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9/10

The Witch regia di Robert Eggers

Horror
recensione di Federica Cunego

New England, inizio '600. In seguito ad un diverbio di carattere religioso, una famiglia si allontana dalla propria comunità per andare a vivere in una piccola fattoria ai margini di un bosco, nella speranza di vivere di auto-sussistenza. Quando il piccolo Samuel, affidato alle cure della sorella, sparisce in circostanze misteriose, le certezze incominciano a vacillare e il germe del sospetto inizia a serpeggiare nell'abitazione.

Giobbe era un uomo retto, timorato di Dio, che viveva nel benessere e nella serenità famigliare. Satana però insinua che la fede di Giobbe vacillerebbe dal momento in cui gli fossero sottratti i suoi privilegi, e così Dio permette che gli vengano inflitte le peggiori delle pene per metterlo alla prova: viene privato dei figli, del bestiame, di ogni bene e la fede della moglie vacilla. Uno dei libri più dibattuti e controversi della Bibbia sembra soggiacere alla trama di The Witch, opera d'esordio del regista Robert Eggers; non solo perchè la madre di questa famiglia alla deriva confessa che, dopo la tragica perdita del primo figlio, si è sentita come la moglie di Giobbe, privata della fede in Dio, ma anche per quella forte eco di trama che risuona durante tutta la durata del film. The Witch infatti non è solo un film sulle streghe, come farebbe presupporre il titolo. Bisognerebbe piuttosto dire che è un film sul concetto di "streghe", ovvero un film che racconta che cosa sono in grado di provocare nell'animo umano la paura di ciò che non conosciamo, la superstizione, le perdita della fede in Dio, il sospetto degli altri e le più indecenti pulsioni. Un film dove la reificazione del male e tanto più forte quando sembra essere incarnata dai componenti della famiglia piuttosto che da un'inquietante presenza nel bosco, tanto più sorprendente quando la violenza e la tensione sono verbali, piuttosto che fisiche. Il regista Robert Eggers non calca mai la mano e tratteggia con linee distinte e pulite le dinamiche di questo piccolo nucleo famigliare, solitario e claustrofobico, senza mai concedersi alcuna caduta di stile verso dinamiche legate al genere horror. Nessun giochino per farci saltare sulla poltrona, solo un orrore puro che nasce dal dolore umano e un'inquietudine legata all'impossibilità di una lettura univoca degli eventi. La sceneggiatura è così ben calibrata e sottile da lasciare lo spettatore con il dubbio (risolto solo con il finale) che le sciagure che si scagliano sulla famiglia non siano altro che dettate dal caso e ed esasperate dagli stessi componenti, denudati dalla corazza della fede e intrisi del fetore della paura. In questo film la "caccia alla strega" è un espediente per raccontare la cieca necessità di inquisire il prossimo per dare un senso alle disgrazie che possono abbattersi su di noi, arrivando a sospettare della propria progenie e dei fratelli. La bellezza di questo film, complesso e pluri-stratificato, è perfettamente sostenuta da una regia attenta, che lavora di sottrazione così da permettere allo spettatore di supplire con la propria immaginazione al buio che avvolge le inquadrature dove vi è rappresentata l'incarnazione del male, e da una fotografia pittorica e a tratti evocativa. Il film, però, lascia interdetti sulla risoluzione finale, che sembra essere "di troppo" rispetto alla forza drammatica di quell'inquadratura della stupenda dove la protagonista , Thomasin, guarda verso il bosco con le mani imbrattate di sangue, sola e privata della sua innocenza.

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