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8/10

Splendore nell'erba regia di Elia Kazan

Drammatico
recensione di Gloria Paparella

In una cittadina del Kansas negli anni ’20 nasce l’amore tra i due liceali Deanie e Bud, ma l’educazione religiosa e sessualmente repressiva di lei allontanerà i due giovani che si costruiranno un futuro diverso da quello che avevano sognato per se stessi.

Elia Kazan è stato uno dei più grandi registi capace di dar lustro ad un genere, quello melodrammatico, che dopo l’avvento del colore era stato spesso banalizzato o reso qualitativamente mediocre.

Splendore nell’erba è una delle opere più commoventi del regista, nata dalla sceneggiatura del premio Pulitzer William Inge, il quale partì da una storia vera, sentita durante la sua giovinezza e trasformata nel 1961 in un film poetico e suggestivo.

Le tematiche adolescenziali del primo amore, del rapporto con la famiglia (in un periodo di difficoltà economiche come quello del 1928-29), le rabbie e le pulsioni dei teenager dominano la storia e la vita dei due protagonisti, Deanie (Natalie Wood) e Bud (Warren Beatty): lei di famiglia modesta e cresciuta secondo i più severi principi religiosi, soprattutto in fatto di amore e di rapporti con i ragazzi; lui di buona famiglia, è innamorato ma le emozioni che prova sono troppo intense e il desiderio sessuale lo porta al collasso fisico. Deanie, invece, frustrata dal fatto di essere una brava ragazza, finirà con l’impazzire e verrà ricoverata in una casa di cura. Le strade dei due ragazzi si separano e così il futuro che avevano immaginato condiviso insieme resterà solo un’utopia di gioventù.

La sceneggiatura di Inge, premiata con l’Oscar nel 1962, spiazza lo spettatore perché non solo nega un lieto fine ai due protagonisti, ma li consegna ad una maturità da perdenti: Bud, dopo il ritiro da Yale, diventa padre e marito e si dedica a portare avanti la fattoria di famiglia che ha subito le conseguenze del crollo finanziario del ’29; Deanie, illusa di ritrovare il suo amore, riparte per un destino incerto, al fianco di un ragazzo conosciuto in clinica di cui in realtà non è innamorata.

Il film, inoltre, si scaglia fortemente contro la morale sessuale del tempo e contro l’educazione genitoriale, responsabile dei problemi della crescita dei figli; il regista considera i genitori degli “assassini” poiché tendono a soffocare quel sentimento raro e prezioso che è “l’amore romantico”. La sua è un’accusa feroce contro la famiglia borghese che distrugge l’innocenza adolescenziale con l’obiettivo di salvare e proteggere i propri figli: Splendore nell’erba è un imperativo alla libertà e in particolare a vivere l’amore così come viene, senza restrizioni né familiari né sociali.

Bravissimi l’esordiente Warren Beatty, capace di esprimere con sofferenza il conflitto del suo personaggio tra l’amore per Deanie e il desiderio opprimente di sessualità, e Natalie Wood, nell’interpretazione che ha segnato una svolta nella sua carriera verso ruoli adulti e complessi e che le è valsa la candidatura all’Oscar: straziante la scena in cui impazzisce nella vasca da bagno e indimenticabile quanto recita i versi della poesia di Wordsworth “Ode on intimation of immortality”, da cui è tratto il titolo del film, che rimane una delle opere più penetranti e intense di Elia Kazan.

 

 

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Paolo1951 (ha votato 2 questo film) alle 12:29 del 5 maggio ha scritto:

Mi spiace, ho sbagliato: intendevo dare il massimo dei voti. È un bellissimo film e il fatto che non ci sia lieto fine rende, quantunque amara, più realistica la conclusione. Bravissimi gli attori, la Wood avrebbe dovuto ottenere l’Oscar, senza nulla togliere alla Loren. Un peccato che le due nomination fossero contemporanee.