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Marco Biasio

Padova

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Una vita senza musica, nemmeno.

Marco Biasio

A History Of Violence

David Cronenberg (New Line Productions, 2005)

  “Tu sei l’uomo più buono che io abbia mai conosciuto”   La famiglia di Tom Stall è quella tipicamente forgiata sull’american dream. Padre proprietario di una piccola tavola calda a Millbrook, madre bionda e in carriera, figlio grande al college...

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A History Of Violence di David Cronenberg (New Line Productions, 2005)

L Uccello Dalle Piume Di Cristallo

Dario Argento (Seda Spettacoli, Central Cinema Company Film (CCC), Titanus, 1970)

Sam Dalmas è stato il principale testimone di un tentato omicidio in una galleria d’arte. Riesce ad attirare l’attenzione dei passanti, a chiamare la polizia e a soccorrere la proprietaria sofferente, Monica Ranieri, malgrado l’aggressore, già autore di tre efferat...

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L Uccello Dalle Piume Di Cristallo di Dario Argento (Seda Spettacoli, Central Cinema Company Film (CCC), Titanus, 1970)

Tetsuo

Shinya Tsukamoto (, 1989)

C’è un uomo solo (Shinya Tsukamoto), ripreso da dietro, che cammina in uno spazio industriale chiaramente dismesso. Il suo atteggiamento, nonostante l’ambientazione del tutto inconsueta, è disinvolto, pervaso quasi da una spacconeria gratuita: la naturalezza e la tranqui...

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Tetsuo di Shinya Tsukamoto (, 1989)

Lasciato: 2010-07-06 21:36:04

Bravo Dmitrij. Una madonna di film della madonna. Ricordo solo che lo andai a vedere quando uscì e rimasi letteralmente ipnotizzato davanti allo schermo. Un gioiello che rimarrà tale negli anni a venire, ma i Coen sono due bastardi che non ne sbagliano una. Testa o croce? Scegli... Ho detto: scegli! P.S. Ottima la scelta di non mettere nessuna colonna sonora, l'orrore della pellicola è sufficiente per qualsiasi musica.

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Non E\' Un Paese Per Vecchi di Ethan Coen (Paramount Vantage, Miramax Films, Scott Rudin Productions, Mike Zoss Productions, 2007)

Lasciato: 2010-06-26 23:40:13

Oh, mi era sfuggita... preziosa pagina, Enzo. Dunque, dico la mia. Più che suo estimatore, Grimaldi mi dà l'idea di essere ossessionato da Pasolini. Anzi, non solo: di conoscere benissimo l'enorme divergenza fra lui ed il Maestro e di covare intensa frustrazione per questo. Se un'opera come questa ha il pregio di mostrare il presunto dark side dell'intellettuale più geniale che il Novecento italiano abbia partorito, mostra d'altro canto una morbosità d'azione, un tentativo continuo ed estremo di spersonalizzare la sua icona che mi risulta davvero irritante, in primis come spettatore, poi come intenso ammiratore di PPP. Non credo volesse denigrare la "casta" intoccabile ed intellettuale dei suoi seguaci. Anche se così fosse, manca completamente di prospettiva, non shocka e finisce per assumere le fattezze di un mucchio di celluloide buttata al vento.

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Nerolio  di Aurelio Grimaldi (Arancia Film, 1996)

