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8/10

Amanti Crocifissi regia di Kenji Mizoguchi

Drammatico
recensione di Alessandro Giovannini

Kyoto 1683. Per una serie di sfortunate coincidenze Mohei (Kazuo Hasegawa), che lavora per lo stampatore imperiale, è accusato di essere l'amante della moglie del suo padrone. L'adulterio è un reato punibile con la crocifissione. La donna, di nome Osan (Kyoko Kagawa), decide di abbandonare il tetto coniugale, stanca dei comportamenti del marito (che fra l'altro importuna frequentemente la servetta O-Tama) fuggendo di casa assieme a Mohei. Questo comportamento sembra però la conferma delle accuse di cui sono tacciati, così lo stampatore, di nome Ishun (Eitaro Shindo), dà ordine alle sue guardie di ricercare i due rei in tutta la regione. Durante la fuga, inaspettatamente Mohei si dichiara alla donna, confessandole di essere realmente innamorato di lei.

Omnia vincit amor! Film commovente che crede profondamente nella purezza dei sentimenti, ispirato ad un dramma di Monzaemon Chikamatsu (1653-1724), è il tipico film orientale in grado di estasiare un pubblico occidentale per la fascinazione che il modo di vivere di laggiù esercita su di noi. La ritualità e la compostezza fanno da schermo ad un tumulto di sentimenti, imprigionati dalle ferree regole della morale tradizionale.

I due protagonisti affrontano serenamente il loro destino, consci di aver infranto la legge, perchè la forza del sentimento che li unisce è tale da non far loro desiderare altro. Insomma un approccio completamente differente dal nostro modo di pensare; basta considerare come si conclude Il laureato per farsi un'idea di quanto siano differenti la forma mentis nostra e loro. Tenendo la telecamera quasi sempre immobile, Mizoguchi compone immagini raffinate ed occulta l'artificialità della messa in scena, concentrando tutta l'attenzione sugli attori.

I due interpreti principali rendono con efficacia i loro tristi personaggi, per i quali è impossibile non provare tenerezza e pietà. Momenti memorabili: la dichiarazione di Mohei sulla barca e la visita al vecchio padre: quanto pathos, quanta emozione! La musica tradizionale contribuisce a calare lo spettatore nell'atmosfera di un mondo ormai scomparso; sarebbero possibili oggi sentimenti così autentici? Mizoguchi invita a subordinare la ragione al cuore, i sentimenti agli interessi. Imperdibile.

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