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7/10

I Ragazzi Stanno Bene regia di Lisa Cholodenko

Commedia
recensione di Fulvia Massimi

Nic e Jules stanno insieme da vent’anni, hanno due figli, concepiti grazie all’inseminazione artificiale, e conducono la normale routine di una normale famiglia. La comparsa del padre biologico di Joni e Laser metterà a dura prova la loro relazione.

Presentato con successo al Sundance Film Festival 2010 e al Festival di Roma, vincitore del Teddy Award alla 60esima Berlinale (titolo conquistato quest’anno da Ausente di Marco Berger) e più recentemente candidato a quattro Golden Globe (di cui due vinti) e quattro premi Oscar, The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko si interroga con intelligenza su uno spinoso dilemma etico-culturale: possono due genitori gay crescere dei figli? Pare proprio di sì se i ragazzi stanno bene (e il figlio del vicino – eterosessuale – invece, è un avanzo di galera). Poco importa che questo accada nella California ultra-liberal del compostaggio e dello stile di vita sano, dove ogni ipocrisia (o quasi) è bandita dalla cultura del “what you see is what you get” (WYSIWYG è, non a caso, il nome del ristorante di Paul/Mark Ruffalo).

La Cholodenko e Stuart Blumberg – autori di una sceneggiatura incipitariamente brillante ma che sul finale perde il proprio mordente – raccontano la normalità non priva di complicazioni di una “famiglia anticonvenzionale”, allo stesso modo della regista-autrice svedese Ella Lemhagen nella bella commedia del 2008 Patrik 1,5 (che le care democrazie nordiche fossero avanti anni luce, però, non è certo un mistero). Senza soffermarsi eccessivamente sulla sessualità delle sue protagoniste (colte in alcuni momenti di goffa ed esilarante passione) I Ragazzi Stanno Bene mira piuttosto a (di)mostrare che una famiglia è tale a prescindere dalla “qualità” dei suoi componenti e che il matrimonio è difficile per tutti (come ben sintetizzato dal monologo della Moore), raccontando entrambi i lati della medaglia (filtrati attraverso l’esperienza personale della regista) senza auto-indulgenza né tantomeno eccessivo criticismo.

Quella tra Nic e Jules non è una relazione perfetta: è l’unione tra due persone che si amano profondamente nonostante i difetti (l’eccessiva rigidità dell’una, la mentalità “new-age” dell’altra) e che insieme hanno costruito una vita, un nucleo familiare fondato sul gioco di squadra, il rispetto e la reciproca, totale sincerità. Persone che, come tutte le altre, possono commettere errori e, con essi, influenzare le scelte dei propri figli, cresciuti all’insegna dell’apertura mentale e della modernità. Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo, sembra volerci dire la Cholodenko, e mandare avanti una famiglia non è meno complicato, soprattutto quando un elemento estraneo interviene a turbare un equilibrio apparentemente incrollabile.

A differenza di due casi cult del cinema indie statunitense come Little Miss Sunshine e Juno, I Ragazzi Stanno Bene manca di quel pizzico di cinismo politicamente scorretto che sceglie di mandare un sonoro “vaffa” alla morale comune (meglio ancora se incarnata dal “family-day pensiero”), presentando con nuda ironia il vero ritratto della famiglia contemporanea: imperfetta, casinista, allargata, meglio ancora se un po’ disfunzionale. Eppure, nella sua “correttezza”, il film della Cholodenko abbandona il filone buonista dell’”aggiungi un posto a tavola”, affidando a Mark Ruffalo (da apprezzare in originale per lo strepitoso lavoro compiuto sulla voce) il ruolo, tutt’altro che empatico, di un playboy dallo stile di vita un po’ troppo alternativo che si ritrova padre biologico per caso e, fino alla fine, non saprà stare al proprio posto.

L’allegra e atipica tavolata della famiglia “due mamme e un papà” piacerebbe sicuramente ad Ozpetek, piace invece un po’ meno alla Cholodenko (o, meglio, alla Bening), che del maschio guastafeste può tranquillamente fare a meno. Il  bel quadretto con sottofondo (diegetico) di Joni Mitchell non regge, l’(eccentrico) adulterio non si trasforma in nulla di serio (perché la sessualità è multiforme, non stupida) e l’imbucato prepotente viene estromesso dalla famiglia. Che se ne faccia una per conto suo!

Se un matematico dovesse elaborare l’equazione del successo dei film indipendenti partoriti dal Sundance dovrebbe partire proprio da qui, dalla loro capacità di infrangere gli schemi precostituiti, triti e ritriti del cinema americano mainstream, che con la sua prevedibile e stancante routine sembra proprio lo specchio di un matrimonio in piena crisi, ma senz’ombra di miglioramento per il suo prurito del sett(antes)imo anno.

Probabilmente sopravvalutato rispetto ad altre pellicole in tema (le cinematografie extra-statunitensi, peggio ancora se gay themed, non godono d’altronde di particolare risonanza internazionale), I Ragazzi Stanno Bene offre però un buon punto di vista sull’argomento ed una voce che vale la pena ascoltare.

Realizzato con un budget, per così dire, minimale (il binomio cinema indie-pochi soldi sembra essersi ormai tristemente consolidato come legge non scritta) non lesina però sul cast:  la divina Annette Bening, sconfitta nella corsa all’Oscar dall’imbattibile Natalie Portman, fa della nevrosi il suo cavallo di battaglia, interpretando meglio di chiunque altro donne a un passo dall’isteria. Suoi alcuni dei momenti  più memorabili della pellicola (la tirata contro il californian life-style è eccezionale). Al suo fianco non sfigura Julianne Moore, che si diverte a vestire i panni di una butch sui generis (nonostante la coppia sia eterogeneamente assortita) rivelando un’attitudine sorprendentemente mascolina in scene (etero)sessuali ad alta carica comica e confermando (non ce n’era comunque bisogno) di saper interpretare qualunque ruolo. Ottimi anche la burtoniana Mia Wasikowska (Alice In Wonderland) e Josh Hutcherson de Un Ponte per Terabithia nel ruolo  dei due figli.

 

V Voti

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alexmn 7/10

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