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R Recensione

7/10

Rio regia di Carlos Saldanha

Animazione
recensione di Antonio Falcone

In una foresta poco distante dalla città di Rio de Janeiro un piccolo pappagallo Ara Macao, ancora incapace di volare, cade dal nido e poco dopo viene catturato da alcuni contrabbandieri; capitato fortuitamente in una cittadina del Minnesota, il pennuto viene adottato dalla piccola Linda,  che gli dà il nome di Blu, per essere d’ora in poi presente in ogni momento della vita della sua padrona,  adattandosi ad una vita casalinga e sedentaria; a movimentare la routine “familiare”, con Linda ormai adulta che gestisce una piccola libreria, arriva dal Brasile l’ornitologo Tullio, portando la notizia di come Blu sia l’ultimo maschio della sua specie e della possibilità di evitarne l’estinzione procedendo all’accoppiamento con Gioiel, a sua volta ultimo esemplare femmina, che si trova nel centro di recupero a Rio; giunti nella città carioca, prossima ai festeggiamenti del Carnevale, non tutto andrà però per il verso giusto…

Film d’animazione spettacolare, riccamente colorato e parimenti ritmato, Rio è in primo luogo, sin dal titolo, un sentito, sincero, omaggio del regista Carlos Saldanha (la trilogia de L’era glaciale) alla sua città natale, la quale viene vista in ogni prospettiva possibile, dall’alto dei suoi panorami mozzafiato ai meandri della giungla, sino alle spiagge assolate, passando per gli angoli meno turistici delle favelas, privilegiandone i lati più allegri, scanzonati e variopinti, come nelle efficaci riprese della sfilata carnevalesca o nella bellissima sequenza iniziale, riecheggiante i musical della “vecchia Hollywood”. Al di là poi del  fascino visivo (non ho visto il film in 3D, ma la profondità degli scenari e la qualità dell’animazione mi sono sembrati ugualmente notevoli), la struttura narrativa appare, pregio e limite allo stesso tempo, molto lineare e, purtroppo, non particolarmente innovativa, complice una sceneggiatura (Don Rhymer, Joshua Sternin, Jeffrey Ventimilia, Sam Harper) preoccupata soprattutto di soddisfare il pubblico più giovane, puntando su numeri musicali a volte invadenti e prediligendo la spontanea simpatia dei protagonisti alla loro caratterizzazione, anche introspettiva, in particolare di quelli secondari, tra i quali risaltano il cacatua malvagio Miguel, ex star delle locali telenovelas, il tucano Rafael e il bavoso bulldog Luiz, irresistibile truccato da Carmen Miranda.

Lo stesso Blu avrebbe meritato una maggiore attenzione riguardo il suo percorso di crescita esistenziale, dall’imprinting mancato e comunque imposto dalla cattività,  sino alla piena maturità e consapevolezza di sé una volta venuto a contatto con le sue origini, spinto anche dall’amore verso Gioiel, simbolo di libertà e gioia di vivere, con le loro vicende affettive che si fanno speculari, un po’ come nel disneyano La carica dei 101, di quelle degli umani Tullio e Linda; mancano, o quando presenti sono espresse blandamente, le ormai consuete strizzatine d’occhio al mondo degli adulti, se non quelle “classiche” volte a far sì che in 96 minuti si possano recuperare le coordinate per lasciarsi andare a passo di samba nei dintorni del mondo della Fantasia e della purezza dei sentimenti. Invitando a non alzarsi dalla poltrona prima che finiscano di scorrere i titoli di coda, concludo segnalando la validità del doppiaggio italiano: la voce di Blu è di Fabio De Luigi, quella di Gioiel di Victoria Cabello, mentre Pino Insegno, Mario Biondi e Josè Altafini interpretano rispettivamente Rafael, Miguel e Luiz.

 

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