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7/10

In Time regia di Andrew Niccol

Fantascienza
recensione di Cristina Coccia

“Per pochi immortali molti altri devono morire.” Will Salas (Justin Timberlake), un umile operaio che vive nel ghetto con la madre (Olivia Wilde), sarebbe disposto a tutto pur di far crollare il sistema e la sorte sembra essergli favorevole quando riceve un inaspettato dono da un abbiente sconosciuto: oltre un secolo da vivere, ma questo attirerà i sospetti dei guardiani del tempo e  lo trasformerà in un ricercato. Le cose si aggraveranno ulteriormente quando Salas rapirà Sylvia Weis (Amanda Seyfried), figlia di un magnate del tempo (Vincent Kartheiser), finendo così per diventare un nemico pubblico, braccato dal guardiano Raymond Leon (Cillian Murphy) che deve tentare di ripristinare l’equilibrio.

Un’eredità come quella di Gattaca non è facile da buttarsi alle spalle e un film sul tempo non è un’impresa di poco conto. Andrew Niccol prova a confermare il suo talento con una nuova pellicola biopunk: un sottogenere della fantascienza che prende elementi della letteratura gialla pulp e hard boiled, lontata da ogni sentimentalismo, dei film noir e degli anime giapponesi e li amalgama con una prosa postmoderna, esaltando il lato più dissennato e nascosto della società biotecnologica.  In time manipola il tempo e lo rende merce di scambio, ipotizzando una società di individui geneticamente modificati in cui i ricchi vivono in eterno e i poveri sono costretti a guadagnarsi la vita giorno per giorno. Chi può dire quale sia il tempo speso nel modo migliore?

In un contesto sociale in cui vige una sorta di capitalismo darwiniano, come fa notare il facoltoso Weis durante uno dei dialoghi del film, Salas agisce tentando di erigersi a paladino della giustizia temporale, mosso da vendetta, ma anche da senso del dovere di fronte ad una società con regole morali ridotte al minimo. Dopo un primo tempo che ricorda molto la fantascienza anni 70, traslocata in un contesto distopico da cinema anni 90 (a cui appartiene anche Gattaca), la pellicola assume una nuova sfaccettatura, virando verso l’action, a tratti gangster, alla Bonnie and Clyde. Una scelta più semplice da gestire che, per molti appassionati di fantascienza pura, però, rappresenterà un punto a sfavore nell’intera sceneggiatura. La mano di Niccol si vede, in ogni caso, nella cura dedicata alla scenografia che cita Gattaca nello stile geometrico e nitido degli esterni, nei costumi vagamente anni 50, nella fotografia gelidamente morbida dai toni dorati e un po’ retrò. Gli ambienti interni ricordano i quadri di Jack Vettriano, ma gli esterni, soprattutto nel ghetto, sono più logori, sporchi e hanno l’aspetto di un vecchio orologio consumato dal tempo.

Sicuramente si tratta di un film basato su premesse intriganti, distante dalla lentezza e dai ritmi pacati e riflessivi delle antecedenti pellicole di questo regista, ma non deludente, congegnato per sostenere, anche nella narrazione, il concetto del tempo che inesorabilmente sfugge e che consuma le nostre esistenze. Bisogna rincorrere il tempo per guadagnare altro tempo per sopravvivere. In verità, questa è la patina che Niccol vuol dare al suo lavoro, ma dietro c’è ben altro. Non bisogna mai fermarsi all’apparenza quando si tratta di un regista così abile ad analizzare a fondo la società nei suoi aspetti più pericolosi e preoccupanti. Già sceneggiatore di un grande successo come The Truman Show, il regista neo-zelandese ha sempre affrontato tematiche legate alla dicotomia tra realtà e simulazione, tra vita e arte e i suoi film, da Gattaca a S1m0ne e, infine, a Lord of War, si sono sempre rivelati ingegnose pellicole utili ai fini di analisi sociologiche più che artistiche. Ci sarebbe da domandarsi, a questo punto: perché girare un film sul tempo proprio in questo attuale contesto sociale? La risposta è semplice e palese a molti spettatori: perché, in realtà, non si tratta per niente di un film sul tempo. O meglio, lo è soltanto in apparenza. Il tempo, qui, è espressione figurata del denaro, perché si sa che i due concetti, in un mondo in cui conta soprattutto la produzione, sono assolutamente e indissolubilmente legati. Il tempo è relativo a noi stessi, perciò va riportato ad una dimensione diversa e non si può pensare ad esso come un bene di consumo. Invece, paradossalmente, com’è rappresentato nello scenario di In Time, il tempo si può vendere e comprare o lo si può sperperare in una mano di poker. Don’t waste my time (non sprecare il “mio tempo”), attraverso questa frase, scritta sul vetro di una finestra, Niccol guarda il mondo esterno, attraverso gli occhi di un pungente analizzatore della realtà. Per assoggettare un sistema che ci sta sottomettendo, mentalmente e produttivamente, bisognerebbe mandarlo in tilt: non possiamo farlo con una quantità smisurata di denaro, ma immaginiamo di farlo con un tempo illimitato, distribuito uniformemente a tutti. Al capitalismo darwiniano Niccol contrappone il comunismo temporale, mantenuto non più da guardiani che si sforzano di prendersi cura del tempo come se fosse un valore assoluto, ma da banditi che rubano ed inseguono il tempo come un ideale relativo, come un bene che tutti possono possedere incondizionatamente. Non più sottomessi al tempo/denaro, ma liberi di viverlo e di goderne a pieno giorno per giorno. Illusoria prospettiva? Certamente, ma utile, in questo momento, per aprire gli occhi e uscire dalla sala più consapevoli dello stato in cui ci troviamo. "La nostra capacità di creare il falso ora supera la nostra capacità di scoprirlo", diceva Viktor Taransky in S1m0ne. Niccol crea una società virtuale e geneticamente modificata per comprendere quella reale. Il modo in cui lo fa può piacerci o non, ma a lui va il merito di aver almeno tentato di scoprire a cosa ci stiamo sottomettendo.

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Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 7 voti.

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Noodles (ha votato 4 questo film) alle 13:47 del 28 febbraio 2012 ha scritto:

belle premesse, pessimo sviluppo!

Tutta la riflessione sul tempo, chiaramente connessa all'idea capitalistica di tempo-padrone, viene lasciata alla deriva in un susseguirsi sterminato di banalità.

Peasyfloyd (ha votato 8 questo film) alle 22:47 del 20 maggio 2012 ha scritto:

recensione eccezionale Cristina. Hai inquadrato alla perfezione il tutto! Il mio giudizio dell'opera è ottimo. Niccol si conferma uno degli autori più interessanti in circolazione. Justin Timberlake un attore che conferma capacità notevoli. Splendido.

TexasGin_82 (ha votato 5 questo film) alle 12:44 del 16 luglio 2012 ha scritto:

d'accordo con noodles, l'idea è buona, ma il risultato mediocre.