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8/10

Habemus Papam regia di Nanni Moretti

Commedia
recensione di Giulia Coccovilli

Habemus Papam!” queste le parole che echeggiano nella piazza di San Pietro sciolto il Conclave ed eletto il successore del Papa appena deceduto. Il prescelto è il Cardinale Melville che però non sembra avere nessuna intenzione di affacciarsi al balcone per il rituale saluto ai fedeli. Di fronte alla folla impaziente di vedere il nuovo Papa, Melville si fa prendere dal panico, urla e scappa correndo attraverso le stanze del Vaticano come per sfuggire a un terribile incubo. Proprio quando gli sforzi per riportare Melville alle sue responsabilità appaiono vani, l’unica soluzione sembra essere quella di invocare l’aiuto della psicanalisi. L’insolito privilegio di varcare la soglia della Santa Sede non potrà che spettare al miglior psicanalista in circolazione.

 

14 aprile 2011: anteprima stampa di Habemus Papam dove sorprendentemente si presenta Nanni Moretti, il quale aveva dichiarato pochi giorni prima di non avere intenzione di partecipare. I giornalisti non stanno nella pelle (non sono molte le occasioni per intervistarlo) e nel corso della conferenza uno di loro si alza e dà al regista una splendida notizia: “Il suo film è in concorso al festival di Cannes”. Moretti, che fino a quel momento aveva un volto segnato dalla stanchezza e dalle inutili domande di qualche giornalista, si apre in un sorriso e felice inizia a stringere le mani dei collaboratori presenti, ma anche di persone a caso che si trovano nei paraggi.

Finalmente l’illustre cineasta italiano, tanto amato dai francesi, torna al cinema con il suo nuovo film “Habemus Papam”, una commedia divertente, commovente, umana, frutto di una coproduzione Italia-Francia. “Faccio un film ogni morte di…” scherza Moretti; pochi, ma eccellenti viene naturale pensare.

Nanni Moretti anche questa volta ci fa uscire dalla sala appagati e migliori di prima, offrendoci un film dal soggetto e dalla sceneggiatura originalissimi, i cui autori sono lo stesso Moretti, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli.

È doveroso dire prima di tutto che Habemus Papam non ha nessuna intenzione di attaccare la Chiesa o condurre un’inchiesta per scoprire cosa si cela al di là delle mura Vaticane. Moretti affronta il film con una curiosità naif volta a mettere in risalto l’umanità di coloro che abitano il Vaticano offrendoci un ritratto inedito e divertente di quel mondo.

Habemus papam è un film fatto di particolari apparentemente insignificanti ma che custodiscono al loro interno una profonda umanità e che diventano il fulcro del film, così come le figurazioni e le comparse diventano protagonisti dell’opera. E questo appare evidente constatando la maestria con la quale sono stati scelti gli attori che interpretano i cardinali. Ma la bravura degli attori non si ferma certo a loro ed emerge incontrastata nel grandioso Michel Piccoli che interpreta divinamente il ruolo del Pontefice. Piccoli è delicato nelle espressioni, nelle parole e nei silenzi e Moretti afferma di averlo scelto senza esitazioni appena terminato il provino a Parigi. Per quanto riguarda Margherita Buy non ci sono certo grandi sorprese. E poi il grande Moretti che continua a farci ridere e pensare con gusto.

Sì, perché Habemus Papam nonostante racconti in primo luogo la crisi di un uomo che è cardinale e che viene eletto Papa senza sentirsi in grado di ricoprire un ruolo di una tale responsabilità, è anche un film che fa sorridere. Basti pensare ai cardinali che, sperando di non essere scelti come pontefici, vengono dipinti come ragazzi che scongiurano l’interrogazione a scuola; sono anziani signori che si cimentano più o meno impacciati  nelle schiacciate di palla a volo con tanto di pettorine colorate a seconda della squadra, e che se la spassano giocando a carte, in cui puntualmente c’è quello che vuole vincere sempre (il fantastico Camillo Milli nelle vesti di Pescardona) e quello che si offende e  non vuole più giocare (Ulrich von Dobschütz); e poi c’è il cardinale che prende gli ansiolitici più forti e che si vergogna di dirlo, quello che di notte chiama la mamma e i tre cardinali dell’Oceania che non vedono l’ora di andare a fare colazione a Borgo Pio dove si dice facciano delle bombe buonissime.

E poi c’è l’umanità e la fragilità di Melville che non ne vuole sapere di fare il Papa e dopo una prima seduta con il Dottor Brezzi (Nanni Moretti) che si rivela subito fallimentare (niente domande sul sesso, sui desideri o sulla madre e soprattutto assenza di un’effettiva privacy), Melville sparisce. Tutti pensano che sia nelle sue stanze e che si stia gradualmente riprendendo, ma in realtà, durante un’uscita dal Vaticano per andare in visita da un’altra psicoanalista (Margherita Buy nei panni della ex moglie del Dottor Brezzi), Melville è scappato.

