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Maurizio Pessione

Maurizio Pessione

L Immortale

Richard Berry (EuropaCorp, 2010)

Nel commentare un film come L’Immortale bisogna fare chiarezza immediatamente su un possibile equivoco, inevitabilmente generato da questa come da altre opere analoghe che vedono come protagonista un uomo che è diventato un nome di spicco scegliendo di vivere fuori dalla legge. La st...

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L Immortale di Richard Berry (EuropaCorp, 2010)

Innocenti Bugie

James Mangold (New Regency Pictures, Road Rebel, Regency Enterprises, Tree Line Films, Twentieth Century-Fox Film Corporation, Wintergreen Productions, 2010)

Che cos’è il cinema in definitiva? Qualcuno l’ha definito a suo tempo la Settima Arte, quindi di primo acchito viene subito in mente qualcosa di serio ed importante, che ha molto a che fare con la Cultura, quella con la ‘C’ maiuscola. Invece sappiamo che non è...

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Innocenti Bugie di James Mangold (New Regency Pictures, Road Rebel, Regency Enterprises, Tree Line Films, Twentieth Century-Fox Film Corporation, Wintergreen Productions, 2010)

La Prima Notte Di Quiete

Valerio Zurlini (Mondial TE.FI., Adel Films, 1972)

“…La prima notte di quiete è un verso di Goethe, è la morte. Esprime l’idea che l’uomo nella sua traversata della vita ambisce a un riposo che solo la morte potrà dargli. Ma parlare di questo film non mi è molto gradito; era un film pieno di co...

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La Prima Notte Di Quiete di Valerio Zurlini (Mondial TE.FI., Adel Films, 1972)

Lasciato: 2011-12-14 21:37:53

Marco, confesso che io questo film non l'ho ancora visto ma dopo aver letto la tua appassionata recensione cercherò di recuperarlo il più presto possibile. Sai che quando ho visto 'INLAND EMPIRE' ne ho scritto definendomi affascinato e perplesso allo stesso tempo davanti ad un'opera così inconsueta. Non so quindi che impressioni potrà farmi ora questa ma la tua esaustiva ed approfondita recensione sembra in simbiosi con lo stile del tuo amatissimo Lynch, sicuramente un autore di grandissimo livello ma non facile e per tutti...

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Mulholland Drive di David Lynch (Les Films Alain Sarde, Asymmetrical Productions, StudioCanal, The Picture Factory, 2001)

Lasciato: 2011-12-02 23:56:01

Mi unisco ai complimenti a Francesco per l'ottima recensione e chapeau davanti ad un’opera che non solo rappresenta al meglio il bel romanzo di John Ajvide Lindqvist dal quale è tratta, ma addirittura lo esalta. Non ci sono immagini particolarmente macabre, colpi di scena granguignoleschi da sobbalzi sulla poltrona, ma una tensione strisciante che a mano a mano avvolge lo spettatore in un’atmosfera malinconica ed in un sofferto contesto sociale, tipicamente nordico, nel quale frustrazione e solitudine vanno di pari passo a condizioni ambientali particolarmente difficili, che si prestano però idealmente alle tematiche tipiche del genere horror vampiresco. Non c’è mai compiacimento né teatralità, anche nelle scene inevitabilmente più forti e nelle quali la violenza è più che altro suggerita o comunque lasciata per gran parte all’immaginazione, anche se questo però non vuol dire che il senso di paura e disagio che suscitano sia di minore impatto emotivo. Da questo punto di vista ‘Lasciami Entrare’ è un film che si discosta dagli horror del tipo ‘ti piace vincere facile’, è meno ‘trendy’ ma più profondo, efficace e mirato, uno dei migliori degli ultimi anni.

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Lasciami Entrare di Tomas Alfredson (EFTI, 2008)

Lasciato: 2011-11-25 15:35:59

Sicuramente 'Romanzo Criminale' (mi accorgo solo ora oltretutto che nessuno l'ha ancora recensito) è di gran lunga migliore di 'Il Grande Sogno', su questo non c'è dubbio alcuno. Sul fatto che sia uno dei migliori risultati del cinema italiano dell'ultimo decennio invece qualche dubbio ce l'ho. A suo tempo, quando l'avevo visto, avevo scritto, fra l'altro (tranquillo, ti risparmio l'intera sbrodolata): ‘Romanzo criminale’ è un film che merita alcune considerazioni, perchè mette sul piatto della bilancia molti argomenti, forse troppi, ma è sempre meglio che pochi o nessuno. Nella visione di Michele Placido, che mostra di aver imparato bene la lezione dai classici americani sullo stile delle riprese, dietro le figure della banda della Magliana c’era molto di più di un gruppo di ragazzini diventati uomini e criminali troppo presto, per non essere costretti, come dice ‘Il Freddo’ ad un certo punto, a timbrare il cartellino tutti i giorni. Una vita spericolata che ha fatto epoca nella Roma di quegli anni, a leggere le cronache del tempo, destinata a finire male, ma che è andata molto più in là di quello che i protagonisti stessi volevano e ritenevano che fosse possibile, pur esaltati, come ‘Il Libanese’, dalla volontà di prendersi Roma per potersi arditamente paragonare agli Imperatori Romani. Implicazioni con la mafia, i servizi deviati dello stato, la strage di Bologna, il delitto Moro, l’attentato al Papa. Michele Placido ci mette tutto dentro, senza poter provare niente, ovviamente, ma facendo intendere chiaramente che i sospetti sono tanti, così come la nebbia che li ha generati e soprattutto i cosiddetti mandanti, che sono dietro le spalle del Grande Vecchio che appare nel film: niente altro che l’anello di una catena che non porta a rivelare però chi la manovra. Forse l’autore ha voluto rendere eccessivamente ambizioso il suo film e spingersi troppo in là riguardo le implicazioni fra una criminalità nata dal nulla come quella della banda della Magliana ed i tanti, troppi misteri e tragedie di quegli anni, ma è un difetto per eccesso.

