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8/10

Easy Rider regia di Dennis Hopper

Drammatico
recensione di Gloria Paparella

A cavallo di due moto Wyatt e Bill attraversano l’America diretti verso il carnevale di New Orleans. Lungo la strada incontrano comunità hippie, un avvocato ubriacone, finiscono in carcere e vengono aggrediti da un gruppo di razzisti. Alla ripresa del viaggio, incontrano due camionisti che sparano a Wyatt, la cui moto prende fuoco accanto al suo corpo senza vita.

 

Easy rider non è soltanto uno dei film più rappresentativi della fine degli anni Sessanta, con cui si identifica il road movie americano per eccellenza, ma è anche esempio di pellicola low budget capace di scandalizzare Hollywood e di ottenere un successo incredibile.

Con Easy rider inizia una nuova fase del cinema a stelle e strisce, caratterizzata da un’innovazione e una sperimentazione senza precedenti e da una nuova generazione di registi, tra i quali Dennis Hopper. Il suo film su due motociclisti in fuga verso la libertà descrive la cultura hippie di quegli anni, e può apparire mediocre per chi non comprende a pieno lo spirito del tempo, mentre per molti è il manifesto del cinema degli anni Sessanta: un cinema che non risultava più ai passo coi tempi e che, da questo momento, subisce una vera e propria rivoluzione.

L’immagine sconvolgente dei due protagonisti che, lungo la strada per New Orleans, provano l’esperienza di marijuana e acidi è assolutamente forte e dirompente, come tutta la sequenza al cimitero (con Peter Fonda che si aggrappa in lacrime ad una statua, arrabbiato con sua madre che lo aveva abbandonato da piccolo morendo) e della sfilata del “martedì grasso”, con gli attori sotto l’effetto di droghe: il montaggio bizzarro, quasi senza logica, è volto a catturare l’atmosfera confusa del momento.

Destabilizzante è anche il fatto che non vi sia una narrazione lineare, ma continui spostamenti e movimenti derivanti da una sceneggiatura solamente abbozzata, che si trasforma in un tipo di cinema vivente e vibrante.

Meravigliosi i paesaggi della California esaltati da una fotografia allucinante; straziante e toccante il tragico epilogo con la morte di Captain America a fianco della sua bellissima moto in fiamme, il tutto ripreso dall’alto. Da non dimenticare anche la presenza di Jack Nicholson (l’unico che sembra recitare nel film) nella parte di un personaggio bizzarro; così come leggendarie sono diventate le canzoni che accompagnano il viaggio, da <<Born to be wild>> degli Steppenwolf a <<If six was nine>> di Jimi Hendrix.

Premio per la Miglior Opera Prima al Festival di Cannes del 1969, Easy rider è un vero e proprio documento storico: intramontabile.

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