We Want Sex regia di Nigel Cole
DrammaticoInghilterra, 1968, agli stabilimenti Ford di Dagenham lavorano più di 50.000 uomini e solo 187 donne, sottopagate e considerate non specializzate : decidono perciò di scioperare per ottenere una maggiore considerazione ma l’iniziale vertenza si allarga fino alla richiesta della parificazione nella retribuzione fra uomini e donne.
Nigel Cole si conferma regista di buona qualità, capace di mischiare sapientemente dramma, racconto sociale e commedia : prendendo spunto dalla cronaca e dalla storia, riesce a raccontare vicende essenzialmente drammatiche in maniera garbata, inserendo elementi e situazioni comiche e ironiche, creando un prodotto appetibile al grande pubblico ma dalla forte valenza sociale. In questo modo si spera che le giovani generazioni, rincoglionite dai film di Moccia, Vanzina e cinepanettoni assortiti, possano avvicinarsi ad un cinema che racconta la realtà e l’importanza di certi diritti che, purtroppo, sono in bilico nel mondo del 2010.
La struttura narrativa è la stessa di Calendar Girls e L’erba di Grace, forse i maggiori successi del regista britannico, ma in questa pellicola possiamo apprezzare anche l’atmosfera sessantottina, così di moda nel cinema inglese di questi ultimi anni, come dimostrano la protagonista Sally Hawkins e Rosamund Pike già apparse in An Education, uno dei più fortunati film della scorsa stagione. Il cast è arricchito da Bob Hoskins, nel ruolo del sindacalista onesto e ancora puro, e da Miranda Richardson che interpretando il ministro donna Castle si prende carico della maggior parte delle scene leggere e divertenti, con le punzecchiatura ai suoi inetti collaboratori e al Primo Ministro Wilson.
Made in Dagenham, titolo originale dell’opera, è allietato da una discreta fotografia, dove ovviamente prevalgono i toni cupi della fabbrica ai colori vivaci dei vestiti e delle acconciature delle donne, e da un’ottima colonna sonora. L’Equal Pay Act del 1970, risultato finale della proteste delle lavoratrici del film, è una pietra miliare sia nella storia della parificazione uomo-donna che in quella del sindacato ed è fonte di ispirazioni per le altre legislazioni occidentali in materia. Un risultato storico e forse inaspettato, come dimostrano le interviste alle vere protagoniste della vicenda, interessante accompagnamento ai titoli di coda.
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