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Il Grande Sogno di Michele Placido (Taodue Film S.r.l., 2009)

Lasciato: 2011-11-25 14:49:40

Purtroppo nel caso di ‘Il Grande Sogno’ si finisce per mal intendere gli obiettivi dell’autore associando il film, in un eccesso di aspettative, al significato ed il rilievo della contestazione sessantottina quando invece si tratta di una storia minimale, un triangolo amoroso che solo per caso si svolge in quel periodo e questa ambiguità di fondo lede inevitabilmente la qualità stessa ed il giudizio complessivo sull’opera. In tal modo risulta ancora più evidente il contrasto davvero eccessivo fra la portata di quegli anni che vengono affrontati in maniera velleitaria ed il dettaglio rappresentato dal poliziotto infiltrato che sembra quasi capitato dentro quella sorta di polveriera per caso e controvoglia. Il quale si scuote dal torpore e dall’incomprensione degli avvenimenti che gli stanno accadendo intorno soltanto con l’obiettivo di proteggere Laura (della quale si è invaghito nel frattempo) dai rischi che corre rimanendo in quel posto ed esponendosi in prima persona. Purtroppo sia nella riproposizione dei giorni della contestazione che a proposito delle vicende familiari e sentimentali di Laura ed i suoi due grandi amori Nicola e Libero manca un elemento fondamentale: l’emozione. Il film non prende insomma, non coinvolge, non appassiona, pur svolgendo diligentemente il suo compitino. Manca il pathos nella parte sentimentale e familiare e l’approfondimento sui temi della rivolta giovanile, come una coperta che resta troppo corta da entrambi i lati. Niente a che vedere con la lucidità storica e critica di ‘La Meglio Gioventù’ di Marco Tullio Giordana che è invece un capolavoro di sintesi e di analisi familiare applicata al dopoguerra in Italia, pur trattando un periodo ben più ampio rispetto al film di Michele Placido. Quest'ultimo è un grande attore ma come regista, s’era già visto in ‘Romanzo Criminale’, tende purtroppo all’eccesso, al voler mettere troppa carne al fuoco senza avere, per rimanere in metafora, la capacità poi di cucinarla con i dovuti tempi e modi scegliendo gli ingredienti più adatti. Molto brava comunque Jasmine Trinca. Ottima ed esaustiva la tua disamina Alessandro.

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Il Grande Sogno di Michele Placido (Taodue Film S.r.l., 2009)

Lasciato: 2011-11-25 14:29:43

Come sempre utilissimi, analitici e stimolanti Marco i tuoi commenti. Le tue perplessità sul risultato globale di quest'opera sono rispettabilissime, soprattutto alla luce di quelli che tu definisci i suoi limiti. Giustamente sottolinei il fatto che ad un certo punto non appaia più così importante, contradditoriamente, scoprire il colpevole. Ma più che un difetto io in questo caso lo vedo piuttosto come una scelta narrativa controcorrente, così come lo è d'altronde il film globalmente nei toni rispetto allo standard del genere. Quelle che vengono ad assumere maggiore significato, nello sviluppo dell'indagine, sono le analisi ambientali e caratteriali, le quali diventano preponderanti persino rispetto al classico obiettivo della scoperta dell'assassino, la sua esecrazione e condanna. L'identificazione del colpevole rappresenta a quel punto soltanto la naturale ed inevitabile conseguenza di un teorema già dimostrato. Anche il colloquio finale da 'confessionale' a sua volta manca infatti di un requisito fondamentale: la volontà punitiva. Il commissario si dimostra infatti quasi comprensivo e paternale nei suoi confronti del colpevole, senza nemmeno più la determinazione e la 'cattiveria' che aveva dimostrato in precedenza con il primo sospettato. Sembra quasi che voglia concedergli delle attenuanti, insomma, non considerandolo semplicemente un mostro stanato e da sbattere in galera, punto e basta. E ciò proprio in conseguenza di quello che ha avuto modo di appurare immergendosi a fondo nella natura di quella specifica realtà locale. Grazie e ciao

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La Ragazza Del Lago di Andrea Molaioli (Medusa Film, 2007)

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