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7/10

Antichrist regia di Lars von Trier

Horror
recensione di Gabriele Niola

In seguito alla morte del loro unico figlio, un incidente occorso mentre i genitori non potevano sorvegliarlo perchè presi dall'atto sessuale, una coppia non sembra reggere la pressione della colpa. In particolare la madre è sull'orlo di una crisi. Per affrontare i propri spettri decidono di recarsi in una casa al centro di un bosco dove si troveranno da soli con le loro colpe.

Sia ben chiaro da subito: von Trier lo si ama o lo si odia. E questo von Trier di Antichrist non è quello cui ci siamo abituati negli ultimi anni, ma quello degli esordi, quello di L'elemento Del Crimine, di Epidemic e di Europa. Quello cioè che non cerca l'intreccio raffinato o la narrazione complessa ma la resa per immagini rivelatrice a fronte di una trama quasi elementare.

Un uomo e una donna in seguito ad una tragedia vanno in un bosco per cercare di elaborare il senso di colpa. Il bosco non sarà un elemento neutro, come nemmeno le creature che lo abitano. Se questo sia per effetto di ciò che i protagonisti hanno portato con sè (le colpe) o meno non è dato saperlo e poco importa poichè in un film dove le immagini sono tutto tranne che naturali il regista è il vero artefice di ogni cosa.

Antichrist è un film molto difficile che in nessun modo cerca la benevolenza dello spettatore sebbene in più di un'occasione giochi con furbizia per accattivarselo. C'è poca violenza e poco sesso ma in entrambi i casi le poche incursioni sono fortissime e ci sono molte metafore più o meno dirette e più o meno di semplice comprensione. Su tutto regna il bosco, la foresta e l'immersione in quel contesto. Perchè entrati nel bosco i due protagonisti cambiano, il posto li cambia, li costringe ad entrare in contatto con se stessi e a confrontarsi con le proprie certezze. Li costringe a fare quel processo che il cinema dovrebbe fare con gli spettatori. La sala dovrebbe essere come il bosco di Antichrist, un luogo dove non poter sfuggire al confronto con se stessi, anche se si guarda la più divertente delle commedie.

Per questo bisogna stare in guardia davanti ad Antichrist, perchè è un film che facilmente si può rigettare. Facile, furbo, illusorio, misogino, inutile, vacuo, non riuscito e arrogante, sono solo alcuni dei molti aggettivi che con disprezzo sono stati rivolti al regista in occasione della presentazione di questo nuovo film, eppure Lars von Trier in più casi riesce a toccare corde alte, si propone di comunicare solo con le immagini e regala paesaggi e momenti per nulla facili e per nulla inutili ma anzi epidermicamente coinvolgenti.

Forse non è il suo capolavoro ma Antichrist non va liquidato come "una truffa ben elaborata". In una delle scene più discusse una volpe di colpo parla e dice "Il caos regna", in un'altra un cerbiatto gira con un cucciolo morto rimasto incastrato nel fuoriuscire al momento della nascita ma ancora non è furberia. Si guarda a Tarkovskij e a quel Sokurov che a sua volta elaborava sempre l'idea tarkovskiana che esistano "zone", luoghi geografici che sono possibili solo al cinema e che sono più di quello che sembrano, che servono come contesto immaginifico per svelare l'essenza dei personaggi e che possono da soli comunicarci cose sui personaggi che sono al loro interno.

V Voti

Voto degli utenti: 6,7/10 in media su 9 voti.

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Krautrick (ha votato 1 questo film) alle 10:47 del 13 giugno 2009 ha scritto:

Forse non è il suo capolavoro ma Antichrist non va liquidato come "una truffa ben elaborata".

No infatti. E' semplicemente un film di rarissima bruttezza

bargeld (ha votato 8 questo film) alle 18:57 del 27 novembre 2009 ha scritto:

beh io amo questo film. visto tre volte. ci vuole Coraggio con la C maiuscola per proporre al pubblico questi 107 minuti di delirio. p.s. non so se conta, ma amo anche lars von trier!

Peasyfloyd, autore, (ha votato 7 questo film) alle 20:44 del 19 dicembre 2009 ha scritto:

splendida analisi

mi ha parzialmente illuminato, perchè a me piace sempre riflettere sui film, a volte anche in modo molesto, però antichrist è un film che mi ha lasciato davvero il vuoto. E non per il fatto che non mi ha comunicato niente, anzi. E' che non sono proprio riuscito a capire se è un capolavoro o una cagata. Nel dubbio opterei più per la prima, e il voto che ne viene fuori è un compromesso. Certo è che questo viaggio lynchiano è mooolto inquietante e sconnesso. E non esito a dire che sia anche molto disturbante, per la sua capacità direi conradiana di far emergere il male e l'orrore che è in ognuno di noi.

bargeld (ha votato 8 questo film) alle 20:00 del 20 dicembre 2009 ha scritto:

