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7/10

I Love Radio Rock regia di Richard Curtis

Drammatico
recensione di Gabriele Maruti

Durante la seconda metà degli anni 60, una delirante stazione radio pirata che trasmette al largo delle coste inglesi affronta a colpi di gag e vinili l’avvento di una legge che rischia di metterla per sempre a tacere.

Bastasse dare un'occhiata al cast, questo I Love Radio Rock andrebbe annoverato a scatola chiusa fra le migliori commedie inglesi, non solo dell'anno, ma di tutti gli ultimi tempi. Una sequela di Nomi che farebbe sperare miracoli non soltanto all'appassionato d'Albione, ma anche al più discreto spettatore del sempre caro Lunedìfilm.

E invece no.

Richard Curtis, già navigatissimo con numeri celebri ma di qualità alterna come Notting Hill (a me piace) o Bridget Jones (a me non piace), mette in piedi un baraccone con tutti gli ingredienti giusti. Prima di tutto, dicevamo, il cast: uno dei migliori americani sulla piazza, Philip Seymour Hoffman, e un All Star Team di inglesi che vanno dal magico Rhys Ifans a San Kenneth Branagh, passando per l'ormai affermato Nick Frost. Attori che sanno il fatto loro e che con quelle due-mosse-due riescono a caratterizzare il personaggio quel tanto che basta per renderlo riconoscibile e definito. Il rischio, sfiorato in molte occasioni e colpito in pieno nel caso di Branagh, è quello di ritrovarsi però fra le mani una serie di macchiette: buffe sì, curiose anche, ma forse non così interessanti e sicuramente un po' superficiali.

Questo ci interessa? Dipende. I Love Radio Rock si basa sulla scena singola, sulla situazione simpatica, sulla trovata giocosa del momento, con uno schema ben preciso che pur nella sua prevedibilità non nega a nessuno un enorme sorriso. Pare quindi superfluo pretendere uno "sviluppo" in una trama seriamente riassumibile in tre righe.

Il fatto è che Curtis prende tutti questi evidenti difetti e riesce, anche se con qualche lungaggine e forzatura, a trasformarli nei piccoli pregi che riescono a farti uscire dalla sala soddisfatto.

Come prevedibile, il merito sta quasi tutto nell'utilizzo della colonna sonora che, pur apparendo scontata nelle scelte, riesce ad abbattere il rischio della banalità. A titolo d'esempio, al di là della tintarella sulle note di Sunny Afternoon o del cuore spezzato di Stay With Me Baby, c'è quella scena, semplice e allo stesso tempo epica e commovente, in cui padre e figlio si riuniscono sulle note dell'omonimo pezzo di Cat Stevens. Un'idea che sarebbe venuta in mente a chiunque ma che nella maggior parte dei casi avrebbe portato ad un piccolo pastrocchio. E invece qui scende addirittura qualche lacrima.

E' proprio la potenza di quella stessa musica che salva il film da una certa medietà.

Tutto è infatti talmente leggero che il fatto di trovarci negli anni '60 o nel 2000 non ci preoccupa più di tanto.  Si tratta di svago e qualunque tentazione di ritrarre realmente un'epoca o le sue  cosiddette leggende è tenuta ben lontana. Non siamo così di fronte né ad un 24 Hour party People, ma neanche ad un Almost Famous, tanta è l'ingenuità un po' scemotta con la quale è trattato l'argomento groupies.

Ecco perché "la barca che spacca" (tanto per parafrasare il titolo originale) spacca soltanto fino a un certo punto, superando alla grande la sufficienza nell'immediato ma lasciando un po' troppo poco sulla lunga distanza. E con certe premesse è di sicuro un peccato.

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 10 voti.

C Commenti

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SanteCaserio (ha votato 8 questo film) alle 0:25 del 11 agosto 2009 ha scritto:

Recensione

forse troppo cattiva. Il film non ricerca nessun orizzonte particolarmente coraggioso. Però funziona bene. La recitazione riesce ad amalgamarsi seppure, come scritto, puntata su un susseguirsi di eventi e sequenze. Alla colonna sonora corrisponde anche una buona fotografia e una regia più che sufficiente. La sequenza che utilizza a piene mani Morricone dimostra una buona capacità complessiva decisamente rara. Contrariamente ai miei pregiudizi credo che il risultato sia quello ricercato, lontano dai miei gusti ma certamente perfetto nel suo genere.

Poi può darsi che sia troppo di parte per un film che è riuscito a farmi sorridere dopo una lunga sequenza di opere dubbie di Bergman

Per il resto complimenti per la recensione.

p.s. Gesù, tanto un bravo ragazzo, con molti amici

Peasyfloyd (ha votato 8 questo film) alle 0:25 del 29 ottobre 2009 ha scritto:

ottimo davvero

trovo che il Maruti mostri uno snobismo di fondo tale da evidenziare nettamente la sua natura borghese e aliena dal verbo rock'n'roll. In parole povere il Maruti è evidentemente un matusa debosciato.

Il film invece è davvero ottimo, molto merito della colonna sonora, è vero, però non trovo superficialità nei personaggi, ma la giusta leggerezza.

Ivor the engine driver (ha votato 1 questo film) alle 12:31 del 24 novembre 2009 ha scritto:

spero che gli ultimi 15 minuti risollevino il film (la copia scaricata si interrompe lì), altrimenti è (viste le premesse di cast) tra le cose + aberranti viste negli ultimi anni. Colonna sonora a parte. Superficiale, stupido, involontariamente demenziale. Aberrante.

SanteCaserio (ha votato 8 questo film) alle 11:20 del 25 novembre 2009 ha scritto:

Mmm

capisco la divergenza di opinioni, sempre legittima. "Involontariamente demenziale" però contraddice la natura oggettiva del film. E' volutamente stupido, volutamente superficiale. Riuscire a fare cose stupide e divertenti non è facile. Almeno che non si pensi che la supeficialità debba essere per definizione negativa.