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3/10

La Ragazza Che Giocava Con Il Fuoco regia di Daniel Alfredson

Thriller
recensione di Dmitrij Palagi

Un collaboratore della rivista Millenium e la sua compagna vengono brutalmente assassinati proprio mentre stanno per pubblicare clamorose rivelazioni sul mercato del sesso in Svezia. Sull'arma del delitto ci sono le impronte di Lisbeth Salander (Noomi Rapace), considerata pericolosa e ricercata come colpevole. Il direttore della rivista, Mikael Blomqvist (Michael Nyqvist), non crede a quello che dicono i notiziari: conoscendo Lisbeth, sa che diventa violenta quando ha paura, e cerca in tutti i modi di arrivare a lei prima della polizia. Mentre indaga per ricomporre la trama di un complicato puzzle, Blomqvist si trova a fare i conti con alcuni spietati criminali

 

Il primo non stupiva né annoiava, per il secondo episodio è richiesto l'accompagnamento di un cuscino.

La semplificazione prende talmente campo che il film non necessita né della lettura del romanzo da cui è tratto, né della visione del prequel Uomini che odiano le donne. Un thriller schiacciato su schemi votati alla noia, grazie al quale si assiste ad uno stanco susseguirsi di azioni poco coinvolgenti.

Un thriller privo di suspense, con un ritmo veloce quanto una tartaruga, ha poco senso di esistere anche a livello teorico. Al libro originale viene sottratto il piano di denuncia sociale, lo stile tipico del giornalismo d'inchiesta, mentre sparisce ogni chiaroscuro. Il risultato è un prodotto televisivo gonfiato senza contenuti.

I personaggi erano stati già snaturati nel primo film; ora quasi tutto si eclissa sotto i tacchi di Lisabeth Salander, priva di ambiguità e congelata in una costante espressione a mal di stomaco, come se l'unico sentimento che fosse capace di provare fosse un misto di stupore e rabbia repressa. La lesbica discriminata come fulcro di una storia di trafficking, parola della quale i meno esperti potrebbero ignorare il significato anche alla fine di questo film.

Chiedere a Noomi Rapace di sostenere in solitaria le due ore abbondanti del film resta di per sé nel campo della legittimità (che scontenterebbe solo i lettori della Trilogia Millenium), peccato che né la regia, né la recitazione si dimostrino all'altezza dell'impresa.

Il cambio dietro la macchina da presa (Niels Arden Oplev viene sostituito da Daniel Alfredson) non migliora la situazione, con un lavoro che ricorda i film tv europei, accompagnato dalla pubblicità per le aziende svedesi. Oltre a rendere semplice ciò che era complesso, anche le scelte estetiche si schiacciano sull'esplicito. L'uomo che sbava mentre fa sesso, il viscido padre criminale, le espressioni beote degli attori. Su tutto domina (comicamente) la resurrezione della protagonista, con richiami a Tarantino e Romero (decisamente fuori luogo).

La recitazione ovviamente non soccorre lo scarso livello, se non per la Rapace, comunque schiacciata da richieste superiori alle sue capacità. La fotografia non supera il livello minimo richiesto, mentre si fatica ad accorgersi della colonna sonora.

Qualsiasi analisi accurata sarebbe una crudeltà. A partire dalla sceneggiatura nasce il sospetto che ci si sia limitati al minimo indispensabile, puntando tutto sul nome del film, contando sulla cieca fiducia dei fan di Larsson. Bisognerebbe che restassero con gli occhi chiusi lungo tutta la pellicola per non rimanere scioccati. A livello tecnico si recupera nelle battute finali, scadendo però in un grottesco fuori luogo (al limite del ridicolo).

Un film caldamente sconsigliato, prende i lati peggiori della storia da cui è tratto, cancella tutto quello che c'era di buono.

Troppo lungo, troppo slegato dal libro, si finisce per rammaricarsi che la storia non sia stata snaturata da Hollywood ...

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