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7/10

Suicide Club regia di Shion Sono

Horror
recensione di Alessandro Giovannini

Datesi appuntamento ad una stazione della metropolitana di Tokyo, 54 studentesse giapponesi attuano un suicidio congiunto, saltando sotto al treno in arrivo. Il detective Kuroda (Ryu Ishibashi, già protagonista di Audition di Takashi Miike) deve investigare sul caso. All'inizio pare non ci sia molto da fare, in quanto non si trovano piste da seguire per formulare ipotesi di reato, né si individua un capo di questa rete di contatti che organizza suicidi di gruppo. Ad un certo punto però la situazione cambia e, in un vortice di avvenimenti sempre più inquietante, si arriverà ad capire chi ci sia dietro al Suicide Club, anche se il motivo rimane oscuro.

Proiettato in festival di tutto il mondo, è sedimentato nell'immaginario cinematografico grazie alla strabiliante sequenza d'apertura, che definisce il tono del film: la morte pervade tutta la pellicola, insidiandosi nell'animo dei personaggi e della società nipponica in generale. Atmosfere lugubri, desolazione e nichilismo la fanno da padrone nel film che ha lanciato il cineasta nipponico a livello internazionale; la sempre ottima regia di Sono, cinico e disincantato, dipinge un mondo in cui si perde qualunque motivazione a vivere, e suicidarsi diventa un gioco da provare durante l'intervallo delle lezioni. Continui colpi di scena  rendono imprevedibile la sceneggiatura (in perfetta tradizione del regista) che offre continuamente nuove possibili soluzioni al caso (nonché nuovi enigmi). La fine della pellicola è ancor meno rassicurante dell'inizio, anzi getta lo spettatore nel più profondo sconforto.

L'atmosfera generata è incredibile: l'impressione è quella di un grande vuoto, un nulla di sentimenti ed emozioni che precipita in una cupissima impossibilità di qualsivoglia salvazione per il genere umano. Il pessimismo è sicuramente uno dei pilastri della poetica di Sion Sono, che però talvolta si concede divagazioni comiche o perlomeno surreali o grottesche; in questo film invece c'è una crudezza impietosa nei confronti dei personaggi, persino dello stesso detective Kuroda, cui non si risparmia ogni genere di vessazione.  più crudo concreto di Tsukamoto, più realistico di Kitano e meno goliardico di Miike, Sono è un regista della crudeltà.

Il regista ha in seguito scritto un romanzo basato su questo film, Suicide Circle: The Complete Edition (2002), ed ha ulteriormente sviluppato il progetto con un altro film, Noriko's Dinner Table (2006), sorta di sequel che, tramite qualche flebile legame con questo, dipinge uno degli affreschi urbani più sconsolati della cinematografia giapponese.

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