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7/10

Ombre Malesi regia di William Wyler

Noir
recensione di Gloria Paparella

Dopo aver ucciso il suo amante, Leslie Crosbie, moglie di un amministratore di piantagioni in Malesia, inventa una serie di bugie per difendersi e si trova costretta a comprare ad alto prezzo la lettera che lei stessa aveva inviato alla sua vittima il giorno dell’omicidio. Ma, seppur scagionata, la donna non riuscirà a vivere con il rimorso…

Ombre malesi è una pellicola vigorosa ed inquietante, un noir anni Quaranta magistralmente diretto da William Wyler, il quale aveva già collaborato con Bette Davis in La figlia del vento, film che permise all’attrice di vincere il suo secondo Oscar nel 1939.

Originariamente il racconto La lettera di Somerset Maugham era stato un successo teatrale a Londra, con Gladys Cooper, e successivamente a Broadway con Katherine Cornell, per poi essere adattato per lo schermo in un film del 1929 con la leggendaria Jeanne Eagles.

William Wyler scelse la Davis per interpretare Leslie Crosbie, moglie fredda e calcolatrice di un imprenditore di piantagioni di gomma in Malesia che spara al suo amante e costruisce una ragnatela di bugie per sviare i sospetti. Mentre il marito le crede, l’avvocato Joyce (James Stephenson) non è completamente sicuro della sua innocenza, soprattutto quando scopre l’esistenza di una lettera inviata dalla donna alla sua vittima il giorno dell’omicidio. Nonostante il suo rigore professionale, l’avvocato decide di comprare quella lettera per difendere la sua cliente, che viene ritenuta non colpevole durante il processo. Ma quando il marito Robert (Herbert Marshall) conosce la verità, la donna sbandiera la sua infedeltà ed esce nel cuore della notte, sapendo che la vedova del suo amante l’attende per pugnalarla.

Il film, in cui Bette Davis appare al meglio, è il risultato della collaborazione di vari talenti, primo fra tutti la regia possente e calcolata di Wyler, genio creativo che riesce a offrire un senso di sicurezza agli attori che dirige. Egli sa trasformare in una scena memorabile l’incontro tra la protagonista e la moglie del suo amante: niente dialogo, soltanto il suono minaccioso del vento e la tensione nello sguardo dei presenti. La sceneggiatura compatta di Howard Koch e la sapiente miscela di immagini esotiche, di scenari umidi e sinistri al chiarore della luna (la sequenza iniziale è particolarmente suggestiva e curata nei dettagli) sottolineano ancora di più lo stato d’animo dei personaggi.

Nel ruolo di Leslie la Davis è perfetta: riesce a trasmettere tutta la passionalità e l’isterismo di una donna repressa mentre inventa bugie sulla morte dell’amante e prega il proprio legale di comprare la lettera compromettente. L’attrice ottenne la quarta candidatura all’Oscar (il film fu nominato a sette statuette, tra cui Miglior Regia), vinto poi Ginger Rogers con Kitty Foyle, ragazza innamorata. Anche James Stephenson (nominato a sua volta all’Oscar) è molto abile nel ruolo dell’avvocato Joyce, che si studia accuratamente di nascondere il proprio disprezzo per la sua cliente, limitandosi al commento: “Non voglio sapere nulla di più di quanto sia necessario per salvarle la pelle”.

Grande successo in cassetta del 1940, Ombre malesi è una delle più riuscite collaborazioni tra Wyler e la Davis (nonostante i diversi litigi tra i due e l’inaspettato abbandono dl set, seppur momentaneo, da parte della diva), un noir in bianco e nero capace di creare una fusione di atmosfere, immagini e sensazioni dal contenuto drammatico.

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