarkovskij-iano , brodo primordiale cui è riflesso passato e presente ,  il cane nero che furtivo accompagna i curiosi nell’esplorazione  figurando come essere mistico ed ancestrale ,  o  pali della corrente che , in bilico ed obliqui , si stagliano in secondo piano come fossero crocifissi , recessi di un’antica civiltà .  I tre protagonisti torneranno , forse , con la consapevolezza di ciò che si cela all’interno della stanza dei desideri , o forse nessuno può sapere

Nella sensazionale sequenza  finale la tesi e l'antitesi , ossia il fisico ed il metafisico , non già coesistono ma coincidono , raggiungendo l”Aufhebung” , la sublimazione hegeliana , e chiudendo il film con una delle immagini più potenti , ricercate e poetiche della storia del cinema

 

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