Stella regia di Sylvie Verheyde
BiograficoStella è una ragazzina di 11 anni che vive nelle periferie di Parigi sopra il bar gestito dai genitori, luogo d'incontro/scontro di tanti personaggi più o meno strani tra cui Alain, 'angelo custode' fuori tempo massimo. Tra nuove e vecchie amicizie, una scuola d'alto livello, i primi amori, piccoli-grandi problemi di tutti i giorni, Stella imparerà a crescere in un mondo tutt'altro che semplice. Racconto autobiografico della regista Sylvie Verheyde.
Se fosse un film in bianco e nero e fosse la fine degli anni ’50, potremmo tranquillamentre trovarci nel mondo del piccolo Antoine Doinel, alter-ego di Francois Truffaut e protagonistra de I 400 colpi. La sensibilità/spontaneità nel raccontare, lo stile mai retorico, la natura fortemente autobiografica: tanti elementi che rendono i due film così affini che i due ragazzini sembrano improbabili fratello e sorella separati alla nascita.
È il 1977.
Stella ha 11 anni e vive nelle banlieue parigine sopra il bar gestito dai genitori, luogo d’incontro di tante persone più o meno strane/folk e pochi ma veri amici. Tra questi c’è Alain, (anti) angelo dai capelli biondi, di poche parole ma con un volto che parla da solo, foriero di tante storie visibili in ogni piega della pelle. Lo interpreta il figlio di Gerard Depardieu, Guillaume, prematuramente morto dopo una vita fatta di alti e bassi impressionanti, felicità e disperazione, in parte cercate in parte no, che si alternano senza soluzione di continuità; lascia il mondo/cinema con una stupenda prova d’attore anche nel suo essere poco presente in scena, di un’intensità rara: lo sguardo è quello di chi la recitazione ce l’ha nel sangue, un talento immenso, decisamente superiore al padre. Alain (come il Delon che spopolava in quegli anni) è un principe azzurro fuori tempo massimo, una sorta di angelo custode per Stella tanto che quasi si sente la sua presenza anche quando non c’è.
I genitori, uniti/condannati dal matrmonio, si tradiscono a vicenda, coppia sbagliata che non salta solo per il grande amore verso la figlia, unica vera gioia della loro unione. Il loro bar è una sorta di microcosmo, una scuola di vita (di periferia) in miniatura, necessario contraltare al mondo alto-borghese della Parigi dove la protagonistra studia. Lì c’è la prestigiosa scuola media “per ragazzine bionde” in cui Stella, lontana anni luce da quel mondo fatto di ricchezza e apparenza, fa fatica ad integrarsi, fino a che non fa amicizia con la prima della classe, anche lei border-line per indole; insieme imparano come (soprav)vivere, tra difficoltà varie, “sfide” ai professori, invidie altrui e un litigio con la Barbie di turno che ha deciso di prendere in giro la ragazzina sbagliata: un paio di sberle che rimettono a posto le carte in tavola. Tre trimestri da quasi-adolescente che lentamente prende coscienza e scopre il mondo a modo suo, perchè la realtà è difficile ma non impossibile.
La regista, Sylvie Verheyde, affronta con sensibilità e senza eccessi di retorica (nemmeno nella voce fuori campo) un tema non facile, quello della (sua) crescita, con un film di formazione tutto raccontato dal punto di vista di Stella, quasi una piccola Amelie: i primi amori, il difficile rapporto con la famiglia e la scuola, la scoperta della letteratura (Cocteau), la musica (Tozzi...), la vera amicizia.
Protagonista è la bravissima Léora Barbara, attrice di grande talento e potenzialità tali da permetterle di reggere quasi tutto il film sulle sue spalle; dopo pochi minuti viene naturale l’empatia, attratti da quello sguardo da bambina ma adulto al tempo stesso; ci affezioniamo a lei, al suo imparare a giocarsi (bene) le carte della sua esistenza. Come Antoine Doinel nel finale de I 400 colpi, anche Stella corre incontro alla vità perchè ha deciso di viverla appieno, senza tirarsi indietro.
Più di un secolo fa Goethe disse, “l’audacia ha in sè genio, potere e magia; se sogni di far qualcosa, inizia a farla. Ora.”. Aveva ragione.
Distribuisce Nanni Moretti con la sua Sacher Film. Doveroso plauso per chi si prodiga alla ricerca di piccoli/grandi film. Ancor di più se si sfiora il capolavoro, come in questo caso.
Tweet
.jpg)
Questione Di Cuore Francesca Archibugi
The Artist Michel Hazanavicius
Sherlock Holmes: Gioco di Ombre Guy Ritchie
Motel Woodstock Ang Lee
Tra Le Nuvole Jason Reitman
Vuoti a rendere Jan Sverák
Le Cronache Di Narnia: Il Viaggio Del Veliero Michael Apted
Giulia Non Esce La Sera Giuseppe Piccioni
Sherlock Holmes Guy Ritchie
The Rite Mikael Hafstrom
J Ai Tue Ma Mere Xavier Dolan
I Quattrocento Colpi François Truffaut
Lourdes Jessica Hausner
La Signora Della Porta Accanto François Truffaut
Piccole Bugie tra Amici Guillaume Canet
Cena Tra Amici Alexandre de La Patellière
Baci Rubati François Truffaut
Io e Te Bernardo Bertolucci
Non drammatizziamo, e' solo questione di corna François Truffaut
Attacco Al Potere - Olympus Has Fallen Antoine Fuqua
Quello che il film Lincoln non dice riguardo a Lincoln
Cleo Dalle 5 Alle 7 Agnès Varda
Bellamy Claude Chabrol
Gli Infedeli Emmanuelle Bercot
Potiche - La Bella Statuina François Ozon
Kirkcaldy Man Julian Schwanitz
Puccini e la Fanciulla Paolo Benvenuti, Paola Baroni
127 Ore danny boyle
alexmn