Violent Cop regia di Takeshi Kitano
PoliziescoUn ispettore di polizia (Kitano) dai modi bruschi e insofferente agli ordini superiori, sta indagando su un traffico di droga che coinvolge anche degli uomini della polizia. Quando i criminali gli rapiscono la sorella mentalmente disturbata, parte all'attacco senza alcuna speranza di salvezza.
E' il formidabile esordio alla regia di uno dei più interessanti registi giapponesi contemporanei. Volto conosciutissimo in Giappone data la sua attività in tv, Kitano dirige un film dal canovaccio classico di un anonimo poliziesco rendendolo personalissimo, stilisticamente originale e "...eccitante sino alla provocazione" (dal dizionario dei film Morandini), all'insegna della morte, interiore ancor prima che biologica. La figura di Kitano riempie lo schermo, facilmente identificabile grazie al suo caratteristico incedere ciondolante (numerose le scene che lo ritraggono mentre, semplicemente, cammina per la strada andando da un posto all'altro) e fa sì che la sua presenza costituisca la ragion d'essere del film (un pò come la figura di Woody Allen nei suoi film).
E' quindi una pellicola fortemente egomaniaca, ma al tempo stesso funzionale ad un discorso più vasto, denunciatario di una crisi esistenziale e testimone di un nuovo tipo di cinema. Come ha fatto notare giustamente Enrico Ghezzi, Takeshi Kitano è, assieme a Quentin Tarantino, uno dei registi che più ha sperimentato negli ultimi due decenni, dando vita a nuovi tipi di linguaggio cinematografico: il secondo attinge dal passato, facendo del citazionismo e del riuso un'arte, arrivando a geniali commistioni di genere; il primo invece sembra rinunciare a qualunque cosa fatta in precedenza, non assomiglia a nulla, non è paragonabile, stilisticamente parlando, ad altri autori: è un cinema dell'atto più che della parola (ed in questo è profondamente diverso da Tarantino, che ha fatto delle lunghe sequenze dialogiche il suo marchio di fabbrica), del movimento spaziale contrapposto alla stasi esistenziale e di una certa tendenza alla ripetizione rituale di uno schema, che sempre si conclude con la morte del protagonista, ovvero quasi sempre dello stesso attore/regista (almeno per la prima parte della sua carriera, fino a prima di Takeshi's; da quel film in poi il suo cinema diventerà qualcosa di ancora diverso). Regista anomalo, interessantissimo, Takeshi Kitano si impone nel mondo del cinema già dal suo primo lungometraggio. Da vedere. Distribuito in DVD dalla Rarovideo in coppia con Boiling Point.
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