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7/10

The Happiness Of The Katakuris regia di Takashi Miike

Commedia
recensione di Massimiliano Scordamaglia

Le disavventure di una strana famiglia, del loro strano albergo e degli ancor piu' strani clienti.

Tra balletti e demoni, riusciranno a coronare il sogno di una vita tranquilla ed agiata? 

E il nipote della Regina Elisabetta d'Inghilterra potra' aiutarli nel loro intento?

Anno intenso il 2001 per Takashi Miike uscito con ben quattro film tra i quali l’ormai classico "Ichi the killer" e questo "The Happiness of the Katakuris".

Tra i tanti aspetti che mi affascinano del cinema orientale e giapponese in particolare, e’ la voglia e capacita’ di fare cinema nel senso piu’ ampio e puro dell’entertainment, dell’esigenza di narrare e stupire anche a scapito della forma, ammesso che la forma sia un valore piuttosto che l’alibi di menti aride.

Di Miike riesce piu’ facile definirlo "eclettico" che "arido", questo e’ certo perche’ nel giro di qualche mese puo’ passare dalla storia di killer dalla guance tenute insieme da spille da balia alle disavventure in forma musical di una famigliola estrosa e sfortunata.

I Katakuri appunto, quattro generazioni dal nonno alla bis-nipotina con cane al seguito e la scommessa di un albergo a gestione familiare che non riesce a decollare causa strada mai costruita che doveva portare turisti e soldi.

Non solleva la situazione la variegata morte dei primi ospiti che si avvicendano in albergo e certo l’idea di nascondere i corpi per non peggiorare la fama del luogo non aiuta.

Condiamo con finti nipoti della regina Elisabetta d’Inghilterra, campioni di sumo pedofili, cantanti televisive un po’ piu’ che sfiorite e demonietti golosi di ugole per alzare un po’ il tiro.

Sarebbe di per se’ abbastanza folle cosi’ ma il regista aggiunge il carico inventando un musical dalle interpretazioni improbabili e dai testi improponibili, coreografie da arresto immediato e tutto un repertorio trash da fare invidia al nostro Nino D’Angelo dei bei tempi andati.

… anche un po’ di plastilina animata in passo uno, cosi’ per non farsi mancare niente.

Si ride e si ride tanto malgrado non sia possibile cogliere tuti i riferimenti che farciscono la pellicola ma non importa se dopo tanto tempo finalmente la fantasia sale al potere.

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