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6/10

Il Sospetto regia di Thomas Vinterberg

Drammatico
recensione di Federica Banfi

In seguito a una turbolenta separazione Lucas (Mads Mikkelsen) sta finalmente riuscendo a ricominciare da zero, dedicandosi alla sua carriera di maestro d’asilo e al tentativo di riallacciare i rapporti con il figlio adolescente Marcus. Tuttavia rimarrà presto vittima di maldicenze e calunnie scaturite da una bugia raccontata da Klara, una sua giovanissima alunna nonché figlia del suo migliore amico, che lo costringeranno a combattere per la difesa della propria rispettabilità contro l’intera cittadina.

Portare sullo schermo vicende che riguardano violenze sui bambini risulta essere sempre un arduo compito, a maggior ragione se non sono questi ultimi a costituire la parte lesa della storia. Ed è proprio da qui che prende le mosse Il sospetto, ultima fatica di Thomas Vinterberg, co-fondatore insieme al connazionale Lars von Trier del noto movimento Dogma 95, e ad oggi pluripremiato regista di fama internazionale.

Il tema della pedofilia, ne Il sospetto, viene infatti trattato in maniera differente rispetto alla consuetudine, ribaltando l’usuale svolgersi degli eventi. È una bambina “l’uomo nero” della situazione, mentre Lucas, l’adulto, è in questo caso una vittima degli avvenimenti. “I bambini dicono sempre la verità e vanno ascoltati”, viene ripetuto come un mantra dalla maestra d’asilo a cui Klara, volendo attuare una piccola vendetta nei confronti del maestro che l’aveva appena redarguita, confessa la falsa molestia. Come si può non credere alle parole di una bambina quando ci si trova di fronte a un fatto di tale gravità?

Il sospetto (il cui titolo originale significa La caccia, in evidente riferimento sia all’arte venatoria, che ricopre una parte importante all’interno del film, sia alla caccia alle streghe di cui Lucas sarà vittima) avrebbe tutte le carte in regola per ottenere ottimi riconoscimenti da ogni punto di vista lo si voglia considerare: regista (e sceneggiatori) d’eccezione, ottimi attori (Mikkelsen riesce addirittura a vincere come migliore attore alla 65esima edizione del Festival di Cannes, proprio per questa sua interpretazione), ambientazioni scandinave e nordiche estremamente suggestive, esaltate magistralmente dall’opera del direttore della fotografia, Charlotte Bruus Christensen. Purtroppo però non riesce a convincere, sia a causa della banalità della linearità della vicenda, ma soprattutto della conclusione ottimistica e scontata. Inoltre quello che poteva essere però un grande pregio del film, ossia l’instillazione nello spettatore del sospetto che una violenza abbia effettivamente avuto luogo, non viene tuttavia affatto sfruttato (e nemmeno considerato) da Vinterberg, che opta piuttosto per una soluzione senza rischi, dando rassicurando lo spettatore sull’innocenza del protagonista.

Fortunatamente la bravura di Mikkelsen permette al regista di concentrarsi invece sul dramma interiore di Lucas, sulla sua incapacità di gestire la situazione lasciandosi trascinare dagli eventi senza nemmeno riuscire a difendersi, verbalmente e fisicamente, dalle accuse che gli vengono rivolte. Lucas, che stando alle parole del regista è “il ritratto del maschio scandinavo moderno: affettuoso, amichevole, disponibile e umile (…) fa tutto quello che gli chiedono gli altri”, è il vero perno del film, attorno cui tutti gli altri elementi (la presunta violenza, in primis) divengono collaterali e quasi obsoleti. Indicativa in questo senso la commovente sequenza in cui partecipiamo alla totale disperazione dell’ex maestro d’asilo, che la notte di Natale si reca in chiesa ad assistere alla consueta recita natalizia dell’asilo a cui aveva lavorato prima di essere accusato di pedofilia, lasciandosi trasportare non tanto dalla violenza, come si potrebbe credere, quanto dalle lacrime. Ma siamo sicuri che basti un grande attore a trasformare un melodramma cinematografico in capolavoro?

V Voti

Voto degli utenti: 8,9/10 in media su 8 voti.

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saix91 (ha votato 9 questo film) alle 17:00 del 2 dicembre 2012 ha scritto:

1) Non è che Vinterberg voglia rassicurare lo spettatore sull'innocenza di Lucas, è che il fulcro del film, il tema della pellicola non è affatto quello, non si vuole giocare sulla suspence: Il Sospetto è un saggio di rara intensità sulla Cattiveria dell Uomo, sulla Malvagità intrinseca che è in ognuno di noi.