è vero peasy, ho apprezzato molto anch'io l'accuratezza dell'analisi, e sono del tuo parere, questo film lascia il vuoto. un quarto d'ora sono stato, con gli occhi vacui, rintronato dal viaggio. una sensazione surreale per un film che poggia su un'esile trama ma scava quasi fisicamente nel cervello. questo contrasto, ecco, me lo fa piacere ancora di più. forse non è un capolavoro, e non lo è, ma è un'esperienza più unica che rara.

synth_charmer (ha votato 8 questo film) alle 12:32 del 8 novembre 2010 ha scritto:

visto ieri

la prima cosa che ho percepito è la bellezza visiva di questo film. Alcune "visioni" sono splendide: il prologo, l'ipnosi, il viaggio in treno. In questo senso è uno dei film più "art" di Von Trier. E quest'aspetto ha un'importanza non trascurabile, è chiaro a tutti che in Antichrist la trama conta poco. A ciò aggiungo che ho apprezzato tanto i risvolti psicologici/psicanalitici, e anche quelli storici. Un film oscuro, che ha nel buio (che sia interiore o esteriore) il suo fascino. E poi è pieno di simboli, cosa che lo rende sempre stimolante. Segnalo però che quei cinque minuti in cui la moglie tortura il marito con quell'operazione alla gamba mi ha fatto star malissimo O_o ma proprio quasi svenire! Ah, bravissima la Gainsbourg!

loson79 (ha votato 2 questo film) alle 12:52 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Mah... Se cerchi eleganza visiva mi pare che nulla nella filmografia di Von Trier possa superare "L'Elemento del Crimine" (film che nel compolesso non mi piace) ed "Europa" (film che adoro, al pari di "Dogville"). Qui ogni minuto si sfiora il comico involontario, diciamoci la verità. I capolavori di Tarkowskij, Lynch o Sokurov stanno su un altro pianeta rispetto a questa pellicola (di una bruttezza abissale, a mio modesto parere).

alejo90 (ha votato 10 questo film) alle 12:32 del 14 settembre 2011 ha scritto:

piaccia o non piaccia, è un film eccezionale.

Sydney alle 1:45 del 18 ottobre 2011 ha scritto:

Nel bene e/o nel male è comunque un film che visivamente ed emotivamente lascia un segno. E non si può negare. La fotografia, la regia e le 2 interpretazioni sono tutte di altissimo livello. E non è assolutamente vero che è un film- come ho letto da qualche celebre critico italiano- che evita qualsiasi riflessione seria. In ogni caso penso di non aver mai visto un film che divida tanto nettamente i vari pareri. Sicuramente non lascia indifferenti, il chè non per forza è un bene ma comunque un dato di fatto. In ogni caso, in definitiva, penso sia un film che non può trovare nessuna valutazione di tipo oggettivo. Legittimo che colpisca profondamente come che, al contrario, faccia profondamente orrore. Per quanto mi riguarda, mi inserisco nella prima categoria. Ma preferisco ugualmente non votare.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo film) alle 14:12 del 30 novembre 2011 ha scritto:

L'ho visto ieri, mi prendo un mese di tempo per capire se è una cazzata allucinante o un serio capolavoro.

alejo90 (ha votato 10 questo film) alle 13:54 del 20 gennaio 2012 ha scritto:

Ci sono film che sono paradigmatici della filosofia del loro autore (l'esempio più lampante è Matchpoint di Woody Allen); poi ce ne sono altri, rappresentativi del loro pensiero, inteso sia come loro psicologia che come struttura dei loro processi cognitivi, di come essi intendono la realtà e di come funziona il loro processo creativo (INLAND EMPIRE di David Lynch è tutte queste cose insieme); e poi c'è Antichrist di Lars von Trier, che è sia contenitore degli elementi precedentemente citati, sia qualcosa di diverso e opposto.

Questo film, uno dei maggiori capolavori della storia della cinematografia, è innanzitutto la summa del cinema precedente del regista danese: c'è la sua ossessione per la ricerca di uno stile visivo e sonoro unici, del tempo di ripresa perfetto, della provocazione scopica e sensoriale in generale, del racconto allegorico-fantastico mascherato da narrazione iperrealistica.

Con qualcosa in più.

