Lasciato: 2010-06-07 20:07:55
Kiarostami è un incantatore, poco da fare. Gioca con lo spettatore, e a me tutto sommato piace ancora stare ai suoi giochi, anche se in certi punti del film, soprattutto nella prima metà, i dialoghi 'pseudo-filosofici' sono effettivamente un po' scoraggianti, e infastidiscono. Sempre molto estetiche alcune inquadrature, come nei film del passato: qui, però, finalmente immerso in un paesaggio occidentale, trova forse più occasioni per sbizzarrirsi con giochi di specchi, equivoci (l'uomo che sembra stia litigando con la moglie, invece sta parlando al telefono) e simmetrie varie. Tutto il film, d'altronde, è costruito in modo perfettamente simmetrico: la prima metà fa credere che i due si siano appena conosciuti, la secondà che siano marito e moglie, e Kiarostami si diverte a spargere indizi che avallano entrambe le interpretazioni; anzi, a fine film mi convinceva di più l'ipotesi di un vecchio matrimonio a cui si cercava di ridare linfa attraverso un ingenuo gioco del tipo "facciamo finta che non ci siamo mai conosciuti", ma senza esito (o forse sì?). Anche questo modo di affidare allo spettatore l'interpretazione del film è un vecchio pallino di Kiarostami, qui forse portato agli estremi (non solo con il finale aperto, ma con tutto il film aperto, un po' come le finestre nell'ultima inquadratura). E' vero che la volontà di geometria ha portato a un film forse troppo rigido, anche nella separazione delle due declinazioni dell'amore, quella maschile, latitante e assente, e quella femminile, totale e sovresposta. Ma alla fine sono uscito dal cinema contento. Non come i suoi capolavori, certo, ma sempre interessante.
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