Il Papa comincia a vagare in incognito per Roma alla riscoperta di un mondo che aveva perso di vista da anni, mentre nella santa Sede, Nanni Moretti passeggia tranquillo e indisturbato, fa amicizia con i cardinali, con le guardie svizzere e le suore, gioca a carte e non dorme la notte per organizzare un grande torneo di palla a volo; “qui in Vaticano va tutto bene ripete ad alta voce il Dottor Brezzi”. Solo il portavoce (interpretato dal lodevole Jerzy Sthur) e pochi altri sono a conoscenza del fatto che il Papa non sia in Vaticano e, ritenendo opportuno tenere nascosta la grave assenza, per non far sorgere dubbi decidono di mettere nelle stanze del pontefice una guardia svizzera (il talentuoso Gianluca Gobbi), che non avrà altro che il compito di muovere di tanto in tanto le tende delle finestre per far capire che il pontefice c’è e sta bene.

E così, mentre in Vaticano dopo un primo momento di depressione generale si approfitta del clamoroso imprevisto per rilassarsi un po’, Melville spacciandosi per attore in crisi, si reca dalla psicoanalista, la quale rimanda tutte le insicurezze dell’uomo al “deficit di accudimento”. Melville inizia un percorso di progressiva conoscenza di sé stesso, dei suoi desideri, della passione viscerale per il teatro, del suo passato e si immerge nel mondo vero, da cui era stato lontano per troppo tempo; sale sugli autobus, entra nei bar, cena in una trattoria, usa un cellulare, una notte va in una cornetteria e si mangia una bomba.

Appare chiaro come Melville avesse accantonato per una vita una parte consistente di sé, e come ora non riuscisse più a tenerla repressa. Melville esplode e si fa cullare dalle note di “Todo cambia” per la strada, fa amicizia con una compagnia teatrale che è in tournée con “Il gabbiano” di Cechov e di cui lui conosce a memoria tutte le battute. Il suo più grande desiderio sarebbe quello di poter partecipare anche lui alla rappresentazione, ma questo sembra impossibile: è anziano e soprattutto ha un ruolo di grande responsabilità da cui non può continuare a sfuggire.

Un riferimento implicito è quello a Wojtyla, e alla sua passione per il teatro oltre a quando si parla del Papa appena morto come di “un pontefice che anche quando era malato non si sottraeva al suo dovere”, e poi le immagini del funerale presenti nei titoli di testa del film, che sono proprio quelle del funerale di Giovanni Paolo II. 

Per quanto riguarda la scelta del nome Melville, Moretti spiega come non abbia nessun significato particolare; semplicemente durante la scrittura del film, il regista vide una retrospettiva di Jean-Pierre Melville al Festival di Torino e da lì l’ispirazione per il nome.

Le locations dove il film è stato girato sono tutte italiane: Palazzo Farnese, Villa Lante (il giardino) e Villa Medici (sala colazioni) e poi Cinecittà dove è stata ricostruita la Capella Sistina in scala originale. Il Vaticano si è rifiutato di concedere la disponibilità delle locations presso la Santa Sede ma non ha avuto da ridire sulla sceneggiatura, che il regista ha fatto leggere al Cardinal Ravasi, non per qualche motivo particolare ma semplicemente perché una volta messo il cavalletto per girare delle immagini di Piazza San Pietro, il Vaticano voleva essere a conoscenza di cosa si trattasse. Moretti ha affermato che lui avrebbe fatto il suo film indipendentemente dal pensiero del Vaticano.

Habemus Papam è infine un’opera che racconta in modo poetico, ironico e consapevole le debolezze dell’uomo, come se negli ultimi tempi si sentisse la necessità di raccontare l’umanità anche delle grandi personalità che hanno le redini del mondo; il riferimento automatico è al film vincitore dell’Oscar 2011 “Il discorso del re. In conclusione, un film che non fa che aumentare il prestigio di Nanni moretti e che ci si augura abbia ottimi riscontri anche a Cannes 2011.

 

 

 

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 9 voti.

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Krautrick (ha votato 6 questo film) alle 14:47 del 28 aprile 2011 ha scritto:

A mio avviso invece è un film fragile, in costante e colpevole bilico tra la tragedia Piccoli e la commedia Moretti (forse mai come in questo film fastidiosa macchietta), riflessione della fede legata all'umanità annacquata da inserimenti "comici" (ma lo sono veramente? Non ho riso mezzo secondo), messi quasi a doversi scusare per il resto, che da solo avrebbe retto benissimo il film (anche lì comunque più per l'immenso Piccoli che per il film in sé). Un'opera tutto sommato gradevole, ma troppo discontinua e furbetta. Nulla di che, ecco.

Suicida (ha votato 6 questo film) alle 15:50 del 15 settembre 2011 ha scritto:

Premetto che non sono cattolico, ma mi è sembrata una satira banale, superficiale e pure poco divertente. Non penso proprio che l' intento tematico di Moretti sia stato quello di mettere a nudo l' umanità delle alte cariche sociali, ma si è purtroppo costretti a trovare una tematica in un film che si trascina per un' ora senza idee e spunti di discussione. Disarmante perchè esci dalla sale e pensi: "E quindi?"

dalvans (ha votato 7 questo film) alle 16:40 del 12 ottobre 2011 ha scritto:

Discreto

Non eccezionale