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8/10

Angel - La Vita, Il Romanzo regia di Francois Ozon

Drammatico
recensione di Elena Rimondo

Angel Deverell, madre droghiera e padre ignoto, riesce a diventare una scrittrice di successo grazie alla sua sfrenata immaginazione romantica. Nell’Inghilterra della Belle Epoque, i suoi romanzi d’amore vendono così bene che Angel realizza il sogno di comprare Paradise House, un’immensa dimora rinascimentale. Il matrimonio con un pittore di poco conto, però, sarà fonte di grande infelicità, mentre lo scoppio della prima guerra mondiale decreterà la fine del suo successo. Ispirato alla vita e alle opere di Marie Corelli, popolare scrittrice inglese tra Otto e Novecento. 

Primo (e ultimo) film in lingua inglese di François Ozon, Angel è uno dei film meno conosciuti del regista francese affermatosi a livello internazionale con Potiche – La bella statuina e con Jeune et jolie, malgrado la presenza di attori famosi del calibro di Michael Fassbender e Charlotte Rampling.

Il film, tratto da un romanzo di Elizabeth Taylor (non l’attrice) è una biografia romanzata di Marie Corelli (1855-1924), scrittrice e musicista scozzese (il suo vero nome era Mary Mackay) ora caduta completamente nel dimenticatoio, ma allora molto popolare. Allo stesso tempo, però, il film riesce a dare un’idea di che tipo di romanzi fossero quelli di Angel Deverell / Marie Corelli, vale a dire grandi storie d’amore con un prevedibile quanto sdolcinato lieto fine. A dire il vero, la Corelli dava molto risalto anche a temi religiosi, di cui nel film non si fa menzione. Ozon si concentra piuttosto sul tema della vita come opera d’arte, anche se di primo acchito Angel può sembrare un film superficiale e prevedibile quanto le trame dei romanzi d’amore partoriti dall’immaginazione della protagonista. Angel infatti non si limita a sfogare sulla carta i suoi sogni d’amore e di successo, ma vuole realizzarli a tutti i costi anche nella vita. Ecco quindi che la storia personale dell’autrice è piena di eccessi romanzeschi, di passioni forti e di inaspettati colpi di fortuna (e, successivamente, di sfortuna) quanto uno dei suoi romanzi. Basti pensare alla repentina trasformazione che porta Angel a diventare, da scolara rimbrottata dall’insegnante, la regina delle feste londinesi, inseguita da decine di ammiratrici.

Oltre al repentino successo, contribuiscono al tono romanzesco della parabola di Angel Deverell diversi espedienti ad hoc, primo fra tutti i costumi sontuosi ed eccentrici indossati dalla protagonista. Ad una festa organizzata per svelare a tutti il suo ritratto eseguito da Esmé, il mediocre pittore si cui è innamorata, Angel indossa un enorme abito rosso con tanto di strascico; alla fine, invece, con la giovinezza, il successo e la bellezza ormai alle spalle, si presenta a casa dell’amante del marito con un vestito sgualcito e decisamente fuori moda. Le scenografie e le location sono altrettanto barocche, in particolare per quanto riguarda gli interni di Paradise House, la magione di campagna in stile Tudor che Angel compra non appena diventa ricca. A tratti il film può sembrare quasi esagerato e patinato, ma l’intento è proprio quello di sottolineare l’abisso tra la vita di Angel all’apice del successo, da una parte, e la sua condizione prima e dopo gli anni d’oro, dall’altra. Non a caso la scena in cui il film sembra più “falso” coincide con il climax della vita di Angel, cioè quando pensa di aver coronato anche il suo sogno d’amore. Una serie di immagini simili a cartoline in stile Belle Epoque ci mostrano il viaggio di nozze dei novelli sposi in giro per il mondo – in Egitto, davanti alle piramidi, in gondola a Venezia, etc. Tuttavia la fotografia irreale, le pose stereotipate e i colori calcati fanno sì che il tutto sembri finto, come se si trattasse di un’illusione. Gli avvenimenti, come lo scoppio della guerra, confermano i sospetti.

In conclusione, si può dire che Angel sia un film sui danni prodotti da un certo tipo di letteratura. La novità è che qui non si tratta tanto dei danni subiti dai lettori (anzi, di solito le vittime sono lettrici, vedi Madame Bovary), quanto di quelli subiti dagli autori stessi. Visione consigliata perciò a tutte le aspiranti Liale.

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