Invictus (Invincibile) “The past is past”
Lasciato: 2010-03-23 00:33:17
La storia di Nelson Mandela da leader dell’African National Congress, a Presidente del nuovo Sudafrica, che ha convinto Clint Eastwood a firmare la regia, non ha bisogno di essere colorata o commentata con stupore, è la storia di un leader che dopo ventisette anni di prigionia, trascorsi in una minuscola cella a Robben Island, ritrova un paese diviso e segnato da quarant’anni di segregazione razziale, consumata con la politica dell’apartheid.
La grandezza del film non è solo nella storia di un presidente come Mandela, ma come Clint Eastwood l’ha raccontata questa storia, di come sia riuscito nelle riprese, nel montaggio, nella credibilità interpretativa di ogni attore, realizzando un prodotto cinematografico che può definirsi un capolavoro del cinema.
Sudafrica maggio 1994 Nelson Mandela viene eletto presidente, la sua macchina sfila per le strade di Pretoria, tra l’indifferenza dei ricchi ragazzi afrikaner che giocano al rugby, e l’esultanza dei bambini neri su un povero campetto di calcio, il clima del nuovo Sudafrica è già descritto dalle prime sequenze del film.
Un film sulla riconciliazione, tema caro al vecchio Clint, come già realizzato in maniera eclatante nella doppia pellicola di guerra “Flags of Our Fathers”-“Lettere da Iwo Jima”, e nella multietnica intollerante provincia americana in “Gran Torino”.
La squadra di rugby, la nazionale sudafricana degli Springbok, da sempre espressione della minoranza afrikaner e ricordo dell’apartheid, emblema di una frattura politica oltre che sociale, è in piena crisi di risultati.
Ma il 1995 oltre a sancire un anno di presidenza di Mandela è l’anno dei mondiali di rugby ed il Sudafrica è la nazione che ospiterà l’evento.
Quando in ballo c’è una coppa del mondo ogni nazionale concentra nei propri colori l’orgoglio di una nazione e di un popolo, si mettono da parte le differenze regionali, e per tutta la partita ci si ricompatta, ma per il Sudafrica del ’95 neanche una nazionale di rugby è adatta allo scopo, durante l’amichevole con l’Inghilterra, “Tutti i bianchi tifano per il Sudafrica, tutti i neri tifano per l'Inghilterra ... questo deve cambiare!” (frase pronunciata da Mandela, n.d.r.).
Solo il fascino di un leader carismatico come Madiba (è il nome con cui la sua gente chiama Nelson Mandela, n.d.r.) potrà convincere i suoi dirigenti di partito a non cambiare radicalmente la squadra ed i suoi simboli, e a sensibilizzare François Pienaar, un afrikaner doc, capitano e autorevole riferimento degli Springbok, ad impegnarsi per rilanciare la squadra verso il mondiale ormai alle porte.
Il dialogo tra Mandela, interpretato alla perfezione da Morgan Freeman, ed il capitano della nazionale sudafricana Pienaar (Matt Damon), è la chiave di svolta del Sudafrica da riconciliare, non basta l’esempio per essere leader ma l’ispirazione, sono queste le parole che il Presidente rivolge al capitano, oltre che ha svelare il segreto che lo ha tenuto vivo in tutti quegli anni di prigionia.
Il finale del film lo lasciamo alla storia, sicuramente suggestivo e di grande impatto emotivo.
Le scene di rugby sono un capolavoro di ripresa e di regia, come anche le riprese e la post produzione audio, che enfatizzano ogni contatto fisico, quasi a percepire versi animaleschi negli sforzi, e nei contatti violenti di placcaggio.
Ma per chi si aspettava un film sul rugby rimarrà deluso, anche se le scene più coinvolgenti, di forte impatto spettacolare che arrivano a commuovere, riguardano la partita all’Ellis Park, lo stadio dei Springboks.
Ogni attore, dai protagonisti di questa impresa cinematografica, recita magistralmente la sua parte, dalle guardie del corpo alle comparse speciali, sin dall’inizio Morgan Freeman si confonde con Nelson Mandela, alla fine del film si fa fatica pensare che sia solo un attore e non il Presidente del Sudafrica.
Morgan Freeman riesce ad incarnare e a far convivere il carisma deciso di Nelson Mandela con le sue debolezze familiari.
La musica (Kyle Eastwood, Michael Stevens II) accompagna bene le scene di tutto il film, dando i giusti toni colorati del Sudafrica, ed enfasi alle scene di rugby.
Il film è un crescendo di situazioni politiche e sociali verso la ricostruzione di un Pese pieno di difficoltà e contraddizioni, la tensione sportiva verso i mondiali di rugby coincide con l’ascesa politica di Mandela con le sue imprese politiche, nazionali ed internazionali.
Muoversi tra i binari della Storia per realizzare un film biografico non è impresa semplice, non lascia troppo spazio alla creatività, può aiutare la sceneggiatura, ma l’originalità del soggetto che può stupire è tagliata fuori, la grandezza è stata dare credibilità alle scene per raccontare una storia già consumata e vissuta dai suoi protagonisti autentici, ed è per questa peculiarità che “Invictus“ ha una valenza superiore ed una difficoltà intrinseca da realizzare.
Il cineasta californiano con questo suo ultimo film si conferma, giocando con la traduzione del titolo del film, come Clint Eastwood, l’invincibile !
Pietro Muratori
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