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7/10

The Village regia di M. Night Shyamalan

Thriller
recensione di Matteo Chessa

Covington è un piccolo villaggio della Pennsylvania che conta circa 60 abitanti che vivono in tranquillità e in modo felice. Nessuno di loro si allontana mai dal villaggio e tantomeno si addentra nella vicina foresta, in cui, secondo antiche credenze, abitano delle 'mitiche creature' sconosciute. Ma Lucius, un giovane coraggioso, decide che è tempo di sfatare il mito...

La scena è da manuale della regia: dopo mezzora di film che serve per farci accettare la finzione e quello che vediamo proposto sullo schermo, capiamo che i gialli (gli abitanti del villaggio) sono i buoni e che i rossi, le creature innominabili, i cattivi, quelli da cui fuggire. Per la prima volta dall'inizio del film compare all'interno del villaggio una figura rossa, e porta con sè il panico. La gente fugge, si rifugia nelle abitazioni dentro le botole adibite a questo genere di situazioni. Solo Ivy Walker (Bryce Dallas Howard, figlia del regista Ron Howard) resta alla porta. Tende la mano, che viene puntualmente ripresa dalla camera, verso l'esterno della casa. Lentamente sullo sfondo compare la creatura innominabile rossa che si avvicina sempre di più alla bella ragazza cieca. E proprio quando pensi che le zanne del mostro attacchino la giovane, ecco che una mano umana, la mano di Lucius Hunt (Joaquin Phoenix), afferra quella di Ivy, la conduce con sè dentro la casa, chiude la porta allontanando il mondo e i suoi pericoli da loro, e senza mollare la presa la fa entrare assieme a lui nella botola. Tutto con la musica di James Newton Howard, Those we don't speak of, in sottofondo. Basterebbe solo questo per rendere The Village di Manoj Nelliyattu Shyamalan un ottimo film.

La trama è, purtroppo, famosa anche per chi non ha visto il film (forse per colpa della sua parodia nel quarto capitolo della saga di Scary Movie). Una comunità della fine del XIX° secolo è costretta all'isolamento dalla presenza di creature misteriose nei dintorni del loro villaggio. Un tentativo di omicidio per gelosia costringe i vecchi saggi del villaggio a mandare la figlia cieca di uno di loro nella città più vicina alla ricerca di medicinali per salvare la vita della vittima dell'aggressione. Alla fine della sua missione si scopre che in realtà il tutto è ambientato ai giorni nostri e i vecchi abitanti del villaggio sono in realtà degli eremiti che hanno deciso di abbandonare il mondo civile e i suoi pericoli per crescere i figli in un luogo sicuro, in solitudine.

M.Night Shyamalan non è nuovo a questo genere di tematiche. Sia la proposizione allo spettatore di un mondo, una storia e dei personaggi totalmente differenti da quelli che poi si rivelano nel finale del film. Già ne Il Sesto Senso (1998) il colpo di scena finale ci aveva dimostrato quanto questo regista indiano può essere spiazzante e geniale. Sia la presenza di un protagonista che ha una visione altra rispetto al resto dei personaggi del film. Ne Il sesto senso era Cole Sear (Haley Joel Osment), che vedeva la gente morta; qui è Ivy, la ragazza cieca che ha una maniera diversa di vedere le cose e i fatti rispetto al resto dei giovani del villaggio. Non è un caso se il padre, il professor Wlaker (William Hurt), uno dei creatori del villaggio e della menzogna, sveli a lei il segreto e le dia la responsabilità di recarsi nella città per salvare il giovane Lucius.

Al suo fianco troviamo anche un personaggio che ha una "ragione altra", una differente modalità di ragionamento, Noah Percy (Adrien Brody), ritardato mentale, che entra ed esce dai confini del villaggio senza conseguenze. Sono due portatori di handicap i personaggi principali di questo film, due diversi, gli unici due che, in posizioni antitetiche, scoprono la menzogna. In posizione contrastanti poichè la prima, Ivy, viene a conoscenza del tutto grazie alla rivelazione del padre. Non viene mai meno alla sua fede, come tutti gli altri giovani del villaggio, verso quello che gli è stato raccontato. E' nata nel villaggio e crede "ciecamente" a quelle che sono le leggi (non oltrepassare i confini, non avere indumenti rossi, le creature innominabili sono il nemico, ama il tuo prossimo). Noah invece delle regole se ne infischia, oltrepassa il confine come e quando vuole, porta le bacche rosse con sè, accoltella ripetutamente Lucius per gelosia dimostrando odio profondo verso il suo amico.

Questa contrapposizione è evidenziata, nella scena del bosco, dai colori delle mantelle dei due personaggi. Giallo Ivy, il colore della fede, del villaggio, dell'amore verso la parola dei padri (in questa scena la mantella gialla è però infangata, quasi a voler mettere in mostra anche in questo modo il rivelamento della bugia). Rosso Noah, il colore delle creature innominabili, sinonimo stesso di paura e bugia. Tra questi due si trova il colore che caratterizza il terzo personaggio, Lucius. Il bianco, un colore neutro, come la sua figura. Ama e rispetta la parola dei padri, ma allo stesso tempo non crede fino in fondo a quello che gli è stato raccontato, tanto da non temere le creature e addirittura da attraversare i confini del villaggio per entrare nella terra dei nemici (azione proibita categoricamente). Il bianco è anche il colore della sua "mantella", il lenzuolo che lo ricopre da quando è costretto a letto.

Evidente è anche il riferimento all'isolamento degli Stati Uniti d'America dopo la strage dell'11 Settembre 2001. Un film sulla paura che ha colpito gli USA e che li ha portati, con le massime misure di sicurezza, all'autoreclusione. La fobia dell'accerchiamento statunitense, con la paura, dopo la tragedia delle Twin Towers, di possibili attacchi su più fronti, è mostrata nel film da varie inquadrature che rappresentano un cerchio. Tutte immagini che mostrano quanto The Village non sia un film di paura, come ingiustamente il trailer e le pubblicità fanno pensare, ma un film sulla paura.

Un film riuscitissimo, bello, che rilancia le speranze riposte dagli amanti del cinema su M Night Shyamalan, genio nel Sesto Senso, orribile nelle sua altre due prove di regia prima di questo film (Unbreakable del 2000, Signs del 2002), con una splendida fotografia di Roger Deakins e la colonna sonora, già citata, di James Newton Howard che è funzionale al film poichè, nonostante si continui a dire che il villaggio è un posto sicuro dove non può accadere nulla di brutto, con la musica sinistra di sottofondo lo spettatore sa che, forse, questa non è nient'altro che l'ennesima bugia dei vecchi del villaggio.

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Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 9 voti.

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alejo90 (ha votato 7 questo film) alle 21:25 del 11 aprile 2012 ha scritto:

recensione esaustiva ed efficace. Solo avrei evitato di "spoilerare" il finale per chi non l'avesse ancora visto!