R Recensione

3/10

The Transporter Legacy regia di Camille Delamarre

Azione
recensione di Fabio Secchi Frau

Conosciuto nel mondo della criminalità organizzata della Costa Azzurra come il miglior autista sulla piazza, Frank Martin è disposto a fare “qualunque” consegna se ben pagato. Per lui le regole da rispettare sono solo tre: niente nomi, niente domande e niente ripensamenti. Ma il suo codice deontologico finisce nella spazzatura quando si lascia convincere dalla bellissima femme-fatale Anna a guidare l’automobile utilizzata per la fuga durante una complicata rapina in banca. Sfrecciando tra le strade del Principato di Monaco a bordo di una moderna Audi, Frank resta coinvolto suo malgrado in un complotto per far fuori Yuri, il trafficante di essere umani russo che ha costretto Anna a prostituirsi 15 anni fa. Disposte a tutto pur di vendicarsi, Anna e le sue bionde complici rapiscono il padre di Frank, la spia in pensione Frank Sr., per essere certe che Transporter rispetti l’impegno preso. Frank, che per motivi personali rifiuta l’uso di armi da fuoco, ricorrerà ad un’incredibile gamma di armi improvvisate e di letali mosse da combattimento per avere la meglio sui guardaspalle di Yuri. La situazione si complica quando il suo rapporto con Anna diventa qualcosa di più di un semplice rapporto di lavoro.

Anno 2002, The Transporter di Louis Leterrier e Corey Yuen fu un action movie dell'anno e il violento e buono ex-soldato-poi-autista interpretato da Jason Statham andò ad arricchire con merito la schiera dei più acrobatici uomini d'acciaio dello schermo. Anno 2015, dopo altri due capitoli cinematografici (Transporter: Extreme e Transporter 3), un quarto capitolo di Camille Delamarre cerca di rinverdirne i fasti, ma troppe onde si sono infrante sulla Costa Azzurra e, anche con tutte le variazioni della trama (la mitologia del protagonista, un nuovo complotto che vede al centro il simpatico padre Frank Martin Sr., nuove belle ragazze, fra le quali spicca senza ombra di dubbio Loan Chabanol), non tocca certo gli apici di agitata tensione dell'originale e diventa un prodotto improbabile, ma stranamente apprezzabile e buono per gli amanti del genere. Meno trama (con disturbanti ed mastodontici buchi grandi come il cratere nel deserto del Karakum e sottotrame che conducono a un narrativo vicolo cieco), meno plausibilità e credibilità, meno dialoghi (e lì dove ci sono, sono malscritti, prevedibili e ripetitivi), ma più corse d'auto riprese da uno scadente lavoro di camera, più lap-dance, nella speranza che le tasche del produttore Luc Besson si riempiano ancora una volta di denaro. Per dare a questo film una collocazione estetica, posso dirvi che è meglio di Taken 3, ma è peggio di Three Days to Kill. Insomma, una pellicola dai difetti spregevoli, che fa effettivamente ridere a causa del ridicolo che contiene e che (devo essere onesto) è assolutamente stupida. Apprezzo che il regista si sia impegnato un sacco per le sequenze di fuga iperstilizzate, sfruttando al massimo lo slow-motion e dando attenzione ai combattimenti, ma questo non è sufficiente per appagare coloro che sperano in un pandemonio automobilistico (perchè il mezzo del transporter è appunto questo: l'auto). Intendiamoci, la confezione non è raffazzonata o ammiccante come in tanti action correnti, ma nonostante le pallottole e le schegge di vetro copiosamente nell'aria a causa del personaggio interpretato dal professionale Ed Skrein, si perde decisamente quel lampo di beffarda ruvidità che aveva esaltato il fascino di Statham. Ora, Frank Martin è solo un mesto autista qualunque. Quindi, per rispondere alla domanda principale dei cinema-cosmonauti del pianeta "Esiste una vita del franchise di Transporter dopo Statham?" la risposta è NO.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo film. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.