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6/10

Il Dittatore regia di Larry Charles

Commedia
recensione di Alberto Longo

L'ammiraglio generale Hafez Aladeen è un dittatore infantile, perfido, antisemita e anti-occidentale che ha tenuto soggiogato lo stato di Wadiya per anni. In seguito al suo rifiuto di far effettuare al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ispezioni per verificare l'assenza di armi nucleari, viene convocato a New York presso l'ONU. Vittima di un complotto, il dittatore farà di tutto per riprendere il potere.

Si dice che con una risata si possa dire quasi ogni cosa, anche se risultasse un po' sguaiata. Tra molti, ce lo insegna Aristofane, originario di Citadene, che con le sue undici commedie pervenuteci ha raccontato con vivacità e senza peli sulla lingua la situazione del suo tempo. Non è un caso che Platone avesse consigliato al tiranno Dionigi di Siracusa la lettura degli spassosi testi del commediografo per comprendere la società ateniese. Per carità, Sacha Baron Cohen e Larry Charles hanno poco o nulla di che spartire con uno dei più grandi esponenti della Commedia Antica, eppure anche loro raccontano tramite satira feroce e spesso demenziale certe realtà a noi note, esorcizzandole con un ghigno o una risata.

Larry Charles, autore del mefistofelico "Religiolous" (2008), e con Sacha Baron Cohen di "Borat- Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan-" (2006) e "Bruno" (2009), propongono un nuovo personaggio a immagine e somiglianza dei peggiori dittatori contemporanei (Gheddafi e Kim Yong II in primis), ferocemente anti-occidentale e summa di tutte le fobie verso il mondo medio-orientale. Il film scorre rapido e liscio con una trama incredibilmente banale: è il personaggio di Aladeen e certi memorabili momenti di pura cattiveria o cattivo gusto a farci rimanere seduti alla poltrona a ridere di gusto. Inutile dire, quindi, che nonostante la presenza di star come Ben Kingsley o John C. Reilly, a farla da padrona è proprio Sacha Baron Cohen e il suo Aladeen, unico personaggio veramente approfondito e per cui lo spettatore, a suo modo, simpatizza.

La sceneggiatura alterna momenti decisamente kitsch ad altri di graffiante satira in cui, per mezzo del nostro antieroe, riconosciamo che in fin dei conti i fanatici religiosi e quelli del politicamente corretto non sono così differenti: Wadija ha molto a che vedere con noi più di quanto potessimo immaginare; il breve monologo finale è vera politica. C'è spazio anche per divertenti camei di famose star quali Megan Fox (il doppiaggio italiano silenzia una battuta su Berlusconi) ed Edward Norton. Eppure Alladeen non raggiunge i picchi di Borat per trovate e costruzione del personaggio: la spudorata ingenuità del kazako supera la perfidia del dittatore.

Se fotografia e montaggio sono ordinari e al servizio di questa sgangherata vicenda, la musica alterna pezzi pop e dance dallo stile medio orientale che enfatizzano il clima burlesco del film, rendendolo ancora più assurdo. In breve... Larry Charles e Sacha Baron Cohen promettono tantissimo cattivo gusto e trasgressione con "Il Dittatore", ma anche tante risate per esorcizzare senza tanti moralismi e fini i deliri di piccoli uomini di potere, tabù inconfessabili del "politicamente corretto" e di società malate. Risate sguaiate e ghigni per chi ama un demenziale scorretto. Per chi ha odiato Borat, giri al largo. Grazie Aristofane per il disturbo: prossimamente toccherà a Shakespeare o Chaplin fare da paragone.

V Voti

Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 7 voti.

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Marco_Biasio (ha votato 5 questo film) alle 12:09 del 25 agosto 2012 ha scritto:

Tutto sommato deboluccio e innocuo. Le trovate che fanno ghignare sono legate soprattutto al politically uncorrect e alle classiche battute sessiste, razziste e di dubbio gusto. Per carità, ci sta... Però la trama questo giro regge pochissimo. Stucchevolissimo e fuori luogo, IMHO, il monologo finale (e meno male che salva in corner ancora l'autoironia antisemita di Cohen...). Filmetto da vedere senza pretese e senza nient'altro. Bella recensione!

Alberto Longo, autore, alle 16:26 del 25 agosto 2012 ha scritto:

Mah, il discorso finale così dolce non mi sembrava... Come hai detto, è un film per staccare la spina e ridere anche su cose serie.

Grazie a te per il tuo parere.

tramblogy alle 11:20 del 26 agosto 2012 ha scritto:

Sarcasmo da due soldi....fino alla noia conclusiva

Alberto Longo, autore, alle 15:47 del 26 agosto 2012 ha scritto:

Orpo, sono l'unico ad essermi divertito un po'?

Peasyfloyd (ha votato 8 questo film) alle 14:48 del 8 ottobre 2012 ha scritto:

a me è piaciuto molto. Una satira graffiante dell'Occidente in primo luogo, ma anche delle stesse società orientali. Alcune battute sono esilaranti e mi hanno fatto ridere di gusto come raramente di recente.

Trama essenzialissima è vero, ma non è quel che interessa. Il film è tutto giocato sulla personalità di Sacha che sfonda, e sul politically uncorrect, anch'esso notevole per la graffiante satira.

Alberto Longo, autore, alle 9:32 del 12 ottobre 2012 ha scritto:

Evidentemente ti sei divertito ancora più di me. Beh, forse esagero considerando che parliamo di Cohen, però in una commedia possono coesistere umorismo, scorrettezza e trama...insomma, qualcosa che vada oltre ad una serie di "sketches"! Ultimamente hai notato che la maggior parte delle commedie utilizzano il politicamente scorretto? Ho voluto premiare questa pellicola in quanto sinceramente scorretta con sè stessa, col pubblico e il suo messaggio dall'inizio alla fine. Poi, vero, ci sono commedie migliori nella storia del cinema!