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7/10

La legge della notte regia di Ben Affleck

Gangster
recensione di A. Graziosi

Il film è ambientato nei ruggenti anni '20 quando il Proibizionismo non riesce a fermare il fiume d'alcool che invade gli speakeasy della mala. Chiunque con abbastanza ambizione e nervi saldi ha l'opportunità di ottenere rapidamente potere e denaro e così Joe Coughlin, il figlio di un commissario della Polizia di Boston, da tempo ha voltato le spalle alla sua rigida educazione per diventare un fuorilegge. Però perfino tra i criminali esistono delle regole e Joe infrange la più grande: incrocia il suo cammino con un potente boss, rubandogli soldi e donna. L'incontro finisce in tragedia, conducendo Joe su un percorso di vendetta, ambizione, amore e tradimenti che lo costringe a lasciare Boston per Tampa e i suoi contrabbandieri di rum.

 

La legge della notte, significativamente intitolato in originale “Live by Night” si presenta da subito come erede classico del gangster movie, ambientato tra i cosiddetti  “speakeasy” della malavita negli anni Venti in America. Quel periodo in cui il Proibizionismo, come raccontato in molte altre pellicole del genere, non riusciva a fermare, anzi quasi senza dubbio fomentava la formazione di varie male locali, oltre alla produzione e il consumo illegali di alcool, come la stessa pellicola lucidamente sottolinea.

La legge della notte è un adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Dennis Lehane. Scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck. Attore poliedrico che già sfondò come sceneggiatore geniale di Will Hunting, qui interpreta il particolare personaggio Joe Coughlin, figlio di un capitano della Polizia di Boston interpretato niente meno che dal grandissimo attore irlandese Brendan Gleeson. Il protagonista di La legge della notte, Joe, eroe giustiziere ma un po’ sui generis e “degenere”, volta le spalle all’educazione paterna per diventare un fuorilegge e, dopo un viaggio per l’America sulla strada dell’alcool inizia la sua scalata, da piccolo ladruncolo di strada nel tentativo di una scalata verso l’alto, tipico sogno americano da sempre.

La legge della notte può essere letto come una la storia morale di un uomo che ha già vissuto malamente la prima guerra mondiale e che si rivolge al crimine per non dover sottostare più a nessuna ingiustizia. Il dilemma è quello appunto di vivere nella luce, quella del giorno, ovvero nella legalità, oppure quella opposta della notte e del suo corrispettivo metaforico. Quale strada scegliere se si prendono “batoste” a destra e manca? Quale strada scegliere se la giustizia legale si rivela talvolta non giusta proprio in quei contesti estremi dove sembra più lecita la legge dell’onore, del più forte e della giungla? Siamo di fronte al dilemma classico di un altro genere fondante dell'immaginario e filmografia americana: quello western, nel quale la questione morale diretta è spesso quella della scelta tra essere fuorilegge e sceriffo/vice. Una scelta ossimorica da potenziale e consegueneze devastanti, sopratutto se vissuta come questione morale fondante della propria personalità.

Quasi avesse mille vite, oltre alle mille possibilità di un’America se non vergine resa nuovamente tale in parte a livello economico dal proibizionismo, il protagonista - da gangster che si rispetti - “si allarga” in tutti i sensi ad una nuova zona, nella quale si snodano ancora altri personaggi e sotto-trame rispetto a quelli iniziali. Si tratta di uno stato tra l’altro ancora profondamente arretrato e razzista, con tanto di ridicolizzato Ku Klux Klan e relative ossessioni e dove il protagonista si ritroverà a fronteggiare anche una parte ottusa e populista di una certa religiosità locale. Con Joe/Affleck a guidarci come un indeciso Ulisse post-moderno, abbiamo la possibilità noi pubblico di farci un viaggio piuttosto completo in un America – vista tante volte – ma che qui viene vista in modo organico, di sistema, grazie ad una buona struttura di base ed ad una ottima scrittura.

Da sempre regista tecnicamente impeccabile, con La legge della notte, Ben Affleck si può dire che “metta molta carne al fuoco”, con tanti temi in relativamente poco spazio/tempo, ma in fin dei conti nessuno viene lasciato indietro con buchi di sceneggiatura: tutto torna come una macchina ad orologeria. Ogni tanto qualche calo si fa sentire a livello di tensione vista la multi-stratificazione del film, ma la recitazione di un cast importante e ben diretto anche in ruoli secondari (da Elle Fanning, a Chris Messina e Zoe Saldana, un’impeccabile colonna sonora e la splendida fotografia di Robert Richardson, rendono La legge della notte un film completo e perfettamente ambientato nel contesto, oltre che centrato per quanto riguarda tematiche e concept. Chicca la parte di villain dell'italiano Remo Girone, Tano Cariddi nello sceneggiato Rai La Piovra. Da vedere, magari con un familiare/amico appassionato del genere che coglierà moltissime citazioni, echi e situazioni tipiche del gangster movie con un’anima.

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