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Francesco Targhetta

Francesco Targhetta

Lasciato: 2010-06-07 20:07:55

Kiarostami è un incantatore, poco da fare. Gioca con lo spettatore, e a me tutto sommato piace ancora stare ai suoi giochi, anche se in certi punti del film, soprattutto nella prima metà, i dialoghi 'pseudo-filosofici' sono effettivamente un po' scoraggianti, e infastidiscono. Sempre molto estetiche alcune inquadrature, come nei film del passato: qui, però, finalmente immerso in un paesaggio occidentale, trova forse più occasioni per sbizzarrirsi con giochi di specchi, equivoci (l'uomo che sembra stia litigando con la moglie, invece sta parlando al telefono) e simmetrie varie. Tutto il film, d'altronde, è costruito in modo perfettamente simmetrico: la prima metà fa credere che i due si siano appena conosciuti, la secondà che siano marito e moglie, e Kiarostami si diverte a spargere indizi che avallano entrambe le interpretazioni; anzi, a fine film mi convinceva di più l'ipotesi di un vecchio matrimonio a cui si cercava di ridare linfa attraverso un ingenuo gioco del tipo "facciamo finta che non ci siamo mai conosciuti", ma senza esito (o forse sì?). Anche questo modo di affidare allo spettatore l'interpretazione del film è un vecchio pallino di Kiarostami, qui forse portato agli estremi (non solo con il finale aperto, ma con tutto il film aperto, un po' come le finestre nell'ultima inquadratura). E' vero che la volontà di geometria ha portato a un film forse troppo rigido, anche nella separazione delle due declinazioni dell'amore, quella maschile, latitante e assente, e quella femminile, totale e sovresposta. Ma alla fine sono uscito dal cinema contento. Non come i suoi capolavori, certo, ma sempre interessante.

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Copia Conforme di Abbas Kiarostami (MK2 Productions, France 3, Canal plus, 2010)

Lasciato: 2010-02-06 12:17:23

Ahah, che simpatici leninisti che siete. A me il film è piaciuto e sono d'accordo con il recensore. Un plauso, poi, per la ricostruzione degli ambienti, scelti sempre con cura sopraffina da Virzì (penso soprattutto agli interni), e un plauso ancora per altre prospettive di sagra popolare all'italiana che pochi sanno rendere come Virzì (fin da "ferie d'agosto"). In che senso, Dmitrij, si poteva fare di più sul dialetto? L'unica critica che mi viene da fare è alla lunghezza (esagerata) del film: la seconda parte è un po' pesante, e un personaggio come il fratellastro spuntato all'improvviso dal nulla poteva benissimo (per me) essere eliminato.

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La Prima Cosa Bella di Paolo Virzì (Motorino Amaranto, Medusa Film, 2010)

Lasciato: 2009-08-11 12:34:49

Film di specie superiore di un regista di specie superiore. Misteriosa ma affascinante la sequenza finale, in cui il solito escamotage metacinematografico, diffusissimo nel cinema iraniano degli ultimi vent'anni (e penso a "Pane e fiore" di Makhmalbaf o a "Lo specchio" di Panahi) è un'occasione per ricordare la vittoria della vita: nei paesaggi desertici e sulle montagne sabbiose che avevano fatto da sfondo a tutto il film sono improvvisamente cresciuti fiori e cespugli, mentre la sorte di Badii resta magicamente sospesa (Kiarostami, d'altronde, ama lasciare che sia lo spettatore a 'finire' i suoi film). Bellissimo. Solo "Il vento ci porterà via" riesce a fare, secondo me, ancora meglio.

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Il Sapore della Ciliegia di Abbas Kiarostami (BIM, 1997)

Lasciato: 2009-07-28 14:47:15

Da giovane prof(essore) devo dire che il film è davvero ben fatto, con un piglio documentaristico molto efficace, che ben rende (ad esempio) il clima della sala insegnanti e le (re)azioni spesso impotenti del professore (a cui si richiede ormai di essere anche, se non soprattutto, assistente sociale e psicologo) davanti agli studenti. E in certe scuole di periferia delle nostre province più danarose, compresa quella in cui vivo, la situazione sfiora i livelli testimoniati nel film. Posso assicurare...;) E' un film su cui, sono convinto, si tornerà a lungo.

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Entre les Murs di Laurent Cantet (Mikado, 2008)

Lasciato: 2009-05-29 20:00:12

Delizioso. Lo scorso anno decisi, per empatia con il clima del film, di andarlo a vedere in uno spettacolo pomeridiano, in modo da trasportare anche attorno la sala la canicola di cui giustamente parla Narda. Eravamo tre vecchi, io e un'amica. Questo è cinema.

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Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio (Fandango, 2008)

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