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6/10

Una Lucertola con la Pelle di Donna regia di Lucio Fulci

Giallo
recensione di Valerio Zoppellaro

Carol Hammond, figlia di un avvocato londinese, ha una serie di incubi a carattere erotico-orrorifico, in cui la protagonista è Julia Durer, la sua vicina di casa, una ragazza disinibita che attrae e sconcerta Carol. Quest'ultima rivela al suo psichiatra di aver fatto un sogno in cui uccide la Durer, pugnalandola. Lo psichiatra interpreta il sogno come liberatorio, ma la Durer viene veramente uccisa come sognato da Carol, e tutti gli indizi l'accusano del delitto.

Carol viene arrestata e rilasciata su cauzione, nonostante i dubbi dell'ispettore Corvin, e inizia ad essere perseguitata anche da un misterioso hippy, da lei visto in sogno, che tenta di ucciderla. I sospetti cadono anche sul marito di Carol, Frank, in quanto è l'unico che poteva avere letto gli appunti presi dalla moglie sui suoi sogni, per mettere in pratica il delitto. Il padre di Carol la scagionerà accusandosi dell'omicidio prima di suicidarsi.

Quando si parla di Lucio Fulci si fatica spesso ad essere obiettivi, passando da rivalutazioni onestamente eccessive ad analisi troppo critiche basate su preconcetti che portano a considerare le sue opere come semplici b-movie privi di qualsiasi spunto interessante.  Un dato di fatto è l’ eclettismo del regista romano che si è sperimentato in vari generi, cercando spesso di inserire elementi originali. Uno dei suoi film più innovativi è Una lucertola con la pelle di donna, che appartiene al periodo thriller. Se si analizzano le inquadrature e la fotografia di quest’ opera non si può rimanere ciechi di fronte agli innumerevoli difetti con scelte che talvolta possono risultare incomprensibili. Vale però la pena concentrarsi sulle tematiche affrontate in quest’ opera da Lucio Fulci concentrandosi sul fatto che l’opera risale al 1971. Nel film infatti si fa cenno ad elementi attuali per l’epoca come il mondo hippy e l’utilizzo di droghe allucinogene ma il tema della psicanalisi e del conflitto tra immagine sociale e desideri inconsci inconfessabili non era mai stato trattato in modo così diretto da un regista italiano. Lucio Fulci inserisce abilmente il tema del sogno e l’istinto paterno dell’avvocato che si autoaccusa del delitto pur di scagionare la figlia, probabilmente negando a sé stesso le sue perversioni. Uno degli aspetti più interessanti è il fatto che l’indagine del detective vada paradossalmente oltre la psicanalisi, che non viene vista come verità assoluta ma come uno dei tanti mezzi per comprendere una realtà più complessa. Un film assolutamente non banale ed estremamente “concreto”, impreziosito dalle musiche di un Ennio Morricone particolarmente ispirato. Da vedere.

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Stefano Luigi Maurizi (ha votato 10 questo film) alle 22:01 del 20 settembre ha scritto:

Dare 6 a questo capolavoro... bah