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7/10

Grease regia di Randal Kleiser

Musical
recensione di Antonio Falcone

America, anni ’50, una spiaggia al tramonto: due giovani, Danny e Sandy, hanno vissuto un breve ma intenso flirt estivo e stanno per dirsi addio, visto che lei dovrà fare ritorno in Australia; destino vuole che la coppia sia destinata a rincontrarsi, perché Sandy, trasferitasi da Sidney,  si è iscritta alla stessa scuola di Danny, che ora la snobba per non perdere la sua fama di “duro” di fronte agli amici; ma l’apparentemente candida fanciulla,  intanto entrata a far parte delle Pink Ladies capeggiate da Betty Rizzo, dopo varie schermaglie, metterà in atto un piano, decisa a riconquistare una volta per tutte il suo “cocco”…

 

Grease è uno di quei film il cui ricordo ti accompagna per sempre, ritrovandovi ad ogni visione la stessa freschezza e gioiosa spontaneità proprie del debutto sugli schermi, 33 anni fa; la sua coinvolgente dinamicità  e fascinazione propriamente cinematografica trovano la loro ragion d’essere ben oltre gli altrimenti limitati confini espressi da una regia impersonale (Randal Kleiser) ed una sceneggiatura (Allan Carr e Bronte Woodard) confinata agli adattamenti e modifiche di rito, partendo dal plot dell’omonimo musical del ’74, di Jim Jacobs e Warren Casey: il carisma espresso dagli interpreti (John Travolta, Danny, reduce dal successo de La febbre del sabato sera, ’77, J.Badham, Olivia Newton-John, Sandy, cantante che iniziava a farsi notare, senza dimenticare Stockard Channing, Betty Rizzo, splendido mix di cinismo e velata dolcezza), le curatissime, festose, coreografie, la coinvolgente colonna sonora, Barry Gibb e John Farrar, con tre inediti rispetto al citato musical, You're The One That I WantGrease, il tema portante, e Hopelessly Devoted to You , nomination all’ Oscar come migliore canzone.

Visualizzazione estremamente tipizzata di un’epoca, gonne a campana, giubbotti di pelle, drive in e locali dai colori sgargianti, sgasanti hot-road pronte a mordere l’asfalto, bande rivali, contrapposizione maschi-femmine, aule scolastiche e palestre, ballo di fine anno tra lenti e trasgressivi rock and roll, Grease sin dai titoli di testa  appare come una sorta di favola in forma di musical,  cavalcando l’onda dell’ omaggio ora affettuoso, ora ironico (vedi le citazioni di Gioventù bruciata, ’55, Nicholas Ray), un po’ come il coevo telefilm Happy Days.

Qua e là appare, appena accennata, qualche intromissione nel reale, lungi da facili “messaggi” o analisi sociologiche, dato che ogni problema può essere risolto puntando sulla forza del gruppo ancor prima che del singolo individuo, il quale comunque resta sempre il solo artefice del proprio destino, capace di dare una svolta alla propria esistenza, semplicemente lasciandosi andare, facendo emergere l’altro lato di sé e adattandolo al perseguimento dei propri scopi o interessi; il felice connubio tra musica ed immagine raggiunge, in una costruzione in crescendo, l’apice virtuosistico nel trascinante finale sulle note di We Go Toghether, esuberante inno alla gioia di vivere e allo stare insieme, facendoci, ancora una volta, illudere che l’età giovanile dei nostri primi amori e del nostro timido affacciarci alla vita si sia cristallizzata in un determinato ed estremamente personalizzato periodo. “Scorri piano, sabbia del tempo”…

 

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Voto degli utenti: 9/10 in media su 1 voto.

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dalvans (ha votato 6 questo film) alle 16:35 del 12 ottobre 2011 ha scritto:

Carino

Nulla di più