R Recensione

8/10

Ex Machina regia di Alex Garland

Fantascienza
recensione di Fabio Secchi Frau

Un giovane informatico partecipa a uno strano esperimento nel rifugio di montagna di un brillante CEO miliardario: dovrà sottoporre al test di Turing (un test di intelligenza artificiale) una bellissima ragazza robot. L'esperimento, però, si trasforma in una oscura battaglia psicologica fra l'uomo e la macchina, in cui viene messa a repentaglio la lealtà.

    Che l’ipotetica decima musa (quella della settima arte) ci conservi in salute Alex Garland, sceneggiatore prediletto di Danny Boyle (The Beach, 28 giorni dopo, Sunshine) che qui fa il suo debutto alla regia con un thriller fantascientifico raffinato e cerebrale: Ex Machina.

  In un panorama di produzioni nella quasi totalità prestabilite, conformate, predigerite, dimostrando un indiscutibile talento visivo, il regista esordiente (che ha sempre dimostrato largo interesse per l’organizzazione della società, per l’inquietudine che si crea fra le necessarie e asfissianti regole e l’abuso dell’autorità) brilla di audacia, coerenza e rifiuto di ogni accomodamento commerciale. Ha fatto, insomma, un film suo, con un soggetto originale. «A sci-fi romp where the monsters are men», ha chiosato un sito australiano (www.smh.com.au). Una descrizione giusta, perché questo thriller sci-fi, grondante di metallurgia, filosofia e vendetta, possiede la forza trascinante delle storie intense ed eccezionali. In più, è costruito con maniacale cura dei dettagli. Puro godimento lo spettacolo del paesaggio affollato di piante, la geometria degli arredamenti, gli oggetti-dettaglio (i volti umanoidi appesi al corridoio, le spie bluastre che infestano la casa, le superfici in cristallo vomitanti di riflessi).

  Caleb Smith, un programmatore informatico, vince un concorso per trascorrere una settimana nella tenuta montana privata del brillante e solitario Nathan Bateman, CEO di una importante società. Al suo arrivo, Caleb scopre di essere stato scelto per essere “la componente umana” nel Test di Turing, una valutazione sulle Intelligenze Artificiali che, mediante una serie di interviste, dovrebbe determinare se un robot è in grado di pensare e “sentire” autonomamente oppure se sta semplicemente simulando le emozioni umani. Il robot in questione è Ava, dalle caratteristiche parzialmente umane (mani e piedi sono collegati a una struttura di metallo a maglia semitrasparente) che però, a ogni sessione d’incontro, dimostra a Caleb quanto avanzato sia il suo livello di logica, mettendo in discussione addirittura la capacità di ragionare e valutare del suo intervistatore.

  È su questa trama che Ex Machina si poggia, senza la minima paura di trascorrere la maggior parte del tempo a dibattere, ipnoticamente e con una certa inquietudine, su grandi questioni legate al delicato senso della vita. Si crea così un racconto stimolante, stupendo, dove il trionfo del robot è schiacciante, profondo e sbalorditivo. Si potrebbe definire un film sospeso fra Blade Runner e Frankenstein (tanto per citare due capolavori del cinema), ma arricchito da un encefalico gioco al gatto col topo fra art-techno, culto, fisica, psicologia, mitologia, morte, sessualità e storia. Unico difetto, forse, una certa aria di prevedibilità per come la vicenda andrà a chiudere, il tutto però senza perdere nulla del coinvolgimento emotivo.

  Un plauso va agli attori, che danno il meglio di loro, a cominciare da Oscar Isaac, sublimemente losco e magnetico, anche quando balla (e come è sciolto!). Ma è senza dubbio Alicia Vikander a elevarsi sopra gli altri, assicurandosi il posto che merita accanto al leggendario automa Maria del Metropolis di Fritz Lang, sessualizzando la sua Ava in una maniera quasi imbarazzante, sovvertendo lo sguardo maschile e minando al loro controllo con doppiezza e tanta suspense. Assolutamente ammaliante anche Sonoya Mizuno, donna fragile e apparentemente muta, che si muove per la casa come fosse uno spettro orientale.

  Il ritmo è perfetto: scandisce la tensione lentamente e con attenzione, senza mai allentarla, anzi enfatizzando lì dove può la composizione dell’inquadratura, restringendo gli esseri umani e i robot come fossero figure inquietanti in un tagliente murales tecnologico. Fantastici gli effetti speciali.

V Voti

Voto degli utenti: 8,1/10 in media su 8 voti.

C Commenti

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K.O.P. (ha votato 9 questo film) alle 14:35 del 6 aprile ha scritto:

Questo per me, è stato il miglior film del 2015.