Già dal titolo, il film evidenzia la peculiarità di essere un film CONTRO: contro il precedente cinema del regista, contro il cinema in generale, contro Cristo. Lars von Trier, il "grande masturbatore dello schermo", va contro tutto e tutti, solo e disperato, con un antifilm che disorienta, disgusta, sconvolge, scandalizza, sconquassa. Reduce da una profonda depressione, il regista realizza una pellicola che non lascia scampo dal male aberrante che mette in mostra; i suoi film precedenti erano solitamente tristi e sconsolati, eppure venati di un'ironia beffarda (The Kingdom - Il regno), di un cipiglio sardonico, supponente (Epidemic, "Europa"), di una giocosità fredda che sfiora il sadismo e che ha reso il regista antipatico a molti spettatori (si pensi all'ambiguità di un film come "Le cinque variazioni", o al disprezzo per il genere umano mostrato ne "Il grande capo"), oppure di un finale aperto al cambiamento, alla speranza dell'avvento di un Bene superiore (o quantomeno equivalente) al Male che era stato mostrato nel corso della narrazione (Le onde del destino). Antichrist non è nulla di tutto ciò: non è divertente, non ha un lieto fine, non è per nulla piacevole come visione, anzi è disturbante. La pellicola, dedicata a Tarkovskij, sembra quasi un congedo da tutto ciò che l'ha preceduta: è come se von Trier ringraziasse, ma dicesse no all'uso di schemi, forme e contenuti del cinema che è venuto prima di lui. Come al solito, questo atteggiamento ha spaccato in due critica e pubblico, suscitando critiche spietate da una parte e appassionati elogi dall'altra. E' il corrispettivo di ciò che accade in ambito scientifico quando viene proposta una teoria rivoluzionaria che incontra il favore degli studiosi più progressisti e l'astio di chi ha creduto e lavorato per anni (o per la vita) al modello ritenuto valido fino a quel momento. Questa presa di posizione, che espone il regista e la sua opera ad una pressione ed attenzione altissima, è conseguente al fatto che Antichrist sia l'incarnazione filmica del suo creatore: Lars von Trier è l'Anticristo, colui che distrugge, scardina, frantuma ideali e certezze per darci in cambio dolore, sofferenza e disperazione (Grief, Pain, Despair, i "tre mendicanti" che tanta importanza hanno nello svolgersi degli eventi raccontati).

Il mondo raccontato da von Trier (e quindi, nella sua ottica, la nostra realtà) è infine privo di Cristo, di un qualsivoglia Dio buono e misericordioso. E'anzi un mondo ostile all'uomo, a cominciare dalla Natura, infida, selvaggia, ingovernabile; per non parlare della natura umana, caotica, nichilista, distruttiva e (quindi) autodistruttiva. Ciò si palesa in particolare nel rapporto tra Uomo e Donna: due opposti che si attraggono senza riuscire a conciliarsi, anzi erodendosi a vicenda, e non permettendo la coesistenza di entrambi; uno prevale sull'altro, ed in particolare l'Uomo sulla Donna. "Lascia ch'io pianga la mia cruda sorte/ E che sospiri la libertà" recita la celebre aria del Rinaldo di Handel, colonna sonora del film.

Ma se per la Donna il destino è segnato, non va molto meglio per l'Uomo: torturato, seviziato e infine solo.

Ricco di sequenze magistrali, inedite per intensità e violenza, magnificamente interpretato da due attori eccezionali, contrassegnato da una colonna sonora e una fotografia memorabili, Antichrist è semplicemente un film imperdibile, incredibile ed indimenticabile.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo film) alle 13:04 del 21 gennaio 2012 ha scritto:

Il mese sabbatico è scaduto da un pezzo, ora voto. La tua analisi è interessante, ale, ma secondo me hai sopravvalutato un tantino il ruolo registico di Von Trier... Parecchie sequenze del film sono in effetti riuscite (a me, chissà perché, viene sempre in mente la scena in cui Dafoe si addormenta con la mano fuori dalla finestra e la mattina dopo la trova coperta di zecche... forse il punto in cui più si percepisce l'ostilità della natura contro l'uomo). Ma questo perpetuo, ostinato insistere sull'estetica dell'immagine, d'altro canto, lo avvicina molto al narcisismo di autori come Antonioni (insopportabile IMHO) e inevitabilmente carica il progetto iniziale di pretenziosità arty che finiscono per comprometterne un po' la forza. I close-up sulle penetrazioni, l'eiaculazione di sangue (fregata peraltro a Nekromantikk...), le figure misteriche, le allucinazioni in una foresta quasi mescalinica e tridimensionale, gli slow-motion d'inizio e fine pellicola... Tutto è visivamente perfetto, esteticamente ineccepibile, solo che a tratti io non vedo il contenuto dietro il gesto (cosa che, invece, riscontro sempre anche nel Lynch più estremo, che difatti è il mio regista preferito). Un punto in più a Von Trier va dato nella scelta delle tematiche, mai facili e di comprensione immediata, ma c'è da dire anche che digerisco sempre con molta difficoltà la patina di intellettualismo con cui vengono puntualmente spennellate... Lo stesso può dirsi del recente Melancholia. Per me è 9 dal punto di vista visivo, 6 dal punto di vista contenutistico.

alejo90 (ha votato 10 questo film) alle 19:04 del 21 gennaio 2012 ha scritto:

RE:

non contesto il tuo parere, anche perchè ben argomentato. Mi limito solo a dirti che Antonioni è il mio regista italiano preferito, quindi capisco che siamo su fronti davvero opposti XD Il che spiega anche la nostra divergenza di vedute su questo film (che in definitiva riguarda la parte contenutistica, dato che su quella estetica mi pare che siamo d'accordo)

tramblogy alle 9:51 del 17 giugno 2012 ha scritto:

Pesante e spaventoso!