R Recensione

5/10

Bolgia totale regia di Matteo Scifoni

Noir
recensione di Valentina Marchetti

Il vecchio ispettore Quinto Cruciani (Giorgio Colangeli), ormai alcolizzato e consumatore abituale di droghe, si fa scappare il giovane spacciatore psicopatico Michele Loi (Domenico Diele), appena arrestato. Per evitargli la sospensione, l'ispettore capo Bonanza (Gianmarco Tognazzi) gli dà tre giorni di tempo per ritrovare il fuggitivo. Comincia così una caccia al ladro che mostra i sogni e le difficoltà dei due personaggi, in uno stile che strizza l'occhio a quel genere poliziottesco tanto in voga negli anni Settanta.

Esce nelle sale il 3 Settembre Bolgia Totale, il nuovo film di Matteo Scifoni stavolta al debutto con questo lungometraggio. La storia tratta gli inseguimenti e le vicende di tre personaggi i cui destini sono legati. Quello di un giovane spacciatore con disturbi sociali, Michele Loi,un poliziotto prossimo alla pensione con problemi di alcool , Quinto Cruciani, e ormai considerato un "relitto" umano dopo un passato leggendario e brillante nella squadra mobile, e brillante e integerrimo, almeno all'apparenza, commissario di polizia Bonanza, pronto a far carriera con il prossimo concorso di turno che tutto vuole evitare e risolvere per non compromettere la sua posizione di alto dirigente che gli si prospetta nell'imminenza. Ma come nascondere al vice questore che un cocainomane arrestato per spaccio e nemmeno trentenne, per di più già arrestato e con le manette, riesce a sfuggire a un vecchio osso duro come Cruciani, che ne ha viste di tutti i colori? Ecco che allora in massimo quarantotto ore deve avvenire il miracolo: recuperare il fuggitivo. Con questo nuovo lavoro Matteo Scifoni dimostra di essere bravo dietro la macchina da presa e di aver scelto un cast che risulta credibile, sopratutto per quelli che sono i ruoli di Domenico Diele e Gianmarco Tognazzi che forse rappresentano gli unici veri ruoli capaci di far spezzare una lancia a favore di Bolgia totale. Il film però non ha l'effetto sperato. Non decolla come la sinossi nella cartella stampa fa immaginare. Siamo davanti ad un film con una regia che non è da dilettanti ma che pecca del difetto tutto italiano di sembrare più televisiva che cinematografica. Ma Bolgia totale non è Romanzo criminale, la serie tv, nè Squadra Mobile, tanto meno Gomorra. Avremmo potenzialmente il topo della "caccia all'uomo", ma non c'è verso, tranne pochi momenti in cui la differenza è fatta da Loi e Bonanza per il loro magnetismo e nel caso del primo, aria inquietante e sinistra, tutto il film risulta bloccato. Non è la caccia all'uomo che dovrebbe far tenere alto il livello di suspense. Si parla di cocaina, ingenti quantità, traffici notevoli, ma niente è nella narrazione, capace anche solo lontanamente di convincere lo spettatore che si tratti di traffici che valgono milioni di euro davvero, che sia una lotta e una corsa per la vita o la morte, che riesca a farci appassionare. Nemmeno il riscatto umano se non lievemente riesce a far da padrone. Non è convincente il ruolo di Cruciani (Colangeli) che è certamente bravissimo ma che in questo film non è credibile come alcolizzato. Non è uno dei protagonisti dei romanzi di Hammett o Chandler. Michele Loi (Domenico Diele) nel ruolo dello spostato che vive spacciando è credibile, ma nei dialoghi, nei momenti in cui dimostra l'inquietudine del suo personaggio, con problemi mentali, non perchè fa lo spacciatore. L'unico credibile è Gianmarco Tognazzi, la vera rivelazione del film. La storia d'amore e la tematica della redenzione con la fuga a Portorico ugualmente non sono quel "tutto o niente", quella mossa e soluzione che davvero cambiano la vita. Se si voleva intendere il noir/thriller negli ambienti offuscati, degradati, sporchi, allora il film è riuscito, da questo punto di vista, il discorso dell'ambiente di degrado in cui si muovono i personaggi è realistico. Ma non siamo davanti ad un noir nel senso di "nero", "materia oscura" che riemerge, che affoga, che scompare per riapparire, nell'animo dei protagonisti, che non risultano veramente "neri" dentro. Non è insomma la sfumatura di "nero" che si dovrebbe auspicare per un poliziesco.

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