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5/10

Codice Genesi regia di Albert Hughes

Azione
recensione di Alessandro Pascale

Dopo una evento apocalittico che ha decimato il genere umano, il solitario Eli attraversa, diretto a ovest, i resti di un'America desolata, portando con sé un libro che potrebbe salvare l'umanità: l'ultima Bibbia rimasta (tutte le copie sono state bruciate poiché ritenute la causa della catastrofe). Per portare a compimento il viaggio, voluto da Dio, nel mondo devastato che lo circonda, ma anche nei meandri della propria fede, Eli sarà costretto a combattere e a uccidere tutti coloro che vogliono impossessarsi della Bibbia per suggestionare il popolo e assumerne il controllo.

Può esserci qualcosa di più terribilmente reazionario del messaggio di fondo espresso in Codice Genesi? Probabilmente sì, se pensiamo che al fine non c'è mai peggio. Ciononostante bisogna dare atto allo sceneggiatore Gary Whitta di aver avuto una bella pensata montando tutto l'impianto narrativo ed estetico al servizio di un messaggio ben preciso: la Bibbia salverà l'umanità. Ci si può girare intorno ma in definitiva Codice Genesi è il film perfetto per l'ondata teo-con che spopola tra le masse superstiziose e incolte d'America.

Il contesto è presto spiegato: dopo un'apocalisse nucleare il mondo moderno è alle prese con un'epoca post-atomica in cui non esiste più un ordine sociale regolamentato da leggi e istituzioni. La scarsa popolazione sopravvissuta vive nella violenza quotidiana e in certi casi è sottomessa a qualche gangster capo di bande armate. Uno scenario quindi che rimanda in realtà ad uno schema paesaggistico e stilistico ben preciso: il western. Non per niente il viaggiatore solitario Eli (Denzel Washington) rispecchia il modello dell'eroe buono che viaggia verso una meta indefinita (ispirata da Dio...) verso ovest, come i buoni vecchi pistoleri di una volta.

Il suo obiettivo è mettere in salvo un libro preziosissimo, l'ultimo rimasto indenne da una serie di devastazioni avvenute al termine della guerra. Si parla per l'appunto della Bibbia, distrutta sistematicamente in passato perchè giudicata una delle opere responsabili del conflitto mondiale (ricorda niente Fahrenheit 451?) ed ora difesa strenuamente da un cavaliere solitario che si comporta come un novello templare nell'ammazzare chiunque si ponga sul suo cammino. L'elemento critico che dovrebbe temperare l'elemento fanaticamente religioso dell'opera dovrebbe essere l'antagonista Carnegie (Gary Oldman), uomo dalle sfrenate ambizioni che non contento di controllare una propria piccola cittadina intende mettere le mani sulla Bibbia, considerata lo strumento per sottomettere i popoli poveri e analfabeti. Questo personaggio però resta in realtà schiacciato completamente dalla costruzione agiografica del “nostro eroe”, novello messia nonché salvatore dell'umanità.

Codice Genesi rimane appiattito da questo messaggio di fondo, che ne rende la visione indigesta perchè retorica, reazionaria, oltranzista e illusoria. Un film da reaganomics verrebbe da dire, sullo stile di schifezze propagandistiche della peggio maniera (Alba Rossa, Rambo III, Rocky IV, ecc.). Ed è un peccato perchè altrimenti per quanto non ci sia in fondo niente di così originale nel filone catastrofico post-apocalittico (con tanto di città distrutte, paesaggi desolanti e violenza carpenteriana ovunque), così come nella regia tutto sommato convenzionale (il piatto forte dei combattimenti e dei duelli con la pistola sono memori della lezione di Matrix), la costruzione del personaggio protagonista regge bene l'impatto, facendo tornare in mente il filone glorioso concepito da Stephen King de “La torre nera”.

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