Come non ricordare l’impertinente Randall (Jeff Anderson), che dietro il bancone della videoteca RST Video sciorinava titoli hard ad uso e consumo di una giovane madre sconvolta e di una “piccola fan” di Piccolo pippo cucciolo eroico (chi l’avesse dimenticato può trovarlo qui)?
Clerks – Commessi, cult in b/n a bassissimo budget girato nel lontano 1994 – e responsabile di aver reso Kevin Smith uno dei padri fondatori della nuova commedia demenziale all’americana – conteneva già in nuce l’interesse del regista per la pornografia, esplorato in termini parodistici nel suo ultimo lungometraggio: Zack and Miri Make a Porno (della traduzione italiana Zack & Miri – Amore a… primo sesso sarebbe imbarazzante anche solo parlare), arrivato nelle sale italiane con tre anni di ritardo e addirittura anticipato dalla pellicola del 2010 Poliziotti Fuori.
Ritardo comprensibile se si considera la pruderie (cattolica) dello scenario cinematografico italiano, dove tuttavia si dà per assimilato, e pertanto fondamentalmente innocuo, il caro vecchio cinepanettone, con cui il film di Smith condivide buona parte dei topoi essenziali (nudità, doppi sensi e non-senses, recitazione sopra le righe) riuscendo comunque, nella sua assoluta volgarità, a conservare una maggiore dignità. Enfant (ma ormai neanche troppo) terrible del cinema indipendente americano, Kevin Smith è un regista certamente irriverente e indifferente alle norme del buon gusto ma dotato di una propria “etica” di genere, di uno stile definito e di una (spicciola) filosofia cinematografica, tutti elementi che lo distanziano in modo significativo dall’idea ultra-commerciale e banalmente ripetitiva (ri)proposta dalla demenzialità nostrana.
Nonostante ciò è difficile trovarsi in accordo con la rivista Rolling Stones, che definisce Zack and Miri “un film come non se ne vedevano dai tempi di Harry Ti Presento Sally”. Della screwball-comedy diretta da Rob Reiner e (splendidamente scritta) da Nora Ephron la pellicola “cafona” di Smith si pone infatti i medesimi interrogativi (l’amicizia tra uomo e donna è possibile o sesso e amore ci vanno sempre di mezzo?) ma in una forma priva di quella leggerezza necessaria a rendere digeribili temi tabù.
Il politicamente scorretto sembra essere, anzi, la cifra linguistica prediletta da Smith, che dei facili moralismi non si cura (né si è mai curato) minimamente. Se il bianco e nero e l’atmosfera da set improvvisato del suo esordio cinematografico erano riusciti a smorzare la trivialità dominante e a rendere esilaranti (ma mai pesanti) persino gli episodi più inverosimili e raccapriccianti, non accade lo stesso per le pellicole successive, impegnate in un tenace lavoro di decostruzione satirica degli stereotipi e di provocazioni sessuali, razziali (per non dire razziste) e religiose (su queste, poi, il regista ha costruito uno dei suoi film più ambiziosi: Dogma).
Zack and Miri non fa eccezione: dal barista nero suscettibile ai giochi di parole (lo stesso accadeva in Clerks 2, debole sequel dell’omonimo film) alla spassosa coppia omosessuale interpretata dal superman Brandon Routh e da Justin Long (da apprezzare in originale), tutti i tasti più delicati della morale comune vengono toccati e portati all’esasperazione, dando vita a personaggi caricaturali e “macchiette” efficaci nello stimolare bonariamente l’intollerante che è dentro ognuno di noi.
La volgarità imperante (e, nel caso di Zack and Miri, greve già in originale: inutile incolpare il doppiaggio italiano) dello Smith sceneggiatore non guarda in faccia a niente e nessuno ma spesso scade in una forma di divertimento poco più che infantile, fondata su doppi sensi a sfondo sessuale e scatologia diffusa (non soltanto a parole). Eppure lo spirito goliardico del regista del New Jersey (ma questa volta il film è girato a Monroeville, Pennsylvania) ben si sposa con il contesto soft-core della (doppia) pellicola, dove tutti gli eccessi sono giustificati dalla sfrontatezza del soggetto e pertanto perdonati.
In Elizabeth Banks e Seth Rogen – plausibili eredi contemporanei di Meg Ryan e Billy Cristal – Smith trova i due perfetti protagonisti: la prima, a suo agio tanto in ruoli drammatici (The Next Three Days) che comici (ha fatto la sua parte in Scrubs) ha la dolcezza, l’ingenuità e l’indipendenza di una novella Sally mentre il secondo, punta di diamante della scuderia Apatow (40 anni vergine, Molto Incinta), è l’incontrastato sovrano del regno del demenziale. Insieme ben incarnano il nuovo ideale di coppia rom-com: sfrontata, giovane e opportunamente priva delle raffinatezze alla Cary Grant e Katharine Hepburn, spazzate via dall’inesorabile avanzare dei tempi.
Presenza (quasi) fissa della filmografia smithiana, il duo comico Jay & Silent Bob (in italiano “Zittino Bob”, interpretato dallo stesso Smith) si scorpora definitivamente: il terribile Jason Mewes abbandona i panni (e la lunga chioma bionda) del sessuomane strafatto di canapa per quelli, non meno discutibili, di un attore porno semi-professionista, mentre Silent Bob scompare dietro la macchina da presa. Riesumato dai fasti di Clerks torna anche Randall, finalmente accolto nei circuiti dell’hard in qualità di regista, ma è il cameo della sopracitata coppia Routh-Long a conquistare le maggiori risate (con siparietto aggiuntivo dopo i titoli di coda).
Gli amanti del genere non resteranno delusi e la lunga attesa per il film sarà loro ripagata ma il desiderio di vedere nuovamente Smith al massimo della sua forma, magari con la stessa freschezza degli esordi, è ben lungi dall’essere esaudito.
hayleystark
2012-01-14 08:54:34
Peasyfloyd
2012-01-13 00:08:30
hayleystark
2011-07-11 20:38:13
Marco_Biasio
2011-07-11 20:15:07
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