Lasciato: 2010-06-22 21:03:15

Sai Alessandro, forse vorrai il mio scalpo, ma stavo per buttarla giù io :) Vorrà dire che rimedierò presto con qualcos'altro. Anzitutto complimenti per la recensione. Sabina Guzzanti non mi è mai piaciuta troppo: un po' troppa fissazione sul personaggio Berlusconi con risicata attenzione per il resto (come, d'altronde, la cavalcata radical capitanata da Travaglio, giornalista bravissimo ma indissolubilmente legato allo psychonano). Per dirne una, di fronte a suo fratello scompare. Però, però... Però Draquila è un film bellissimo. D'accordissimo sull'influenza di Michael Moore, da anni grande amico della cineasta romana. Sabina ha realizzato un documentario quasi perfetto su un argomento tanto difficile e spinoso quale il terremoto in Abruzzo. Sospesa fra almeno tre baratri: il risultare bacchettona e moralista, l'essere ferocemente criticata dalla maggioranza, il catalizzare l'attenzione fornendo un'ennesima apologia generale del suo lavoro, contestualizzato nei fatti d'attualità (un po' quello che era successo, se vogliamo, con "Viva Zapatero": idee buone, risultato risibile e teso a giustificare il suo modus operandi). Evita con grande professionalità tutte e tre le variabili, muovendosi con destrezza e discrezione all'interno di un mondo seriamente malato. Sabina è dappertutto, nel commento, nelle interviste, nelle pantomime di Berlusconi, ma quasi non la si nota. Protezione Civile come stato dell'ombra, para-comando militare e sociale... Ci voleva del coraggio ad indagare su queste cose, del resto il documentario bene esplicita ogni difficoltà incontrata. Il fatto che la Costituzione sia apertamente violata e modificata di continuo è inquietante e mi porta a pensare che le sortite pubbliche di Berlusconi, con le relative minacce ("promesse" per i suoi elettori, ma anche la merda, senza cambiarne la sostanza, la si può chiamare cioccolato), siano niente più che specchietti per le allodole che gli permettono di operare in tutta abilità e tranquillità, approfittando del polverone alzato. Siamo di fronte ad un inetto, un infame, un omuncolo della più bassa lega, ma un geniale curatore della propria immagine ed uno sfruttatore modello dei mezzi di comunicazione. Sotto quest'aspetto si rivela essere, ancora una volta, maleficamente insuperabile. Certo, non so cosa potrebbero pensarne gli aquilani del documentario, così abbagliati dall'apparenza del motore mediatico (in effetti la parte delle interviste negli hotel è un po' pretenziosa...). Io sono uscito dalla sala disgustato. Forse perchè mi aspettavo tutt'altro, non lo so. Ma la scena finale del film è di quelle nere di disperazione, che in bocca non lasciano l'amarognolo retrogusto radical chic, bensì una sensazione di stordimento difficile da cavarsi di dosso. P.S. Visto in un cinemino diocesano all'ultima proiezione serale di un nuvoloso giovedì. 8 persone in sala... son soddisfazioni.

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Draquila di Sabina Guzzanti (Alba Produzioni, Secol Superbo, Sciocco Produzioni, Gruppo Ambra , 2010)

Lasciato: 2010-06-19 21:20:59

Vedo ora il video che hai allegato. Ottimo. La raccomandazione finale del sindacalista, per quanto possa sembrare banale, è lo specchio della pseudo-sinistra disastrata di oggi: tutti divisi per far piacere al Gran Capo.

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La Classe Operaia Va In Paradiso di Elio Petri (EIA, 1971)

Lasciato: 2010-06-19 21:16:33

Impossibile pensarne o parlarne male. Volontè è stato, semplicemente, uno dei cinque attori più grandi di sempre dell'Italia. Mi permetto solo di contestare una cosa della tua recensione, Alessandro. Petri va, allo stesso modo, contro i ritmi lavorativi imposti dai padroni della fabbrica (quindi contro un certo modo di lavoro, quindi contro lo sfruttamento e l'impotenza dei lavoratori: un ruolo che a Gian Maria sarà calzato a pennello, vista la militanza comunista nella vita reale), ma anche contro gli studenti che ingabbiano Lulù nei loro slogan, incitandolo alla ribellione e poi abbandonandolo nel momento del bisogno, abituati a fare affidamento sugli altri e a ricambiare con aria fritta (lo stesso cancro che assedia, per fare un esempio banalissimo, i cortei di noi studenti oggi: zero concretezza).

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La Classe Operaia Va In Paradiso di Elio Petri (EIA, 1971)

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