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9/10

Inside Llewyn Davis regia di Ethan Coen, Joel Coen

Drammatico
recensione di Valentina Di Martino

Inside Llewyn Davis è ambientato nel Greenwich Village negli anni 60 ed è ispirato alla vita del musicista e cantautore Dave van Ronk. Chitarrista, arrangiatore, intimo amico di Bob Dylan, van Ronk è stato figura di rilievo nel panorama della musica folk americana negli anni sessanta.

"If it's never new and doesn't get old, it's a folk song"

Se non dicessi che sedendomi al cinema avevo già i brividi e che quando Oscar Isaac ha cominciato ad accarezzare le corde della chitarra avevo già capito che sarebbe stato il “mio” film, non sarei onesta.

Un film dei fratelli Coen, musica folk e un viaggio. Elementi perfetti che si incastrano come i casi della vita, come i segni che leggiamo o vogliamo leggere ad ogni passo che compiamo.

Una settimana nella vita di Llewyn Davis è quello che ci basta. Circolare, come altri film dei due registi e amarissimo e ironico allo stesso tempo.

Come trovare e perdere continuamente un gatto rosso, rincorrerlo e non conoscerne nemmeno il nome.

Come partire per un viaggio, con gente sconosciuta e poco raccomandabile solo con la chitarra e una flebile speranza.

Come cercare un divano diverso ogni notte su cui dormire.

In ogni inquadratura, in ogni sguardo di Isaac aleggia malinconia e rassegnazione, ma anch euna forza e un coraggio che portano lo spettatore a vivere e sospirare con il protagonista, a ridere delle sue battute pungenti e sprezzanti.

Nonostante il protagonista sia ispirato al cantautore Dave Van Ronk, scomparso poco più di dieci anni fa, compositore e intimo amico di Bob Dylan ( a cui si fa brevissimo accenno nel film), Davis non ha molto a che spartire con le posizioni e le lotte politiche van Ronk ha portato avanti nella sua vita.

La colonna sonora è strepitosa e interpretata interamente dagli attori.

Oltre ad essere stato presentato al Torino Film festival, ha vinto a Cannes il Grand Prix Speciale della Giuria.

V Voti

Voto degli utenti: 8,2/10 in media su 6 voti.

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alexmn (ha votato 9 questo film) alle 12:44 del 9 febbraio 2014 ha scritto:

davvero un gran film, da qualsiasi aspetto lo si guardi. isaac immenso attore e interprete di un folk interpretato in modo molto personale. sceneggiatura scritta in modo magistrale e girata con maestria. i coen sono sempre stati ad altissimi livelli in carriera, però è sempre piacevole sorprendersi per un duo che negli anni ha continuato a migliorarsi.

mi piace molto la parte centrale della recensione perchè rende bene il senso della vita e del precariato relazionale-e-artistico di llewyn davis.

e l'ideale passaggio di consegne finale dimostra come il cinema dei coen sappia raccontare piccole storie di uomini intercettando però la Storia che gli passa di fianco.

Marco_Biasio (ha votato 8 questo film) alle 12:56 del primo marzo 2014 ha scritto:

Mette incinte amiche e conoscenti spingendole poi all'aborto. Una di loro non lo fa, ma lui rifiuta consapevolmente di ricongiungersi con lei (e con un bambino, suo, che non conosce) non appena ne ha la possibilità. L'altra non si sa se lo farà o meno, e nemmeno si sa se il bambino sia realmente suo oppure no. Canta traditional e pezzi autografi (scritti però in tandem con l'amico e collega morto suicida) sempre nel solito localino, e la prima volta che tenta il salto di qualità a Chicago viene scartato perché nella ballata di amore e morte da lui scelta "non si vedono soldi". Fa scappare per ben tre volte un gatto di cui non conosce il nome (e che non è suo), poi lo riacchiappa, ma non è lo stesso, e - senza un sincero rimorso - lo abbandona al proprio destino, investendolo poi in una notte insonne di tormenta, alla guida di una macchina (anch'essa non sua). Ha di fronte il padre da cui è fuggito per un'intera vita, e non riesce ad entrare in contatto con lui nemmeno tramite il medium della chitarra. Llewyn Davis è così loser che l'episodio del pestaggio al pub (marcato da una significativa alternanza con Dylan, il winner par excellence) ha un carattere ricorsivo, intrappolando di fatto la sua intera vita in un limbo di non-decisione e non-movimento, di fiera e sterile opposizione al mondo. Davis perde ma si compiace delle sue sconfitte, e non fa davvero nulla per risollevarsi: allontana chi gli sta vicino, si inimica amici e conoscenti, litiga con gli sconosciuti. Alla fine, quello che rimane è un senso atomico di vuoto. Ulisse, il gatto, fantasma tanto quanto il collega di Davis, conclude felicemente il suo peregrinare. Chi è destinato ad essere per sempre l'Ebreo errante della situazione (visti i Coen, è proprio il caso di dirlo) è Davis. Film amarissimo e spiazzante. Bellissima colonna sonora.

forever007 (ha votato 6 questo film) alle 16:17 del 20 settembre 2014 ha scritto:

Mi ha deluso molto il film, mi aspettavo davvero tanto: alienazione,amarezza,artisti tormentati; ma io non ci vedo proprio nulla di tutto questo. Ci si concentra fin troppo sui pezzi cantati, gli unici dialoghi decenti sono quelli con la ragazza incinta, è il classico bluff che si atteggia a film profondo ed invece è un normale film su un cantante folk senza soldi.

alexmn (ha votato 9 questo film) alle 16:39 del 20 settembre 2014 ha scritto:

si concentra molto sulla musica perchè è necessario per raccontare quel mondo. io sinceramente non ho sentito la mancanza di artisti tormentati e affini perchè dal trailer e dalla storia di van ronk non me li aspettavo..mica è la storia di ian curtis

di amarezza ce ne è davvero tantissimi e di sogni infranti pure, in ogni angolo e atmosfera (la fotografia di delbonnel a proposito è perfetta nel veicolare questo tipo di emozioni).

un film che sa raccontare un epoca, un mondo (il village della musica country-folk) e dei personaggi. che vuoi de più!

forever007 (ha votato 6 questo film) alle 17:03 del 20 settembre 2014 ha scritto:

Il modo di percepire l'atmosfera è soggettivo e per quanto riguarda il ci si concentra troppo sulla musica sono stato ovviamente sintetico. Intendevo dire che io sicuramente non avrei perso più di 15 minuti di film inquadrando il protagonista mentre canta: hanno fatto sentire almeno 3 canzoni per intero e ci hanno mostrato il protagonista mentre le canta!! Una volta ci sta anche ma già alla seconda ho pensato "ma quando finisce questo qui". E sta parlando uno a cui piacciono anche queste canzoni folk tutte uguali tra loro. Insomma io vedo il fallimento, ma non mi è entrato dentro. E mi spiace anche perchè in genere sono io quello che prova emozioni mentre gli altri apaticamente guardano lo schermo.