2) La bambina non è certo un uomo nero, quanto una delle vittime della suddetta Cattiveria: non è lei a colpevolizzare il maestro, quanto gli adulti che fanno pressione affinchè lei confermi la sua storia, e che si tappano le orecchie al momento in cui la stessa Klara afferma di aver detto "una cosa stupida".

3) Conclusione ottimistica? Ma davvero? Ma se tentano di ammazzarlo?

4) Non è che Lucas non si voglia difendere dalle accuse, è che lui non è Cattivo. E' come un martire, che sopporta con pazienza la cattiveria altrui, senza diventare a sua volta cattivo, senza farsi corrompere da quell'odio viscerale: quando chiede al suo amico "cosa vedi?" e lui risponde "non vedo niente", si riferisce al fatto che non vede nei suoi occhi quella repulsione che tutta la Comunità provava nei confronti del maestro d'asilo. Non la vede perchè non c'è: lui si fa carico della Malvagità altrui e sopporta. Ed è bellissima la reazione, contraria e più "umana", del figlio, che arriva a sputare in faccia ad una bambina (che diviene così ulteriormente vittima, altro che Uomo Nero!).

Non discuto il voto, o quant'altro, ma questa recensione mi sembra davvero troppo superficiale e disattenta...

Marco_Biasio (ha votato 9 questo film) alle 20:01 del 7 dicembre 2012 ha scritto:

Perfettamente d'accordo con l'intervento di saix... Un affresco orrorifico sugli abissi di cattiveria in cui l'uomo può sprofondare, per amore di vendetta. Se Vinterberg avesse instillato negli spettatori il dubbio che Lukas avesse effettivamente abusato di Klara (peraltro, è un dubbio che sempre serpeggia e che non viene mai stornato: perché tentano di uccidere il protagonista nel finale? una pessima mira? un rigurgito di cattiveria? un uomo braccato dai suoi fantasmi? o magari qualcuno che sa?) avrebbe deviato dal percorso di base. Qui è tutto non detto, non esplicato. Gli unici che parlano e parlano e parlano sono gli adulti ed il loro bisogno irrefrenabile di capri espiatori (esemplare la dirigente dell'asilo dove lavora Lukas, che non ci mette più di una frazione di secondo a condannarlo e a scatenare gli altri contro di lui... sulla base di una mezza parola di una bambina gelosa!). Nota a margine: fotografia, e ambientazioni, PAZZESCHE! Chi come me ama il nord arriverà ad amarlo ancora di più.

gianca alle 20:32 del 27 maggio 2014 ha scritto:

Però nessuno ha tirato in ballo il fatto che il fratello assieme agli amichetti abbiano contaminato la piccola Klara con quei video porno di peni in bella vista.

E anzi io ho intravisto due possibilità forse non così remote: in una scena il fratello di Klara viene inquadrato con un' espressione alquanto grottesca mentre siede al tavolo con la sorella, come se il regista volesse suggerirci qualcosa ...

Che sia stato il fratello ad allungare un po' troppo le mani magari in compagnia degli amici ?

Seconda scena che ho trovato strana: la piccola è nel suo lettino nell' oscurità della camera e d' improvviso entra il padre, il volto però è sfuocato e la piccola lo chiama Lucas .......

E li cazzo mi dico che potrebbe essere stato tranquillamente il padre magari dopo qualche pinta di troppo.

Marco_Biasio (ha votato 9 questo film) alle 22:44 del 3 giugno 2014 ha scritto:

Bell'analisi. A giorni lo rivedo. Può benissimo essere!

alexmn (ha votato 9 questo film) alle 21:11 del 4 giugno 2014 ha scritto:

in effetti il dubbio viene e ci starebbe anche. però credo sia una razionalizzazione post-visione o comunque una storia che ci si può fare perché il film non da' reali indizi in merito. o almeno così mi sembra di ricordare

tramblogy (ha votato 10 questo film) alle 9:03 del primo novembre 2014 ha scritto:

Film perfetto!...l arresa davanti al cervo come premonizione a ciò che potrebbe ancora accadere (piccolo omaggio a festen, in cui si intravede in foto l attore protagonista, in foto, appeso ad un muro, nella luce di un fiammifero).