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Non desiderare la donna d'altri 3.5

Drammatico

Danimarca, Regno Unito, Svezia, Norvegia (Two Brothers Ltd., Fjellape Film AS, Memfis Film, Sigma Films, Zentropa Entertainments, 2004) 117'

di Susanne Bier

Michael e Jannik, due fratelli, diversi per vissuto e temperamento, uniti dalla famiglia. La guerra in Afghanistan metterà a dura prova i loro rapporti, cambiando gli equilibri familiari

Susanne Bier, oscar come miglior film straniero con il suo In un mondo migliore ha raggiunto la notorietà internazionale anche grazie al precedente Non desiderare la donna d’altri, che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Festival e ha goduto di un remake americano (Brothers, che conserva il titolo originale danese). La storia è molto attuale: due fratelli, uno dei quali è un maggiore dell’esercito danese, in partenza per l’Afghanistan, l’altro un poco di buono, che vive di espedienti ed è appena uscito di prigione dove ha scontato qualche anno per la rapina in una banca. Ma se, apparentemente, il primo, Michael, risulta essere un buon padre di famiglia, amorevole e premuroso verso la moglie e i figli, mentre il secondo, Jannik, sembra essere un irresponsabile, l’esperienza in Afghanistan spariglierà le carte in tavola, mostrando la vera essenza dei due: la dolcezza e il senso della famiglia di Jannik, di contro alla violenza e la brutalità cui si lascia andare Michael, prima in Afghanistan, dove uccide un suo commilitone per avere salva la vita e, poi, in Danimarca, dove la gelosia per il fratello, lo porta a commettere atti inconsulti che richiederanno l’intervento della polizia e la sua detenzione in un centro di recupero psichiatrico. Ad emergere è il rapporto tra la moglie di Michael e Michael stesso. Nonostante la distanza e la dichiarata morte di quest’ultimo, Sarah non cede alla tentazione di tradire il marito con il fratello; in lei alberga ancora la speranza di rivedere il marito, di riabbracciarlo e di rinnovare il legame con lui e questa speranza non viene meno nemmeno dopo l’episodio di violenza familiare.

La regista riesce a comunicare un forte senso della famiglia, che emerge anche grazie alla recitazione degli attori, su cui troneggia il pluripremiato Ulrich Thomsen, ma anche non sfigura Connie Nielsen, ai più nota per i suoi trascorsi oltre oceano (Il gladiatore, One hour photo, L’avvocato del diavolo) e alla sua prima esperienza nel cinema danese. Entrambi gli attori sono stati premiati con il premio per il miglio attore al Festival di San Sebastian. Colpisce la riservatezza del dolore di questa famiglia, mai sopra le righe, conformandosi così forse ad un sentire nordico, che si differenzia dalla passione latina. Visivamente si nota l’uso insistito dei primissimi piani e l’uso di inserti naturali, quasi a creare uno spazio di sospensione tra i vari capitoli. Questa modalità viene ripresa nel più recente In un mondo migliore. Voluto è poi un uso dell’illuminazione in alcune sequenze, che lascia in ombra gli angoli , illuminando solo il centro dell’immagine, quasi a ricreare un mirino o un obiettivo, ad indicare la distanza del punto di vista che osserva lo svolgersi degli eventi. Una pellicola equilibrata, senza sbavature, che forse per questo equilibrio, rischia di essere poco verosimile nonostante la contemporaneità della storia.

Il remake americano non migliora rispetto all’originale danese, ripercorrendone passo passo le vicende, senza peccare di originalità. Emerge da entrambi, soprattutto dal film della Bier, una velata polemica contro l'uso della violenza e contro la guerra, un tema caro alla regista danese.


su fincher mi sento di metterci la mano sul fuoco (spero di non scottarmi :D)..dalle prime immagini sembra notevole. però come si sa, i trailer ingannano spesso. è un film molto nelle sue corde..l'importante è che non si perda allungando troppo il 'brodo' (sensazione che mi aveva dato zodiac). so che però stava lottando con la sony per la durata: sembra che lui voglia stare sulle 3 ore, la sony su non più di due e venti. la trama ha le sue complessità quindi non so chi avrà ragione alla fine...
2011-11-10 09:38:06
Una sensazione di...artificio? Onestamente non so neanch'io cosa sia passato per la testa di Sheridan, è brutto da dire ma alla fine Brothers mi sembra un rifacimento inutile (per non dire un FILM inutile). A questo punto spero solo che David Fincher riesca a fare un lavoro egregio (come suo solito) con la trilogia di Larsson, altrimenti getto la spugna sui remake americani xD
2011-11-09 20:54:20
io ho fatto un errore imperdonabile..ovvero vedere prima il remake e poi l'originale. non avrei dovuto. devo dire che mi aspettavo decisamente di più da sheridan, anche se non ho mai ben capito perchè abbiamo scelto di girare questo remake... tobey maguire mi da' una sensazione di fastidio molto simile a quella di keira (in espiazione invece l'ho adorata..solo in questo film però) nell'ultimo di cronenberg...
2011-11-09 15:41:20
RE:
Non so se per antipatia personale verso Tobey Maguire (o più in generale verso l'americanizzazione di film europei)ma mi sembra fin troppo gentile da parte tua dire che il remake USA non fosse fatto male. Credo di averlo addirittura detestato (di certo mi ha annoiato). Come dici tu, l'originale ha un'altra forza, anzi, ha UNA forza, cosa che invece manca del tutto al rifacimento di Sheridan.. A mio umilissimo parere, s'intende :)
2011-11-09 14:05:42
il remake Usa non era fatto male, ma di certo l'originale ha un'altra forza, non foss'altro perchè è arrivato prima ;) ottima recensione..molto interessante la riflessione sulla scelta fotografica di illuminare alcune scene lasciando ombre agli angoli.
2011-11-09 10:22:53


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