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6/10

I Bambini di Cold Rock regia di Pascal Laugier

Drammatico
recensione di Alessandro Giovannini

Nello stato di Washington c'è una piccola cittadina mineraria isolata dal mondo, Cold Rock: dopo la chiusura della miniera, la piccola comunità è stata ridotta a fame e povertà. Come se non bastasse, da qualche anno il paese è afflitto da costanti rapimenti di bambini, che scompaiono senza lasciare traccia; la gente attribuisce questi rapimenti ad un misterioso individuo noto come L'uomo Alto. Quando il figlio di Julia Denning (Jessica Biel), infermiera locale vedova, viene rapito, la lotta per cercare il responsabile del crimine innescherà una catena di avvenimenti che porteranno alla luce inquietanti rivelazioni.

Pascal Laugier è l'esponente più autorevole della nouvelle vague orrorifica francese del dopo Duemila. Con il suo film d'esordio Saint Ange (2004) reinventava i film di edifici infestati con una chiave storica e psicologica inedita; con il capolavoro successivo, Martyrs (2008), consegnava al cinema una pietra miliare dell'horror con cui tutti i successivi film dello stesso genere devono/dovranno fare i conti; al suo terzo film, il primo realizzato al di fuori dei confini nazionali e con un cast di lingua inglese, ha tentato una sintesi delle intuizioni formali e sostanziali dei primi due, con un risultato valido sebbene di impatto inferiore rispetto alle opere precedenti: prendendo dal primo il concept di una rielaborazione creativa di un topos classico del genere horror (il piccolo villaggio "maledetto" alla Silent Hill, film diretto dall'amico Christophe Gans e con cui condivide l'attrice Jodelle Ferland) e dal secondo la struttura narrativa che ribalta più volte le carte in tavola così da rendere lo spettatore sempre incerto su come si svilupperanno gli eventi, Laugier ha realizzato un thriller misterioso ed affascinante che però soffre per un finale un po' tronco che lascia molti elementi nella nebbia della superficialità e per una mancanza di incisività tematica che rendeva tanto provocatorio e spiazzante un film come Martyrs.

I bambini di Cold Rock si apre con delle didascalie: ogni anno negli USA vengono registrate 800.000 sparizioni di bambini; di questi, la quasi totalità viene ritrovata in poco tempo, ma circa 1000 scompaiono senza lasciare traccia. Laugier, che è anche sceneggiatore del film - processo impegnativo che è durato diversi anni e si è evoluto con continue riscritture) - ha cercato di trovare una spiegazione plausibile (e anche per questo agghiacciante) a questo fenomeno, calandolo nel contesto di una città di provincia dimenticata da Dio. Purtroppo però la spiegazione che ne deriva è troppo raffazzonata e poco articolata per essere convincente, e non stimola la riflessione sul problema che, essendo un fenomeno reale, sarebbe stato invece interessante cercare di affrontare in modo più realistico. Da notare che anche in Martyrs c'era un simile problema di verosimiglianza, ma in quel caso la storia era del tutto inventata quindi in realtà il problema non si poneva. In ogni caso lo sforzo del regista e del suo scenografo Jean André Carrière (già fautore dei mirabolanti settings di Enter The Void, 2008 di Gaspar Noé) di ricostruire una comunità montana che paresse plausibile nel contesto americano (ma il fiilm è stato girato nella cittadina canadese di Nelson) è encomiabile. Anche il cast è da promuovere, così come l'ottima fotografia di Kamal Derkaoui, efficace sia nelle oscure ambientazioni notturne sia nelle asettiche scene diurne, rendendo ancor più apprezzabili i variegati movimenti di macchina voluti da Laugier, che dimostra una predilezione per i pianisequenza vituosistici.

In conclusione il film è un godibilissmo thriller che non mancherà di stupire grazie ad un accorto lavoro di scrittura in grado di stupire più volte lo spettatore, ma perde qualcosa se rapportato ai precedenti lavori di Laugier dai quali I bambini di Cold Rock sembra dipendere eccessivamente senza arrivare a distinguersi e brillare di luce propria.

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Voto degli utenti: 3,5/10 in media su 2 voti.
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Alessio Colangelo (ha votato 5 questo film) alle 22:16 del 6 ottobre 2012 ha scritto:

Un finale che definire banale è di troppo, una trama scontata e prevedibile. Meglio ricordarsi di Martyrs e far "sparire" dalla filmografia di Laugier questo film. Veramente scontato, una delusione.

alejo90, autore, alle 1:45 del 7 ottobre 2012 ha scritto:

non mi è parso banale; certo è molto più convenzionale di Martyrs, ma sebbene la struttura di base sia simile a molti film di genere Laugier è a mio parere riuscito, da bravo sceneggiatore quale è, a renderlo poco prevedibile. Certo ha vari difetti che non lo rendono memorabile.