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7/10

Gangster Squad regia di Ruben Fleischer

Gangster
recensione di Alessandro Pascale

 

Nel 1949, a Los Angeles, presso il dipartimento di polizia viene formata una task force speciale, guidata dai sergenti John O'Mara e Jerry Wooters, per tentare di catturare uno dei criminali più noti: Mickey Cohen, che gestisce un vasto traffico di droga, armi, prostituzione e scommesse clandestine, riuscendo ad influenzare direttamente parte della politica locale e delle forze di polizia.

 

Ruben Fleischer, giovane rampante noto soprattutto per l'esordio Zombieland (2009) alla sua terza prova realizza un gangster movie granitico e assai spettacolare, sfruttando un cast notevole (Sean Penn, Ryan Gosling, Josh Brolin, Emma Stone, Nick Nolte, Giovanni Ribisi, ecc.).

Nonostante il soggetto di Paul Lieberman (ossia i suoi racconti per il Los Angeles Times pubblicati con il titolo “Tales from the Gangster Squad”) faccia pensare molto da vicino al modello de Gli Intoccabili di Brian De Palma, Gangster squad è assai diverso per stile e andatura: più massiccio, violento e lineare rispetto all'eleganza sentimentale e virtuosistica che caratterizzava l'opera di De Palma. Non che Gangster Squad sia un brutto film, nonostante una sceneggiatura (targata Will Beall) nel poco brillante, appiattita su un omaggio eccessivo ai noir anni '40, incapace di proporre evoluzioni inaspettate nella trama come pure di aggiungere quel po' di mordente nei dialoghi necessario per aggiungere brio alla narrazione. I momenti ironici e umoristici si contano purtroppo sulle punte delle dita, mentre aleggia un'aria da integerrimi eroi eredi degli sceriffi incalliti del Far West. Scarso se non nullo l'approfondimento psicologico dei personaggi, raggiungendo l'apice per il sergente John O'Mara (Brolin), esageratamente granitico e perfetto sia nel ruolo che nella recitazione.

Meglio se la cavano Sean Penn e Ryan Gosling nei ruoli del boss Mickey Cohen e del poliziotto latin lover Jerry Wooters, nonostante un'incapacità di fondo di caratterizzare dei personaggi concepiti con uno stampino predefinito in maniera troppo rigida.

Il resto della combriccola non merita troppa attenzione, con personaggi abbozzati lasciati in disparte nel ruolo di comprimari.

Se Gangster Squad resta quindi un film valido da vedere è sostanzialmente per due motivi: il primo è l'estremizzazione di una violenza realistica degna erede delle produzioni di Robert Aldrich. Ogni scazzottata e azione poliziesca (e sono tante) è un piccolo evento che ci mostra come sarebbero potuti essere spettacolarizzate le scene di lotta nei capostipiti del genere. Il secondo, strettamente collegato, è la regia di Fleischer, che nonostante gli evidenti limiti sopra segnalati riesce a dare un ritmo scattante al tutto, senza mai annoiare o cadere in momenti morti. Il risultato è un film che cattura le atmosfere del noir (grazie soprattutto alla perfezione formale di fotografia, scenografie e costumi) mettendole al servizio di robusto poliziesco d'azione. Il rovescio della medaglia è la mancanza di approfondimento psicologico e l'impostazione eccessivamente scontata dello svolgimento narrativo, con particolare riferimento al finale, seppur scoppiettante. Non si raggiungono quindi i livelli del recente Nemico Pubblico (2009), ma rimane una visione più che godibile.

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